La ricerca non si ferma mai. Non può fermarsi. Non deve. Il vero tesoro, il pezzo migliore, è sempre quello che ancora manca all’appello. Potrebbe essere dietro l’angolo, magari esposto nel prossimo mercatino, o forse sepolto in qualche buia cantina. Ovunque si trovi, l’imperativo è cercarlo, trovarlo, conquistarlo. E infine aggiungerlo a una collezione che deve essere sempre più ampia, capace di stupire. E - perché no? - anche di generare un po’ di sana invidia.

Il collezionismo è passione che sfiora la mania. E’ competenza verticale, mirata, attenta a ogni dettaglio. Il pensiero fisso con cui ci si alza ogni mattina. Un desiderio che può interessare gli oggetti più diversi, dai francobolli alle figurine, passando per le automobili. Ma che quando si rivolge verso un brand iconico e ricco di storia come Coca-Cola, assume le sembianze di un culto.

Le case di collezionisti come Lorenzo, Mimmo e Salvatore, non sono solo abitazioni, ma veri e propri musei privati aperti a pochi, gelosamente custoditi. «Sono cresciuto nel bar dei miei genitori, toccando e usando quegli oggetti che poi, da adulto, ho visto sotto un’altra luce e iniziato a desiderare», racconta Lorenzo Giaretta, vicentino, dal 1998 collezionista tra i più caparbi. Un uomo capace - per sua stessa ammissione - di dedicare l’80 per cento del tempo libero a inseguire cimeli di ogni tipo marchiati Coca-Cola.

ph. Alessio Jacona

Che cosa intenda veramente però con “desiderare”, si capisce solo entrando nel suo mondo: basta parcheggiare davanti al palazzo in cui abita, e già in alto si distingue inequivocabilmente il suo balcone all’ultimo piano, dove fa bella mostra di sé un’insegna Coca-Cola. La vera sorpresa però arriva dopo, oltre la porta dell’appartamento: entrando, ovunque si guardi c’è un oggetto da collezione, tanto che non si può distinguere cosa sia un “pezzo raro” e cosa arredamento.

Bastano pochi passi tra cucina e soggiorno per capire che nella realtà di Lorenzo  -  e di sua moglie Sonia, che con lui condivide la passione per il collezionismo - non c'è soluzione di continuità tra l’hobby e la vita quotidiana. A illuminare il soggiorno, ad esempio, ci sono delle stupende insegne Coca-Cola al neon degli anni ‘50, sotto le quali non manca il classico frigorifero griffato. Tutto è come nuovo, perfettamente conservato o restaurato. Tutto è perfettamente funzionante, perché “altrimenti io non lo compro”. E poi ci sono bottiglie, lattine, memorabilia di ogni genere, create ad hoc per celebrare decine di eventi. E che sono lì, anche e soprattutto, per ricordare a Lorenzo della sua infanzia, del suo essere stato bambino nel bar dei suoi genitori, di un periodo felice della sua esistenza che egli lega indissolubilmente ai colori rosso e bianco della bevanda.

Caso vuole poi che sempre in un bar, questa volta romano, quarant’anni fa scattò la scintilla tra Salvatore Funi e Coca-Cola: «Ne chiesi una bottiglia, ma quando me la diedero mi accorsi che era un'edizione speciale - racconta - quindi dissi di non stapparla e me la portai a casa». Una volta lì, la mostrò al fratello Mimmo che, come lui, ne rimase affascinato. Loro ancora non lo sapevano, ma proprio in quel momento nasceva un amore destinato a durare, e che li accompagna ancora oggi.

Alessio Jacona
ph. Alessio Jacona


Seduti al tavolo della loro sala da pranzo, Salvatore e Mimmo parlano e ricordano mentre lustrano metodicamente alcuni pezzi della loro collezione, che a guardare bene occupa quasi ogni angolo della casa - anzi del loro “museo privato”, come amano chiamarlo - nel quartiere “Tufello” a Roma. Intanto spiegano che la loro collezione si distingue dalle altre per un dettaglio non di poco conto: ogni pezzo è stato visto e scelto di persona. Ogni oggetto è stato toccato, soppesato, valutato da vicino prima di essere acquistato. 


Spesso, il pezzo desiderato si trova in uno dei tanti eventi organizzati dal Memorabilia Club Italia, l’associazione che riunisce tutti i collezionisti italiani di ogni genere di materiale marchiato Coca-Cola. Altre volte, ci vuole spirito di sacrificio, come ad esempio quella volta che Salvatore e Mimmo hanno dovuto alzarsi in piena notte, viaggiare fino a Bologna, e intercettare un venditore disponibile a fare lo scambio solo prima di andare a lavorare, alle cinque e mezza del mattino. «È stato faticoso ma ne è valsa la pena», ricorda Mimmo Funi, apparentemente incurante degli sguardi increduli di chi lo ascolta.

Impossibile non chiedergli perché lo fanno, che cosa li spinge: Salvatore ci pensa un po' mentre squadra in silenzio il fratello. Uno sguardo di intesa, un sorriso e poi risponde: «È una passione folle per ‘sto marchio che conoscono tutti, che amano tutti e che gira tutto il mondo. Non puoi fermarti. Non basta mai». Mimmo ascolta e annuisce solenne: l’aria divertita, fa finta di nulla, ma si vede lontano un chilometro che sta già pensando al prossimo pezzo da conquistare.

 

Luca Sartoni
ph. Luca Sartoni
 Alessio Jacona, giornalista, si occupa di tecnologia, innovazione e nuovi media. Come freelance collabora con Wired, La Repubblica, l’Espresso, Nòva24 (Il Sole 24 Ore). Tra novembre 2012 e febbraio 2013 è stato inviato sul tema Invenzioni e nuove tecnologie per la trasmissione E Se Domani, in onda su RaiTre. Nel 2015 ha condotto Lifeapp, trasmissione televisiva dedicata al mondo dei device mobili e delle applicazioni in onda su La3.