Ottenere la “patente di guida in carrozza” non è cosa da tutti. Chi si cimenta nell’impresa deve passare sei livelli di crescente difficoltà e soprattutto deve provare a guardare il mondo da un altro punto di vista, quello di una persona in sedia a rotelle.

Un’esperienza che, nel mese di novembre, gli alunni di otto scuole romane hanno potuto vivere partecipando a “Giro in carrozza”, spettacolo-laboratorio ideato dall’associazione culturale Fuori Contesto allo scopo di cambiare la percezione della disabilità attraverso il teatro e l’improvvisazione.

Il progetto è stato realizzato grazie a #C10 – Insieme a Coca-Cola per 10 città italiane che, con il supporto dei partner tecnici DeRev e Fondazione EYU, ha finanziato attraverso il crowdfunding dieci progetti di inclusione sociale in altrettante città italiane, tra cui Roma.

Prima di essere sviluppata in senso laboratoriale e indirizzata alle scuole grazie ai fondi raccolti con C10, la performance “Giro in Carrozza” ha vissuto per diversi anni in altri ambienti cittadini, proposta in diversi luoghi pubblici, come strade, piazze, mercati e stazioni della metropolitana.

Giro in carrozza” nasce per mostrare agli spettatori la vita quotidiana di una persona in sedia a rotelle allo scopo appunto di modificare la percezione sulla disabilità. Giacomo, l’attore disabile anima dell’esibizione, coinvolge gli studenti in un percorso alla scoperta delle infinite possibilità di una sedia a rotelle, tra danze, risate e improvvisazioni. Ad affiancarlo le Svampi, due assistenti un po’ maldestre: la loro presenza, a causa di una scarsa conoscenza del mezzo, finisce infatti per essere controproducente e simpaticamente d’intralcio invece che d’aiuto per Giacomo.

L’esibizione si basa su un canovaccio fisso, ma è diversa ogni volta, perché prende vita attraverso il coinvolgimento del pubblico, che avviene in maniera graduale, seguendo le tappe del corso di “scuola guida in carrozza”: base, sport, ostacoli, sfida, fantasia e poesia. Nel primo livello, dopo la presentazione delle caratteristiche della sedia a rotelle, uno studente viene invitato a provarla eseguendo delle operazioni semplici come andare avanti e indietro; nel secondo un altro studente viene chiamato a fare delle piccole acrobazie che culminano nell’impennata con la carrozzina; successivamente gli attori raccolgono una decina di spettatori per ballare una sorta di limbo sempre seduti sulla sedia, mentre altri fungono da ostacoli con l’aiuto di vari mezzi a rotelle, come pattini e skateboard. A questo punto i partecipanti sono pronti a sfidare Giacomo in una gara a ostacoli tutta da ridere grazie ai pasticci delle Svampi. Gli studenti vengono poi divisi in tre grandi gruppi per inventare la carrozza della fantasia scegliendo tra vari oggetti con le ruote. Dopo l’esposizione dei lavori, che rappresenta un momento di forte concitazione, la performance si avvia alla conclusione con la scoperta della poesia: in scena restano solo Giacomo e una delle due assistenti che interpretano una danza molto suggestiva.

Giro in carrozza coinvolge gli spettatori in un gioco teatrale fatto di ironia e comicità - spiega Emilia Martinelli, direttrice artistica dei Fuori Contesto ed interprete di una delle Svampi - che li porta a capovolgere la loro prospettiva sulla disabilità. Giacomo emerge come persona che sa fare e che può fare. La sedia si trasfigura, perde ogni connotazione negativa: non è più un oggetto triste e compassionevole, ma diventa gioco e avventura, invenzione e poesia”.

I partecipanti, dapprima timorosi e restii a salire sulla sedia, aumentano giro dopo giro, fino a diventare una folla festosa che non vorrebbe più scendere e che saluta gli attori con una significativa richiesta: “La prossima volta portate più sedie!”.