Street Art, creatività e riqualificazione urbana, sono questi i temi fondamentali del progetto “Refresh the City” di Sprite, iniziativa che fa parte della campagna “Born to Refresh” che l’azienda ha lanciato per invitare i teenager a partecipare attivamente al cambiamento delle città.

Un contest rivolto a giovani creativi che sono stati invitati a proporre le loro idee agli artisti di Artkademy e che nei prossimi mesi darà vita a 4 diversi graffiti nelle città di Milano, Roma, Napoli e Catania.

Uno degli artisti che lavorerà a fianco dei 4 vincitori del contest è Mate, pittore e disegnatore milanese capace di superare il confine della pittura per sperimentare con l’aerografo e la bomboletta spray e di unire la passione per l’arte classica e quello per l’arte urbana.

Lo abbiamo incontrato a Milano per fare una chiacchierata sul suo modo di intendere l’arte, sul progetto, su come sarà lavorare a fianco di ragazzi giovanissimi e su come vede il futuro della street art in Italia.


Con le tue opere iper-realiste lanci messaggi molto complessi, e giochi con diversi livelli di lettura. Come diceva Umberto Eco “più sai più ti diverti”. E tu quanto ti diverte a giocare con lo spettatore e provocarlo?

L’obiettivo di un’opera d’arte è quello di mandare un messaggio, più che un divertimento è una cosa che fa parte del mestiere, forse la più complicata.

Non lo chiamerei divertimento ma più soddisfazione, quella di essere riuscito a comunicare qualcosa e quindi aver raggiunto il mio obiettivo.

Una parte che può essere divertente di questo lavoro è però la pre produzione, trovare l’idea, i soggetti giusti, la luce giusta.

O fare i graffiti, un lavoro più spontaneo, legato a meno regole.

 

Come inizi a lavorare ad una nuova opera? Hai un metodo sempre uguale o lo cambi in base al lavoro?

Dipende dal tipo di lavoro a cui mi sto approcciando, dai mezzi con cui devo cimentarmi per arrivare allo scopo e se si tratta o meno di una commissione.

Inizio sempre con la ricerca, trovare una buona idea è fondamentale per non cadere nel banale ed è un lavoro complicato.
Diventa più semplice quando invece la parte di ricerca l’ha svolta chi mi ha commissionato un lavoro, ma per quanto riguarda la produzione dipende invece dalla difficoltà della richiesta, a volte ci vogliono grandi capacità a volte molte meno.

Cosa ti ha spinto ad utilizzare questo stile realistico? C’è stato un artista in particolare che ti ha fatto scegliere questa strada e ha condizionato il tuo approccio?

Uso questo stile perché mi piace la resa, la tecnica più delle volte è un piacere e un qualcosa che ovviamente aggiunge valore all’opera.

La scelta del realismo per me è una scelta puramente estetica, mi dà modo di esprimere al meglio i miei messaggi, i dettagli sono quelli che ti permettono di far capire o non far capire ciò che si vuole comunicare, io preferisco essere esplicito nell’esporre le mie idee.

La scelta può essere stata influenzata dalla fotografia ma più che altro credo sia una cosa caratteriale, la verità è che mi diverto di più quando faccio cose non realistiche ma alla fine il risultato non mi soddisfa.


Artkademy è un collettivo di artisti che si propone sia di valorizzare una comunità di artisti italiani e internazionali, sia di far rinascere il contesto urbano e sociale delle città. Credi che si stia muovendo nella direzione più giusta per riuscirci?

Artkademy è una realtà dinamica e in continua evoluzione, un’entità affermata e un punto di riferimento nel panorama artistico italiano ed europeo. Non ci siamo posti un punto di arrivo finale, anche perché l’arte in sé non ha limiti. Ogni giorno il collettivo di artisti cresce e uno degli obiettivi è quello di creare una factory in cui ci sia sempre maggiore scambio sui linguaggi artistici e sulla loro interazione con il contesto urbano e sociale delle città. Sappiamo dove vogliamo arrivare, e siamo pronti per ogni nuova sfida!

Il messaggio dell’iniziativa Refresh the City è molto interessante, credi che stia cambiando il modo di percepire questa forma d’arte?

Progetti come questo, che coinvolgono attivamente il pubblico, stimolandone la partecipazione attiva, possono sicuramente cambiare il modo di vedere le cose. Anche il fatto che un brand voglia parlare alle persone attraverso gli street artist è per noi un segnale positivo.

Fino a qualche anno fa le persone avevano una visione negativa e standardizzata sulla street art, ultimamente ho notato un approccio più positivo.


Quanto sarà difficile per te realizzare il murales per Sprite, nonostante l’idea non sia tua ma del vincitore del contest?

Prima di essere street artist siamo anche illustratori, illustrare un’idea invece che un’altra è solo meglio, magari sarà qualcosa che piacerà molto anche a me e che non mi sarebbe mai venuta in mente.

Ci sarà da divertirsi.

Mate è uno degli artisti che interverranno sui muri delle città italiane con il progetto “Refresh the City”. Puoi seguire il progetto e scoprire come saranno rinfrescati i muri di Milano, Roma, Napoli e Catania dal sito:

https://refreshthecity.sprite.it

 

Giulia Pacciardi

E’ nata a Roma nel 1992, dove ha vissuto fino al giorno della sua laurea all'Istituto Europeo di Design. Curiosa di tutto, legge, guarda, immagina e poi scrive. Dal 2017 è Editor del magazine italiano Collater.al. Nato nel 2010 come blog d’ispirazione, Collater.al è uno dei web magazine più attivi del panorama italiano, focalizzato sulla cultura creativa contemporanea: illustrazione, design, musica, trend e culture di strada