Buon compleanno Netflix! Un anno fa la piattaforma americana di streaming via internet accendeva il canale italiano, aggiungendo una nuova bandierina nella sua corsa alla costruzione della prima televisione mondiale.

“Il nostro obiettivo è fornire un palcoscenico globale a chi ha qualcosa da raccontare”, dichiarava qualche tempo fa Reed Hastings, amministratore delegato di Netflix in una rara intervista concessa a Wired.

Ma quella di Netflix non si limita a essere la storia di un successo commerciale, che ha portato la società americana a espandersi in 190 paesi moltiplicando il suo valore in borsa. Il canale ha letteralmente cambiato il modo in cui gli utenti fruiscono della televisione.

La tendenza a guardare più puntate di una serie una dietro l’altra, il fatto che la visione sta diventando un’abitudine più solitaria, la crescita dell’interattività fra utenti e canale televisivo e la diffusione della pratica di anticipare colpi di scena e finali dei programmi sono tutte conseguenze del successo di Netflix.

“Stimolando la visione in streaming, Netflix ha contributo ad accelerare la corsa verso una fruizione più individualistica e interattiva dell’audiovisivo”, sottolinea Cecilia Pennacini, antropologa dei media che insegna all’Università di Torino. “I contenuti escono dal perimetro ristretto della televisione e diventano disponibili a piacimento anche su device mobili, favorendo una visione più solitaria dei programmi”.

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Uno dei primi telefilm distribuiti dal canale californiano è Mad Men nel 2011. Sapendo che gli abbonati al servizio dvd spesso affittano le puntate di una serie tutte in una volta, Netflix adotta una strategia che nessuno aveva mai tentato prima e mette online l’intera stagione di Mad Men in un colpo solo. Inizia così il binge watching, l’abitudine ormai diffusa di fare maratone televisive sostituendo l’effetto suspense fra una puntata e l’altra con la gratificazione immediata di guardare più episodi di seguito. Con la diffusione dello streaming cambia anche un altro aspetto legato alla fruizione: lo spoiler. Secondo una ricerca commissionata dalla stessa Netflix, il vizio di spifferare colpi di scena di film e telefilm sta diventando sempre più comune. Al punto che il canale ha creato un sito dedicato a chi gode a rovinarsi le sorprese dei programmi più disparati, dal Laureato a Twin Peaks (http://spoilers.netflix.com).

“Anche quello è un modo per alimentare il mercato di internet creando chiacchiericcio fra gli utenti”, spiega Federica Setta, chief research officer della media investment company GroupM.

Ma prima di essere una società d’intrattenimento, Netflix è un’impresa tecnologica. Questo si riflette nella sua capacità di elaborare informazioni su abitudini e preferenze degli abbonati, raccolti in base alle 80.000 categorie in cui sono stati suddivisi i suoi contenuti.

“I dati sugli utenti sono il nuovo petrolio del marketing. Sapere cosa guardi, quando e come, permette a Netflix di profilare le offerte in maniera più efficace”, aggiunge Setta.

Il modello di Netflix al momento non prevede pubblicità ma dispone di un algoritmo efficiente che suggerisce gli utenti una selezione di contenuti personalizzati.

La società americana è nata nel 1997 come sevizio di noleggio di dvd via posta. Ma la sua forza è esplosa quando ha intuito prima di altri che il futuro della televisione era nel video on demand via internet e ha perfezionato un sistema di streaming. Gli ingredienti per il successo erano sotto gli occhi di tutti. La Rete esisteva già e i canali tradizionali possedevano archivi digitalizzati dei loro programmi. Ma Netflix è stata la prima a intuire le potenzialità della distribuzione via internet, acquistando per pochi soldi i diritti di ritrasmettere serie e film già andati in onda sui canali generalisti. Una mossa che le ha permesso subito di acquistare popolarità e abbonati.

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Credits to: 3alexd

“La videoteca di internet per eccellenza è YouTube, che esisteva ben prima dello sbarco di Netflix”, fa notare Peppino Ortoleva, storico dei media dell’università di Torino. “Quello però è un servizio passivo, interamente user-generated, mentre Netflix ha saputo dare carattere e riconoscibilità alla sua piattaforma, offrendo un palinsesto curato e interattivo. Si è proposta come la prima televisione via internet e questo le ha dato un posizionamento forte”.

All’inizio i network tradizionali hanno preso sottogamba Netflix, trattandola come una semplice piattaforma di distribuzione.

Nel 2010, l’amministratore di Time Warner, Jeff Bewkes, liquidava così la minaccia dell’ascesa del nuovo network sul New York Times: “E’ come se mi dicessero che l’esercito albanese sta per conquistare il mondo….dubito che possa mai succedere”.

Questo ha dato a Netflix il vantaggio di crescere indisturbata, conquistando milioni di utenti e altrettanti ricavi che ha puntualmente reinvestito nella produzione di contenuti originali.

Recentemente la società ha dichiarato di voler arrivare a produrre il 50% dei programmi offerti nei prossimi anni. Grazie a titoli come House of Cards, Narcos e Orange Is The New Black, il canale è diventato sinonimo di serie di successo. Ha prodotto documentari interessanti (fra cui uno appena uscito sul caso di Amanda Knox) e film con star del calibro di Brad Pitt, Idris Elba e Adam Sandler. Recentemente ha anche intercettato il filone dei supereroi, stringendo un accordo con la Marvel per produrre serie tratte dai fumetti: Daredevil, Jessica Jones, Iron Fist e Luke Cage. Quest’ultimo, appena uscito negli USA, promette di essere la serie più scottante e attuale del momento: il protagonista è un supereroe afroamericano immune ai proiettili che protegge gli abitanti di Harlem dalle pallottole vaganti sparate dai criminali ma soprattutto dalla polizia.

Il mercato della televisione in streaming è sempre più affollato anche in Italia, dove ci sono Sky, Mediaset, Amazon e Apple. Grazie al vantaggio accumulato, però, al momento Netflix sembra farla da padrona. Al punto che, anche in occasione del suo compleanno, preferisce non rilasciare interviste e limitarsi a parlare attraverso i suoi prodotti e i dati sugli utenti globali che, al momento, sono 83 milioni nel mondo: più di tutti gli abitanti della Germania messi insieme.