Il palazzetto di basket di San Giovanni in Persiceto è una sorta di tempio laico all’agonismo di Marco Belinelli. L’immagine del cestista NBA, unico italiano ad aver vinto il campionato a stelle e strisce e la gara di tiro da tre punti dell’All-Star Game, troneggia ovunque nell’arena del suo paese: i corridoi sono tappezzati con articoli sulle sue imprese. Nella palestra centrale campeggiano due gigantografie della guardia dei Sacramento Kings. E i poster con la pubblicità della squadra locale recitano semplicemente: “Vis Persiceto, dove è nato e cresciuto Marco Belinelli”. Il posto è chiamato Pala-Vis ma potrebbe tranquillamente essere il Pala-Beli. Glielo avevano anche proposto, ma il “cinno” della bassa padana ha declinato l’offerta.

“Qui mi sento a casa: ho fatto il mio primo canestro e la prima partita. Ma intitolarlo a mio nome non mi sembra proprio il caso”, dice dagli spalti del palazzetto, con un filo d’imbarazzo nella voce.

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Il cestista è appena rientrato dagli Stati Uniti, reduce da una stagione deludente con i Kings, la squadra di Sacramento dove è approdato dopo un paio d’anni con i San Antonio Spurs, con cui ha vinto il torneo NBA nel 2014.

Certo, passare da una franchigia blasonata come gli Spurs a una tutta da costruire come i Kings non è facile, ma Marco è abituato alle sfide: da quando è arrivato negli Stati Uniti nove anni fa, ha cambiato sei squadre alternando scoramenti e risalite e ispessendo la corazza che l’ha aiutato a gestire trionfi e sconfitte, fino a scalare la vetta più alta del basket mondiale. Dopo la vittoria, Belinelli è stato anche citato personalmente dal presidente degli Stati Uniti. Prima del trasferimento in Texas, la guardia emiliana ha disputato un’ottima stagione a Chicago e, durante la tradizionale cerimonia alla Casa Bianca con i campioni NBA, Obama, tifoso sfegatato della franchigia dell’Illinois, gli ha reso omaggio sottolineando che il talento dell’italiano mancava molto alla sua squadra.

“Sentirsi nominare dal politico più importante al mondo è davvero indimenticabile”. La squadra in cui gioca oggi, difficilmente potrà offrire questo genere di opportunità nell’immediato, ma Marco non è tipo da lasciarsi scoraggiare. “Le difficoltà mi spronano solo a impegnarmi di più e fare meglio. E poi vivere a Sacramento non mi dispiace”.

La capitale californiana è a un’ora di macchina da San Francisco, dove ha ancora amici dai tempi del debutto in NBA con i Golden State Warriors. Nonostante la franchigia attuale non prometta di essere un contendente immediato al titolo, offre un tale livello di organizzazione da rendere meno faticoso il lavoro di tutti i giorni: piccoli dettagli che fanno la differenza, come potersi presentare in aeroporto a un quarto d’ora dal volo o trovare sempre negli spogliatoi scarpe e uniformi nuove fiammanti. E poi, dopo due anni passati nel caldo desertico di San Antonio, il clima temperato della California aiuta il morale. Marco è un fan degli Stati Uniti in generale: già prima dello sbarco in USA amava farsi fotografare in sella a una Harley-Davidson e in futuro gli piacerebbe trascorrere del tempo fra Los Angeles e Miami, senza però trascurare la sua “Sangio”.

“Torno ogni volta che posso perché ci sono gli amici più cari, i genitori, le mie radici. Qui sto proprio bene”.

La passione per la cultura a stelle e strisce è una delle ragioni che ha convinto il cestista a collaborare con Sprite, il brand , che sostiene il basket fin dal 1994, annovera tra le sue collaborazioni una stella come LeBron James. Ma ci sono anche ricordi personali che lo legano alla bevanda di Atlanta.

“Da piccolo passavo i pomeriggi al campetto di Sangio e insieme ai miei amici ci divertivamo a giocare a basket e a mangiare caramelle gommose e a bere Sprite.

Lo scorso 25 marzo Belinelli ha compiuto trent’anni, un passaggio importante soprattutto per un atleta del suo calibro. Il campionato americano è un tritacarne che costringe a giocare 82 partite in meno di sei mesi e la forma fisica è fondamentale. Marco ci confessa che, con l’amico Chris Paul, uno dei playmaker più forti del mondo con cui ha condiviso la maglia degli Hornets, si sono sempre presi in giro a vicenda poiché entrambi hanno un fisico meno scolpito della media dei giocatori NBA. Questo, però, non vuol dire che la guardia azzurra non si alleni quotidianamente anche nei mesi di riposo, seguendo una dieta equilibrata per tutto l’anno.

“Più passa il tempo, più cerco di stare attento all’alimentazione: poca pasta, tanto pesce, verdura e centrifugati”, ammette prima di aggiungere con un sorriso reso accattivante dalla cadenza emiliana: “Quando torno qui a casa, però, un piatto di tagliatelle al ragù non me lo toglie nessuno. In fondo, si vive una volta sola”.

 

Quest’anno Marco Belinelli sarà testimonial d’eccezione per Sprite, in una serie di attività tra le quali una lattina special edition e un concorso che darà la possibilità ai suoi fan di volare negli Stati Uniti e vivere l’emozione del grande basket. Stay tuned!