“Ho cominciato a fare sport “per dispetto”, perché uno dei tecnici che lavoravano alle mie protesi diceva che ancheggiavo troppo e non sarei mai riuscita a correre bene. Non avevo messo in conto che mi sarei innamorata dell’atletica finendo alle Paralimpiadi”.

Lo sport è lo strumento che ha permesso a Giusy Versace di rinascere una seconda volta dopo l’incidente stradale che l’ha lasciata senza gambe. Non stupisce quindi che l’atleta abbia partecipato come testimone d’eccezione all’inaugurazione del progetto ParkMi – lanciato a metà giugno da The Coca-Cola Foundation in collaborazione con il Comune di Milano, ACLI e Centro Sportivo Italiano – per animare il playground del parco Robinson, alla periferia sud di Milano. 


Obiettivo del progetto è utilizzare lo sport come strumento d’inclusione e integrazione per chi abita intorno ai giardini del quartiere Moncucco, dove sorge il campo da basket coperto donato dall’azienda come eredità di Expo 2015. Chi meglio di Giusy può capire quanto sia importante lo sport per promuovere questi valori? Prima dell’incidente, avvenuto sull’autostrada Salerno-Reggio nel 2005 quando aveva 28 anni, Giusy era una donna in carriera che frequentava la palestra quel tanto che basta per mantenersi in forma. Dopo l’incidente, però, ha cominciato a correre per usare meglio le protesi, ha conosciuto un allenatore che l’ha coinvolta e, gradualmente, si è trasformata in un’atleta.

Ho imparato cosa significa il sacrificio e la disciplina. L’atletica mi ha permesso di uscire da casa, di avere un confronto sano con gli altri, di sentirmi meno sola, avere più consapevolezza del mio corpo e superare i miei limiti”. 

Giusy ha coronato la sua carriera partecipando alle Paralimpiadi di Rio e gareggiando nella finale dei 200m, dopo aver guadagnato due medaglie importanti agli Europei 2016. Ma è convinta che non sia necessario arrivare così in alto per trarre beneficio dallo sport.

E’ un grande strumento d’integrazione e riscatto a tutti i livelli. Insegna a darsi degli obiettivi e a lavorare per ottenerli, a perdere e superare le sconfitte, a impegnarsi con fairplay e rispetto per gli altri. Per questo credo sia una bella cosa che un campetto di periferia sia stato trasformato in un punto di ritrovo, con persone impegnate per tenerlo vivo attraverso attività sportive e d’aggregazione. Senza dimenticare che è una struttura accessibile anche ai disabili”. 

Il programma di ParkMi, che dura fino a Dicembre, comprende attività molto diverse: dai corsi di basket e pallavolo, agli incontri per discutere d’immigrazione; dalle mostre di sensibilizzazione sull’abuso di sostanze ai tornei di calcio e rugby; dallo yoga ai laboratori per bambini.

Lo sport, sottolinea Giusy, ha sempre avuto un grande ruolo nell’emancipazione sociale, a partire dal concetto di disabilità. “Vedere sportivi disabili apprezzati per i loro gesti atletici in televisione ha aiutato ad accettare la disabilità con più naturalezza. Lo noto anche al campo dove mi alleno: fino a qualche anno fa i ragazzi mi guardavano come un’aliena quando mi cambiavo le protesi. Oggi mi chiedono di fare una foto insieme”.

Fabiano Venturelli

Per illustrare meglio il potere dello sport, Giusy racconta la storia di Francesco, un ragazzo di Gioia Tauro rimasto chiuso in casa 5 anni in seguito a un incidente in cui ha perso una gamba. “L’idea che nella sua città un delinquente potesse andare in giro a testa alta e un disabile si vergognasse a uscire m’irritava profondamente”.

Per questo Giusy decide di aiutarlo tramite la Onlus che ha fondato, Disabili No Limits. Dopo aver ricevuto la protesi, Francesco riinizia a uscire per fare sport. Corre e gioca a basket in carrozzina, riacquistando scioltezza, fiducia e consapevolezza. “Oggi becca molto anche con le ragazze e mi tiene aggiornata con foto e messaggi”.

L’atleta reggina è la prima a utilizzare i social network per raccontare parte della sua vita e pubblicizzare la Onlus che dirige. Ma è preoccupata per l’uso che molti giovani fanno di questa tecnologia. E, ancora una volta, vede nelle attività sportive un buon antidoto.

Aiutano a dare il giusto valore alle cose, a sviluppare relazioni vere e rimanere con i piedi per terra.”

Giusy oggi ha preso una pausa dall’agonismo. L’impegno per prepararsi ai Giochi Paralimpici è stato enorme e, come sottolinea lei stessa, “ho solo le gambe in carbonio, il resto è umano. In finale a Rio ero la zia delle mie avversarie, tutte più giovani di un tocco”. Non ha ancora ufficializzato il ritiro definitivo dalle gare ma, fra il lavoro per la sua Onlus e uno spettacolo teatrale che sta portando in giro per l’Italia, la sua agenda rimane fitta d’impegni. Anche senza le gare, però, continua ad allenarsi. Perché, da ripicca estemporanea, ormai lo sport è diventato la sua linfa vitale.