È in arrivo uno dei periodi più caldi in America Latina, in particolare nella città di Rio. Ogni anno la città si immerge nella duplice festa con l’appassionante determinazione delle scuole di samba e con la gioia collettiva dei blocos, i blocchi carnevaleschi di strada.

Questa città unica al mondo di nome Rio de Janeiro è infatti il regno comune non di uno, bensì di due feste di carnevale. I blocos – gruppi di samba di strada che mobilitano le folle in piazza – e le scuole di samba famose in tutto il mondo convivono pacificamente nel territorio urbano per canalizzare tutta l’allegria che ammalia il mondo intero. Qui la festa è duplice e si celebra in contemporanea. 

La duplice celebrazione del carnevale assume forme del tutto indipendenti in termini di stile, ambizione, forma, domanda, dimensioni e protocollo. I protagonisti si esibiscono nei loro spettacoli simultaneamente, e l’unica coincidenza è la data dal calendario. Da una parte ci sono le grandi scuole di samba, come la Mangueira, la Salgueiro, la Beija-Flor e la Portela, insieme alle piccole, un’altra sessantina di associazioni. Dall’altra ci sono centinaia di blocchi carnevaleschi di strada grandi, medi e piccoli, come Simpatia é Quase Amor, Timoneiros da Viola, Bola Preta, e Cacique de Ramos. Lunga vita dunque alla pacifica dicotomia del “ziriguidum”, l’imitazione vocale del suono associato alle forti percussioni della samba!

Alla spiaggia di Ipanema, si balla al suono di Bloco Rio Maracatu - Photo credit: Hudson Pontes / Riotur

Spiegare le differenze tra questi due modi di interpretare il carnevale significa andare a esplorare i loro concetti di fondo o, come disse una volta una famosa “rainha de bateria” — regina del gruppo percussionista di una scuola di samba –, “Ogni gruppo ha i suoi”.

Le magnifiche dee sovrane della Passarela do Samba (il tradizionale tragitto della sfilata di samba nel centro di Rio) si impegnano con l’anima e con il cuore in una competizione piena di limiti e regole. Lo spettacolo, infatti, si svolge in conformità ad alcuni canoni draconiani riguardanti dimensioni, tempi e obiettivi rigidamente determinati. Nel 2017, l’élite della samba di Rio, che comprende 12 scuole di circa 3500 componenti ciascuna, sfilerà in tempi rigidamente fissati, cercando di conquistare i voti della giuria, sognando la vittoria, in attesa che il nome del gruppo vincitore sia annunciato il Mercoledì delle Ceneri.

In realtà, il passaggio sull’altare illuminato dei grandi maestri della samba segna la fine di un’odissea. Prima di quel momento, infatti, ci sono stati mesi e mesi di prove settimanali, la preparazione dei costumi e dei carri allegorici, tutto nell’ideale supremo di un obiettivo più grande. Al momento della tanto attesa sfilata, tutti devono essere in forma smagliante e, ovviamente, devono cantare e avere tatuate nell’anima le medesime parole della samba. Non ci credete? Provate a chiedere ad alcuni delle migliaia di artisti se hanno mai preso in considerazione l’idea di rinunciare alla loro passione!

Mangueira, una delle più famose scuole di samba di Rio, sfila al Sambodromo di Rio de Janeiro – Photo credit: Raphael David / Riotur

Per decifrare la genesi di uno spettacolo così affascinante che basta da solo a garantire un riconoscimento unico nel mondo non c’è niente di meglio che una samba! E non è nemmeno sufficiente andare tutti a tempo, una volta che la traduzione è “proprio lì” dal 1989.

“Ehi, toro Api,
Lì in Egitto, festa di Iside
Ehi dio Bacco, bevi senza rimpianti
Pensa che questo vino sia acqua
È primavera,
Nella Legge di Roma
È la gioia a regnare
Oh! Che bellezza
Una maschera nera
Nel ballo di Venezia”
“Ê, Boi Ápis
Lá no Egito, festa de Ísis
Ê Deus Baco, bebe sem mágoa
Você pensa que esse vinho é água
É primavera
Na lei de Roma
A alegria é que impera
Oh! Que beleza
Máscara negra
No baile de Veneza”

I versi di questa samba a tema composta da J. Brito, Bujão e Franco, intitolata “Festa Profana”, della scuola di samba União da Ilha, citano i riferimenti originari delle scuole di samba. Dall’Egitto alla Grecia, da Roma a Venezia provengono spunti che si sono uniti al batuque – il ritmo sincopato dei tamburi – degli schiavi portati dall’Africa. Da questo incredibile mix è nata la sfilata piena di ritmo e danza diffusasi in tutte le periferie di Rio, chiamate a partecipare tutte insieme, ancora una volta, alla sfilata sul corso principale del centro di Rio dove si danzava la samba negli anni Trenta.

