Se frequentate le spiagge o avete fatto un viaggio in nave è probabile che vi siate imbattuti in qualche forma di spazzatura. La qualità di rifiuti che riempie gli oceani è in aumento e sta avendo ripercussioni devastanti. La Fondazione Ellen MacArthur ha stimato che entro il 2050 negli oceani del pianeta ci sarà più plastica che pesci. Si tratta di un dato sconvolgente, che prospetta un futuro che speriamo di non dover vivere.

Quello dei rifiuti è un problema che riguarda gli oceani e i mari di tutto il mondo e stiamo facendo la nostra parte per trovare una soluzione. Una questione di così grande impatto a livello ambientale richiede la collaborazione di tutti i settori, delle ONG, dei governi e delle comunità. E noi siamo convinti che sia necessario intervenire.  

È per questo motivo che, ormai da molti anni, sosteniamo e promuoviamo programmi che incentivano a riciclare, sia nella nostra azienda sia fuori, con il recupero degli imballaggi usati, con campagne per una maggiore consapevolezza dei consumatori e con partnership  per tutelare e ripulire i nostri oceani e corsi d’acqua.

Tempo fa la Cnn ha trasmesso un documentario esclusivo intitolato “L’isola di plastica: la nostra cultura consumistica sta trasformando un paradiso in un cimitero”. Nel documentario viene mostrato il danno che i rifiuti in plastica stanno infliggendo ai nostri oceani e di conseguenza alla nostra salute. La troupe della CNN si è recata nell’isola di Midway nell’Oceano Pacifico settentrionale, lo spaventoso avamposto della guerra del pianeta ai rifiuti di plastica. Lì i giornalisti hanno raccontato e filmato l’enorme quantità di plastica raccolta in spiaggia (da spazzolini da denti a ciabatte infradito, da teste di manichino a bottiglie e così via) e che galleggia nel North Pacific Gyre, il vortice subtropicale del Nord Pacifico che provoca effetti devastanti sull’ambiente e sulla fauna. I reporter hanno anche mostrato una forte preoccupazione per la possibilità che la plastica dagli oceani arrivi fin nei nostri piatti.

Il documentario fa riflettere mostrando in maniera molto efficace su quanto la questione dei rifiuti nei nostri mari ci tocchi da vicino e sulla necessità di passare all’azione per proteggere i nostri oceani, gli animali e l’intera catena alimentare. In un mondo in crescente espansione e sempre più esigente, che utilizza la plastica in più occasioni quotidiane e in diversi modi, non sarà facile risolvere la questione dei rifiuti negli oceani. Noi di The Coca-Cola Company condividiamo le preoccupazioni relative all’inquinamento degli oceani e crediamo che occorrerà l’impegno di tutti – dai singoli ai governi alle imprese del settore privato, compreso il nostro – per eliminare i rifiuti negli oceani.

 

Come possiamo ridurre la quantità di plastica nei nostri oceani?

La soluzione più ovvia è riciclare. Tale soluzione, tuttavia, esige sistemi di riciclo pubblici efficienti e ben sovvenzionati, oltre a un numero sempre maggiore di persone disposte a impegnarsi nella raccolta differenziata sempre e ovunque, a casa, al lavoro e in viaggio.

Riciclare è sicuramente un gesto importante, ma un recente studio condotto da Ocean Conservancy suggerisce anche soluzioni da attivare sulla terraferma per i rifiuti di plastica sparsi negli oceani, così da iniziare a eliminare in via prioritaria i rifiuti di plastica in cinque paesi (Cina, Indonesia, Filippine, Vietnam e Tailandia). Si tratta di Paesi le cui economie si stanno sviluppando più rapidamente rispetto alle infrastrutture di smaltimento e gestione dei rifiuti: di conseguenza, spesso ciò li conduce a non gestire in maniera consapevole la spazzatura.  I loro dati lasciano intuire che risolvere la sfida in questi cinque paesi potrebbe far ridurre il flusso di rifiuti negli oceani del 45 per cento circa entro i prossimi dieci anni. Mentre ci adoperiamo tutti insieme per cercare di porre rimedio a questo problema, capire la fonte e le cause di questo tipo di inquinamento è assai importante.

A livello globale, dobbiamo tutti fare lo sforzo di abbracciare un’economia circolare, nella quale le singole persone, le istituzioni e le imprese lavorino tutte insieme per ridurre, riprogettare, recuperare, riciclare e riadoperare il packaging. Un’economia veramente circolare comporterebbe di intervenire su più livelli e fronti, per esempio coinvolgendo i consumatori, chiedendo esplicitamente gli opportuni cambiamenti politici, creando partnership tra le catene di rifornimento, sviluppando tecnologie per la gestione dei rifiuti e lo sviluppo dei materiali e altro ancora. Noi di The Coca-Cola Company vogliamo far parte di questo sforzo collettivo mirato a trovare la soluzione.

Da molti anni collaboriamo con organizzazioni quali  Ocean Conservancy e più di recente The Ellen MacArthur Foundation per trovare una soluzione a questo e altri problemi creati dai rifiuti. Ogni anno sponsorizziamo l’International Coastal Cleanup, il più grande evento al mondo che vede impegnati i volontari per un’intera giornata per  ripulire i corsi d’acqua del pianeta, intervento importante finalizzato a evitare che la spazzatura raggiunga gli oceani. Collaboriamo anche con molti nostri partner per rendere più facili per tutti le operazioni di riciclo e per promuovere l’uso di bottiglie di plastica ottenuta da materiali riciclabili al 100 per cento. Oltre a ciò, ci siamo prefissi di raggiungere entro il 2020 l’obiettivo di recuperare l’equivalente del 75% delle bottiglie e delle lattine che mettiamo in vendita nei mercati dei paesi sviluppati.

Nel 2015 – ultimi dati disponibili – gli imballaggi in plastica PET rappresentavano il 57,9% del nostro materiale da imballaggio in uso. La plastica riciclabile ammontava al 6,5%. I dati riportati riguardano l’intero sistema Coca-Cola, per cui The Coca-Cola Company e gli oltre 250 partner imbottigliatori collocati in oltre 200 Paesi.

Sappiamo di dover fare ancora molto, ma siamo ottimisti riguardo l’impatto che potranno avere le nostre iniziative e il ruolo che tutti potremo avere nell’affrontare e risolvere il problema dell’inquinamento degli oceani. Anche se si tratta di una sfida immane, dobbiamo credere che sia possibile porvi rimedio.