La prima cosa che ho sentito al mio arrivo a Schladming, in occasione della cerimonia di apertura degli Special Olympics sono state le parole di un austriaco dell’organizzazione, secondo il quale l’unico modo di apprezzare fino in fondo la magia di questo evento era assistervi di persona. Tenendo ciò bene a mente, mi sono diretto allo stadio di Plenai malgrado la pioggia scrosciante che si riversava sulla famosa località sciistica nei pressi di Salisburgo.

All’interno dell’arena, sono rimasto subito colpito dall’eterogeneità della folla: mi aspettavo di vedere famiglie e amici degli atleti disabili intellettivi che prendono parte ai Giochi. Quello che però non mi aspettavo era di incontrare tanti gruppi di ragazzi e ragazze che, dal look, sembravano diretti a un rave party.

Ho seguito una gara di preselezione per le Special Olympics per puro caso” mi ha raccontato Martina, una giovane ventiduenne di Salisburgo con i dread che le spuntavano dal cappuccio. “C’era un’atmosfera molto positiva, erano tutti contenti e allegri e sono voluta tornare per respirare quest’aria ancora un po’. Ero qui anche alcune settimane fa per seguire le gare della Coppa del mondo di sci, ma c’era soltanto la metà della gente che c’è oggi”.

Lo stadio era pieno, e dalle gradinate migliaia di persone applaudivano e si facevano sentire. Più pioveva e più loro gridavano forte.

Dopo l’inno nazionale austriaco, alcuni ballerini professionisti e alcune mascotte si sono esibiti insieme ad artisti disabili. Alla fine dello spettacolo, lo stadio si è riempito delle note di “Can you feel it”, la Unified Song Coca-Cola degli Special Olympics Winter Games eseguita dalla cantante austriaca Rose May Alaba. Il brano è motivazione pura, e ha dato il via alla parata: 3000 atleti di 117 paesi hanno sfilato con le braccia tese in alto. Alcuni scandivano il ritmo agitando i pugni in aria, altri ballavano compiaciuti dell’incitamento del pubblico. Molti hanno scambiato strette di mano e si sono dati “il cinque”. L’unica bandiera che sventolava, gigante, era quella degli Special Olympics, perché gli Special Olympics non sono gare tra paesi.

Non c’è stata nessuna esibizione di star del mondo dello sport, perché in questa occasione non importa gareggiare come individui e non prevale la mentalità del “vincitore assoluto”. L’evento, infatti, verte tutto sul fatto di alimentare il senso di accettazione, trasformando l'immagine che gli atleti con disabilità intellettive hanno di se stessi e la percezione di chiunque segua le gare.

Il concetto di accettazione è stato esteso alla geografia: tra le delegazioni erano presenti anche squadre di posti come Gibilterra, Macau, San Marino e l’Isola di Man. Tutte le delegazioni indossavano uniformi ispirate ai colori delle rispettive nazioni, mentre gli accessori erano ispirati alle tradizioni locali: gli atleti indiani sfoggiavano cappelli di vari colori e i burkinabé indossavano soprabiti a righe bianche e nere.

Per noi la cerimonia di apertura è il punto culminante dell’intero evento” ha detto la portavoce Johanna Pramstaller, Special Olympics Global Messenger. “Sfilare in parata davanti a tutte quelle persone ti fa sentire orgoglioso. Al centro dell’attenzione ci siamo noi, questo è il nostro momento ed è una sensazione grandiosa”.

Per i prossimi cinque giorni gli atleti degli Special Olympics gareggeranno in dieci discipline sportive, saranno le stelle più luminose dell’Austria e migliaia dei più bravi tra loro riceveranno medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. 

Al termine della sfilata, il presidente di Special Olympics International, Timothy Shriver, si è rivolto alla folla dicendo che “noi abbiamo bisogno che questi atleti ci ricordino che tutto è possibile”. Ha poi terminato il suo discorso chiedendo a tutti i presenti nello stadio di pronunciare il giuramento degli Special Olympics: “Che io possa vincere, ma se non ci riuscissi, che io possa tentare con tutte le forze”.

L’artista tedesca Helen Fischer si è esibita in una canzone e poi il presidente austriaco Alexander Van der Bellen ha dichiarato ufficialmente aperti i Giochi. La cerimonia inaugurale è stata festosa e scandita da canzoni per esaltare il coraggio e la determinazione dimostrati da questi atleti olimpici. Invece di rimanere nascosti, come un tempo era consuetudine, gli atleti con disabilità intellettive sono stati accolti con calore e festeggiati per mandare un messaggio a tutto il mondo: queste persone meritano rispetto e accettazione.

Al termine della serata, acceso il braciere, la mia percezione di ciò che significa avere una disabilità è cambiata. Mi sono reso conto di aver prestato troppa attenzione alle forme di “disabilità” e che da parte mia quell’atteggiamento costituiva una sorta di pregiudizio. Ho l’impressione che la prossima volta che incontrerò qualcuno con un handicap intellettivo lo guarderò in maniera completamente diversa. E, probabilmente, sarò più aperto e in grado di vedere la sua abilità invece che la sua disabilità.

 

Nicola è uno scrittore e produttore freelance. Dopo aver trascorso 10 anni tra Londra e New York, oggi vive a Milano, dove è nato una quarantina di anni fa. Laureato in giurisprudenza, non ha mai esercitato da avvocato. Ha iniziato a scrivere non appena si è reso conto che era un ottimo pretesto per conoscere gente nuova e sentire storie interessanti.