Il crowdfunding si sta affermando come opportunità di finanziamento attraverso la rete Internet, rivolgendosi alla folla indistinta. Il concetto di organizzare una ‘colletta’ aperta per finanziare un progetto non è di per sé una novità recente. Testimonianze arrivano dal passato, fin dalle prime comunità cristiane, che organizzavano raccolte di fondi per aiutare i più poveri. Famoso è pure l’appello di Papa Urbano II nel 1095 per finanziare le crociate, per arrivare nell’era moderna agli ‘Irish Loan Fund’ ideati nel XVIII secolo da Jonathan Swift fino all’appello del New York World e del giornalista Joseph Pulitzer per finanziare il piedistallo della Statua della Libertà, donata dai francesi (e a sua volta in parte finanziata con una lotteria), campagna che si chiuse con oltre 120.000 adesioni.   

È stato l’avvento di Internet, quale fattore abilitante, a permettere un ‘salto di qualità’ mettendo a disposizione dei promotori la possibilità di poter raggiungere a costo zero una massa enorme di possibili finanziatori, ma soprattutto di creare una rete ‘democratica’ che permette da una parte di ‘valutare’ la bontà del progetto stesso, dall’altra di aggiungere valore alle sue caratteristiche. Non vi è dubbio quindi che il crowdfunding è anche un formidabile strumento di marketing per trarre vantaggio dalle potenzialità della ‘saggezza della folla’ per citare un libro scritto da James Surowiecki.

Il meccanismo è abbastanza semplice: il progetto per il quale si intende raccogliere denaro viene presentato o direttamente su un sito web proprietario o su specifici portali dedicati (come ad esempio Kickstarter, uno dei più famosi), accompagnato da una descrizione e da un filmato multimediale. Viene inoltre indicato un valore obiettivo della raccolta. I finanziatori possono valutare le proposte, leggere i commenti lasciati da altri utenti, ed eventualmente finanziare il progetto, attraverso sistemi di pagamento quali Paypal, bonifici bancari o carte di credito.  

Alcune volte le raccolte vengono organizzate per pura beneficenza, altre volte è prevista una ricompensa in cambio del denaro. Possiamo citare il caso della rock band che per finanziare la produzione artistica regala copie dei propri brani, o organizza concerti privati, piuttosto che il caso di un progetto finalizzato alla realizzazione di un prodotto (e l’omaggio consisterà nel prodotto stesso) o il progetto del recupero di un’azienda agricola, dove il finanziatore riceverà un cesto di prodotti biologici.

La possibilità di raccogliere denaro attraverso Internet ha naturalmente solleticato anche il mondo della finanza. Attraverso il crowdfunding è anche possibile raccogliere denaro a titolo di prestito, senza interessi o remunerato (si pensi al social lending e al peer-to-peer lending) piuttosto che diventare soci a tutti gli effetti del progetto (equity crowdfunding) sottoscrivendo quote del capitale dell’impresa.

A livello mondiale il crowdfunding, secondo le stime più accreditate (fonte: Massolution), nel 2015 ha mobilitato risorse per oltre 30 miliardi di dollari, di cui quasi il 10% per sola donazione. Gli Stati Uniti sono il paese dove vengono raccolte maggiori risorse, ma l’Asia sta rapidamente guadagnando terreno. In Europa il crowdfunding vale circa 6,5 miliardi di dollari.

In Italia la prima piattaforma di crowdfunding nata nel 2005 è Produzioni dal Basso, ideata per finanziare autoproduzioni artistiche, dalla musica all’editoria, dal teatro al design. L’indagine condotta in ottobre 2015 dall’Università Cattolica del Sacro Cuore (“Il crowdfunding in Italia”) ha individuato in Italia 82 piattaforme, di cui 69 attive e 13 in fase di lancio.



Soffermandoci sulle potenzialità per progetti di utilità sociale, l’impatto del crowdfunding non può che essere positivo, perché consente a associazioni, ONLUS, gruppi e comitati di organizzare campagne di raccolta fondi in modo trasparente, rapido ed efficace grazie alla possibilità di interagire in tempo reale con i finanziatori, anche utilizzando i social networks. Internet consente anche di costruirsi e mantenere una reputazione, dimostrando volta per volta ai contributori che il denaro raccolto non viene sprecato e i risultati sono effettivi.

Esistono poi portali di crowdfunding specializzati su progetti green, che mirano a valorizzare la sensibilità dei finanziatori rispetto a obiettivi di tutela dell’ambiente, diffusione delle energie rinnovabili, risparmio energetico.

Neppure vanno dimenticate le piattaforme di microcredito, quali ad esempio la statunitense Kiva (quasi 900 milioni di dollari erogati finora), le quali ispirandosi all’esperienza della Grameen Bank del premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus sono impegnate nell’attivare piccoli prestiti a progetti in zone del Terzo Mondo per combattere la povertà.

Un ambito di sviluppo interessante è quello del civic crowdfunding, i cui promotori sono enti pubblici e amministrazioni locali. Visti i sempre maggiori vincoli di spesa, essi trovano nel crowdfunding la possibilità di finanziare progetti e opere di pubblico interesse (restauro di monumenti e aree pubbliche, realizzazione di iniziative o eventi nella propria città, sviluppo di servizi innovativi per il trasporto pubblico e il miglioramento della qualità della vita) che altrimenti rischiano di rimanere sulla carta. I cittadini possono esprimere le proprie preferenze nell’ambito dei diversi progetti e mobilitare energie preziose, che gli enti pubblici andranno poi a valorizzare rendicontando gli sforzi profusi nell’ottica dell’accountability. Sperimentazioni di questo tipo sono già state promosse in numerosi comuni italiani, da Bologna a Napoli, da Genova a Milano.

In definitiva il crowdfunding ha grandi potenzialità di sviluppo in Italia come catalizzatore di energie positive, grazie al progressivo ‘avvicinamento’ al web da parte della popolazione e all’evoluzione del contesto culturale, sempre più sensibile al concetto di ‘sharing’ e di benessere distribuito piuttosto che di ‘proprietà’ e benessere personale. La maggiore sfida da affrontare è proprio legata alla reputazione che possono mettere in campo i proponenti, per dare fiducia ai possibili finanziatori e per selezionare i progetti più meritevoli. Per questo l’interesse verso il crowdfunding di grandi gruppi multinazionali e di grandi imprese, che possono vantare un capitale sociale e reputazione consistente nonché una grande esperienza nel mondo della comunicazione, è un segnale positivo che merita attenzione e che può fare da catalizzatore per tutto il sistema economico e sociale.  

 

 

Giancarlo Giudici è professore associato di finanza aziendale e direttore dell’Osservatorio Crowdfunding del Politecnico di Milano, dove insegna Corporate Finance. Fa parte della faculty di MIP Graduate School of Business del Politecnico. È autore di numerose pubblicazioni nazionali e internazionali sul tema del finanziamento dei progetti innovativi ed è stato consulente per enti pubblici e privati sul tema dell’innovazione, del trasferimento tecnologico e dell’accesso al mercato del capitale per startup e PMI.