Immerso nel verde del parco La Spezia, fra i palazzi del quartiere Moncucco e lo svincolo di Famagosta, è nato un nuovo tempio all’aperto del basket milanese. Dove prima c’era un campetto trasandato, oggi sorge una struttura lamellare di legno alta 12 metri che copre un campo da pallacanestro regolamentare, proteggendolo da pioggia e sole. È il padiglione che Coca-Cola aveva costruito l’anno scorso a Rho in occasione dell’Expo che è stato riadattato e ricostruito in questo parco alla periferia sud di Milano. Il progetto è stato commissionato dall’azienda per onorare il principio di sostenibilità che ispirava l’Esposizione Internazionale e lasciare un’eredità utile alla città che ha ospitato l’evento.

Abbiamo cercato di andare oltre la sostenibilità, progettando una struttura che non è solo riciclabile ma riutilizzabile”, dice durante la cerimonia d’inaugurazione tenuta oggi al parco La Spezia Giampiero Peia, architetto milanese che ha firmato il progetto.“E’ costato circa il 20% in più rispetto a un padiglione monouso, ma ha garantito il massimo dell’efficienza e un buon servizio per la comunità”.

La struttura, aperta alla presenza del sindaco Giuseppe Sala e dell’assessore allo Sport Roberta Guaineri, pare un hangar d’avanguardia e non stonerebbe fra i padiglioni di una fiera d’arte contemporanea: i tabelloni trasparenti paiono fluttuare nell’aria, appesi a una trave di legno che taglia i lati corti della struttura. Sono canestri professionali e regolabili in altezza per adattarsi anche a tornei di minibasket. Il sole filtra fra i sottili pilastri di legno scuro, creando un effetto di luce diffusa ideale per giocare. Il terreno è fatto con una nuova mescola studiata per i campi outdoor, leggermente elastica e antiscivolo. L’illuminazione a led sul tetto e lungo il perimetro assicura che il playground si possa utilizzare anche di sera.

Naturalmente, i più entusiasti sono i giovani che già da qualche giorno si trovano qui a giocare. Il campo è stato aperto ufficialmente oggi ma è accessibile al pubblico dalla settimana scorsa.

“È unico nel panorama milanese, sembra di stare a New York”, dice Paolo Tonizzo, 36 anni, maglia dei Celtics e capelli lunghi. Lavora qui vicino e spesso viene a fare due tiri dopo l’ufficio. Sapeva che il campo sarebbe stato riqualificato ma non si aspettava una cosa del genere. Nella Grande Mela ci sono i fra i playground più blasonati del mondo come il Rucker Park di Harlem o The Cage del Village, ma un campetto così anche gli americani se lo sognano.

“I tabelloni sono stupendi”, gli fa eco Andrea Usardi, 18 anni. Di solito gioca in Tibaldi ma ha sentito parlare del nuovo campo ed è venuto apposta a provarlo. “E la copertura permette di divertirsi anche la sera o quando piove. Il problema è che è talmente bello che ci sarà tutta Milano. Pensare che prima c’era solo un campetto di cemento sbriciolato con i canestri semidistrutti”.

L’idea di Coca-Cola, infatti, era proprio quella di contribuire alla riqualificazione di un’area. Al termine di Expo, Palazzo Marino ha individuato il luogo dove installare il padiglione riadattato. E la scelta è finita su questo parco che, forse non a caso, è situato proprio sulla via meneghina del basket, a poche fermate dal palazzetto di Assago. I lavori, cominciati lo scorso aprile, hanno permesso la realizzazione di un playground coperto e il rifacimento di un secondo campo da basket già presente. Ci sono voluti solo cinque container per trasportare la struttura da Rho. Il progetto, che ha vinto un premio per la sostenibilità, è frutto dell’idea dell’architetto Peia.

“Ho sempre giocato a basket e quando ho visto il terreno assegnato a Coca-Cola a Expo mi sono subito reso conto che erano le dimensioni perfette per ricreare un campo da pallacanestro” ha ricordato l’architetto.

Ma non solo. Il playground è stato studiato per una gestione polifunzionale: sia campo da basket che punto di riferimento per attività sociali, culturali e d’intrattenimento. L’auspicio è che il rinnovato parco possa ospitare iniziative teatrali, musicali e di animazione per bambini ma anche incontri di confronto dedicati al quartiere e altre attività sportive.

Fra i ragazzi che giocano sfidandosi fra i canestri per adesso c’è solo un dubbio: come soprannominare il nuovo playground. “Lhangar” sembra un buon candidato, ma per trovare quello definitivo, sono tutti d’accordo, bisogna aspettare: ci vorranno ancora tante partite e altrettante risate. Alla fine il soprannome giusto verrà fuori da solo.