Capita spesso che le tesi prodotte dai laureandi delle università italiane siano troppo teoriche e distaccate dalla realtà. Non è questo il caso per Giacomo Cassinese, ex studente del Dams di Bologna che, proprio partendo dalla sua tesi di laurea, ha fondato Crowdfest, festival italiano del crowdfunding divenuto un riferimento importante per il settore.

Grazie alle ricerche fatte per l’università, Cassinese ha colto le potenzialità di questo metodo di finanziamento nel panorama italiano ma anche le sue criticità.

Le difficoltà principali – dice Cassinese – restano la mancanza di una rete di collaborazione fra le piattaforme di crowdfunding e la limitata conoscenza dello strumento da parte del pubblico, nonostante la nostra propensione all’imprenditorialità e alla partecipazione civica”.

Per questo, prima ancora di consegnare la sua tesi due anni fa, Cassinese ha cominciato a progettare un evento. E nell’aprile di quest’anno ha inaugurato la prima edizione di Crowdfest, kermesse che punta a creare un network e a diffondere la cultura del crowdfunding in Italia.

Il festival, durato tre giorni, ha riunito oltre 70 esperti in incontri tematici per confrontarsi e raccontare come e perché costruire una campagna online di finanziamento collettivo. L’evento ha previsto anche uno spazio per il pitch di progetti in cerca di fondi e per presentare prodotti made with crowdfunding, fra cui giochi per bimbi ispirati al metodo Montessori realizzati con stampanti 3D e cuscini speciali per pisolare comodi ovunque. Ma soprattutto ha consentito agli addetti ai lavori di fare un punto della situazione sul crowdfunding in Italia.

Oggi le piattaforme italiane sono un’ottantina. Molte sono settoriali o dedicate al finanziamento di progetti locali, anche se resta un’enorme potenzialità di crescita”.

Secondo uno studio dell’Università Cattolica, nel 2015 il mercato del crowdfunding è cresciuto dell’85% rispetto all’anno precedente, per un valore totale di oltre 56 milioni di euro.

L’esempio del Rockin’ 1000 di Fabio Zaffagnini ha fatto scuola, dimostrando l’enorme potenzialità di questo metodo partecipativo per sviluppare un progetto, andando oltre la raccolta di fondi.

Grazie a una brillante campagna di crowdfunding, il 26 luglio 2015 Zaffagnini, biologo appassionato di rock, è riuscito a radunare mille musicisti in un parco di Cesena per suonare tutti insieme “Learn to fly” e convincere gli autori del brano, i Foo Fighters, a tenere un concerto in città. Per organizzare l’evento Zaffagnini non ha solo raccolto 40.000 euro, ha realizzato il suo sogno: il giorno dopo Dave Grohl, leader della band, l’ha contattato e a fine anno i Foo Fighter sono sbarcati a Cesena.

Il successo di questa campagna ha galvanizzato i sostenitori del crowdfunding ma ha anche evidenziato l’importanza di coinvolgere la comunità.

Qualunque tipo d’idea può essere sviluppata e finanziata con questo metodo”, assicura Cassinese. “Dipende da come si costruisce la campagna. Il punto fondamentale è coinvolgere il pubblico di riferimento, proprio come ha fatto Rockin’ 1000. Per questo serve raccontare il progetto in modo coinvolgente e studiare una buona campagna online per stimolare la partecipazione attiva”.

I video della call to action non possono essere realizzati in modo approssimativo, serve usare i social con costanza e professionalità e le ricompense vanno studiate bene: se si chiedono fondi per finanziare un film, ad esempio, promettere ai sostenitori un invito sul set o una cena con gli attori può essere un buon incentivo per coinvolgerli.

Non basta presentare un bel progetto perché i fondi comincino magicamente ad arrivare”.

Il modello più diffuso in Italia sono i progetti civico-artistico-culturali, piuttosto che quelli imprenditoriali: due buoni esempi sono “Un passo per San Luca”, campagna per la ristrutturazione dell’omonimo portico a Bologna (che ha raccolto 339.000 euro) e quella avvenuta a Napoli per la Città della Scienza, distrutta da un incendio nel 2013 e ricostruita due anni dopo grazie alle donazioni di oltre un milione 400mila euro.

La percentuale delle campagne che raggiungono effettivamente l’obiettivo preposto, però, da noi è ancora piuttosto bassa: 30%.

Questo dato fa capire che si fatica ancora a coinvolgere il pubblico, complice una limitata penetrazione d’internet fra gli italiani e il persistere di una certa diffidenza verso le transazioni via internet”.

La progressiva erosione del digital divide, però, dovrebbe assicurare una crescita costante a questa colletta 2.0, soprattutto per quanto riguarda i progetti civici e di ricerca.

In futuro i Comuni potrebbero sfruttare il crowdfunding per intervenire dove le finanze pubbliche non lo permettono e i poli universitari per stimolare la ricerca, fornendo sbocchi imprenditoriali alle idee sviluppate in laboratorio”.

Cassinese crede fermamente nella crescita del settore ed è intenzionato a fare la sua parte, organizzando una seconda edizione del Crowdfest.

L’anno prossimo vorrei ripetere l’esperienza in una città diversa da Bologna per favorire la diffusione di questa cultura in tutta Italia”.