Sono il Signor Wolf, risolvo problemi”. Dopo aver scalato le vette della new economy grazie a Dada, web company di successo degli anni Novanta e aver proseguito con Nana Bianca, acceleratore di start up che continua a brillare, Paolo Barberis è stato nominato nel 2014 consigliere speciale di Matteo Renzi per una sfida titanica: modernizzare il paese catapultandolo nell’era digitale.

L’impresa si presenta intrattabile quanto il lavoro che John Travolta e Samuel L. Jackson affidano a Harvey Keitel nella famosa scena di Pulp Fiction. Ma come il Mr. Wolf tarantiniano, Barberis si è subito rimboccato le maniche sfornando Italia Login, progetto per semplificare la vita degli italiani a partire dal loro rapporto con la pubblica amministrazione.

La vecchia maniera d’intendere la modernizzazione del settore prevedeva la digitalizzazione delle procedure burocratiche tradizionali; il metodo targato Barberis è proiettato verso la semplificazione del servizio ai cittadini attraverso l’integrazione e l’automazione delle procedure. Se il piano sarà ultimato con successo, tra breve tutti potremo trovare online le informazioni necessarie a interagire con la burocrazia stando comodamente seduti a davanti a un computer, grazie a un sistema che coordina gli uffici pubblici minimizzando le operazioni a noi richieste.

La squadra che trasformerà questo in realtà si chiama Team per la Trasformazione digitale ed è guidata da Diego Piacentini, il supermanager di Amazon diventato il commissario straordinario per l’attuazione dell’agenda digitale. Barberis, spezzino classe ’67, da guru della new economy è ovviamente anche un sostenitore della sharing economy.

L’abbiamo intervistato per sapere da dove si comincia per ammodernare il Belpaese e come intende risolvere il problema.

Quali sono le maggiori sfide digitali che oggi l’Italia è chiamata ad affrontare?

I servizi online per il cittadino, cioè la trasformazione digitale della pubblica amministrazione. Un modo per semplificare, recuperare tempo prezioso, rinnovare in profondità il rapporto tra cittadini e Stato, disegnare un ecosistema digitale a prova di futuro. E poi la banda larga, l’innovazione che abilita moltissime innovazioni. Ci serve un’autostrada sulla quale far correre l’innovazione. Poi l’alfabetizzazione digitale: tutti devono essere portati a bordo, dobbiamo permettere ai giovanissimi di partire senza svantaggi rispetto ai coetanei degli altri paesi e dobbiamo recuperare le energie degli adulti che si sono “perse per strada” per la mancanza di diffusione delle competenze digitali”.

Quali sono i principali consigli che ha suggerito al governo?

“Semplificare e unificare, rendere accessibile, veloce. Ci sono centinaia di siti della pubblica amministrazione, tutti diversi tra loro per accessi e navigazione. I servizi così sono inutilizzabili. Il progetto Italia Login esorta l’Italia a entrare in rete costruendo un nuovo ecosistema per le applicazioni e per l’interoperabilità di tutti gli attori del servizio pubblico”.

L’innovazione può servire anche per creare maggior inclusione sociale?

“Sì, nel modo più logico: portando le persone su un terreno comune, dando a tutti le conoscenze e gli strumenti, come accesso alla rete e capacità di usarla. Su un piano più “fisico”, c’è la formula stessa del lavorare insieme, mettendo a fattor comune strutture e servizi, contaminandosi gli uni con gli altri in uno scambio proficuo”.

Il crowdfunding può essere uno strumento utile per favorire l’innovazione?

“Non lo dico io, lo dicono i fatti: grazie a questo tipo di finanziamento idee vincenti vengono portate alla luce e sostenute, credo sia un ottimo modo per veder emergere talento e interpretazione dei bisogni per il futuro”.

In Italia il sistema delle imprese risulta spesso impermeabile, al punto da impedire la tracimazione d’innovazioni fra settori diversi come invece succede in altri paesi come gli USA.

“Le nostre grandi aziende devono cominciare a pensare alle startup come a cellule d’innovazione da portare al loro interno. Farle crescere significa coltivare talento che poi si riversa nel meccanismo produttivo che le accoglie. Nello stesso tempo la competizione delle giovani società più agili e veloci costringe quelle mature al cambiamento evolutivo”.

Da dove nasce la sua passione per l’innovazione?

“Dalla curiosità, che è il mio maggior pregio e il mio più grande difetto”.

L’impatto maggiore che tecnologia e innovazione hanno avuto sulla sua vita?

“Permeano la mia vita, direi che l’hanno plasmata”.