Nel suo importante libro intitolato “Livro de ouro do carnaval brasileiro” (Libro d’oro del carnevale brasiliano), l’autore spiega che “per molteplici ragioni, questo evento ha rivestito un ruolo fondamentale e decisivo nel dare un assetto ai grandi scontri della nazione”. Nella baldoria che si scatenava per le strade dell’ex capitale del Brasile, le tensioni tra le élite che sognavano il divertimento e i giochi delle persone di estrazione sociale più modesta furono gli ingredienti che portarono felicemente a compimento l’impresa. “Dal primo decennio del XX secolo, il carnevale di Rio è diventato il simbolo del divertimento tra classi diverse e paradigma culturale popolare del Brasile” scrive Ferreira, professore all’Università Statale di Rio de Janeiro (UERJ) e uno dei massimi esperti di carnevale in Brasile.

Questo status quo vale ancora oggi per il carnevale di strada, l’apoteosi democratica che strega un’intera città, con oltre 450 blocos. Democratico e plurale, il carnevale accoglie tutti, sempre, comunque. Permette l’esibizione di generi diversi: rock, country, marce folk e, ovviamente, samba. Ed è tutto gratis, in mezzo alla strada. Allo spettatore non resta che unirsi agli altri, proprio come fa qualsiasi carioca (denominazione con la quale si identificano quanti sono nati a Rio de Janeiro).

Secondo lo storico Antonio Luiz Simas, i blocos confermano la vocazione della cultura popolare brasiliana e le sue manifestazioni nelle sfilate. Le origini dei blocos risalgono a feste come i “ternos de Reis”, con riferimento ai tre re magi, varie processioni cattoliche, gli afoxés (blocos regionali collegati alla religione Candomblé), e la Festa di Nostra Signora del Rosario, celebrata nello stato brasiliano di Ceará. I blocos hanno iniziato ad affermarsi a Rio de Janeiro all’epoca della Prima repubblica brasiliana (1889-1930), come gruppi carnevaleschi a metà strada tra ranchos — considerate manifestazioni rispettabili, con trame e presentazioni solenni ai presidenti del paese e altri personaggi potenti —, e cordões — feste carnevalesche delle “classi pericolose”. “I blocos non erano rispettabili come i ranchos, né così pericolosi e violenti come i cordões” spiega Simas. “Si formarono quasi spontaneamente da gruppi di quartiere che volevano uscire a divertirsi e, se potevano, a ficcarsi in qualche guaio”.

La Scuola di Samba Portela al Carnevale 2016 – Photo credit: Fernando Grilli / Riotur

Alcuni di essi si sono trasformati in vere e proprie scuole di samba, decidendo di adottare un’organizzazione più rigorosa. Così è accaduto alla Baianinhas de Oswaldo Cruz, diventata in seguito la scuola di samba Portela, e al Bloco dos Arengueiros, da cui è nata la scuola di samba Mangueira.

Tutti — blocos e scuole di samba — danno vita ogni anno al miracolo della terra incantata dei due carnevali. E così continui a essere per sempre!

Ipad EXCLUSIVA Rio de Janeiro 01/12/2011 Retratos dos colunistas do jornal O Globo. Aydano André Motta. Foto Guito Moreto / Agência O Globo

Di Niterói, comune nello Stato di Rio de Janeiro, Aydano André Motta è giornalista dal 1986. Specializzato in cronaca locale, politica e pubblic affairs della città di Rio, ha collaborato con diverse pubblicazioni tra cui "Jornal do Brasil", "O Dia", "O Globo", "Veja" e "Isto é" ed è stato commentatore sportivo per Channel Sport.

Nel 2012 è stato insignito dell’Esso Award, il maggior riconoscimento giornalistico in Brasile. Ricercatore sul Carnevale, è l’autore di “Maravilhosa e soberana – Histórias da Beija-Flor” (Storie di Beija-Flor scuoal di samba - meravigliosi e sovrani) di “Onze mulheres incríveis do carnaval carioca” (Undici donne sorprendenti del Carnevale di Rio) e della sceneggiatura del documentario “Mulatas! Um tufão nos quadris” (Mulatas! Un uragano sui fianchi).