Giovani e agricoltura sono un binomio che sta tornando in voga, come testimonia la recente crescita dell’occupazione agricola fra i lavoratori under 35 e il boom d’imprese legate alla terra fondate da giovani.

Nel secondo trimestre 2018, questo aumento di millennials fra gli agricoltori ha segnato un + 1,6%, ben al di sopra della crescita nazionale, che si è attestata sullo 0,9% secondo le elaborazioni dei dati Istat da parte di Ismea. Sono circa 3mila le nuove imprese giovanili nate, con un aumento del 5,7% circa rispetto all’inizio dell’anno, secondo i dati del Registro delle imprese.

Questi numeri positivi confermano l’interesse nei confronti della terra da parte delle nuove generazioni. Interesse che rappresenta anche un’opportunità per un comparto che, nonostante i recenti cali, continua a occupare un posto di primo piano nell’economia italiana: l’agricoltura dà lavoro a 1 milione e 385 mila persone, pari al 5,5% degli occupati totali. E con oltre 31,5 miliardi di euro, porta il Belpaese a svettare nella classifica Ue per il livello del valore aggiunto nel settore.

“L’ingresso dei giovani in agricoltura aumenta il livello della competitività e della legalità” – si legge in uno studio di Confagricoltura“soprattutto perché cresce la percentuale di chi sceglie quest’attività non come rimedio ma come opportunità professionale e scelta di vita”.

Il ritorno alla terra degli under 35 trova conferma anche nel recente successo degli istituti agrari, che hanno registrato un + 36% d’iscrizioni negli ultimi cinque anni. Sono oltre 45mila i ragazzi che lo scorso anno hanno scelto un indirizzo legato all’agricoltura, vista sempre più come una prospettiva di futuro. Secondo il Ministero dell’istruzione, a un anno dal diploma si registra un tasso medio di occupati di oltre il 73%, con picchi che vanno dal 94% dell’Abruzzo, all’89 del Veneto, al 79 della Lombardia. Ciò che rende attrattivi questi istituti è anche la crescente domanda di preparazione all’uso di strumentazioni moderne, come droni e sensori per il monitoraggio dei raccolti, o la tecnologia blockchain per garantire la provenienza dei prodotti.

Pur essendo fra i leader mondiali nella produzione di tecnologia agricola, l’Italia sfrutta ancora poco questo mercato, che ha un valore stimato di circa di 100 milioni di euro. Oltre il 12% delle aziende che forniscono sistemi innovativi per l’agroalimentare nate dopo il 2011 sono italiane. Al momento, però, quest’offerta si trasferisce poco sui campi: solo l’1% della superficie coltivabile della Penisola è gestito con tecnologie che sarebbero, teoricamente, in grado di dare benefici in termini di riduzione dei costi, certificazione di qualità, sicurezza e resa del raccolto. Questo potrebbe assicurare un discreto margine di vantaggio a chi avesse voglia di rinnovarsi, ampliando le proprie competenze e imparando a conoscere i nuovi sistemi.

Per questo Coca-Cola investe nella formazione anche in questo settore, attraverso il sostegno non condizionato di The Coca-Cola Foundation a programmi come Social Farming – rivolti a giovani, donne, soggetti svantaggiati – che mirano a facilitare la creazione di professionalità specializzate nella gestione d’imprese agricole multifunzionali all’interno della filiera agrumicola siciliana. Oltre ad avere un occhio di riguardo per la promozione di modelli di sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale, il programma vanta una particolare attenzione al cambiamento tecnologico e con la piattaforma Agrorà del Distretto Agrumi di Sicilia, è in grado di connettere domanda e offerta, favorendo l’individuazione di progetti per l’innovazione del prodotto, del processo e della commercializzazione degli agrumi.

Sempre nell’ottica di consolidare l’utilizzo di tecnologie innovative in ambito agricolo, Coca-Cola sostiene, attraverso The Coca-Cola Foundation, il programma NCWR - Non Conventional Water Resources (“Risorse Idriche Non Convenzionali”), un progetto che applica tecnologie ICT a pratiche di irrigazione sostenibile, con l’obiettivo di ottenere un risparmio medio del 10% delle risorse idriche.

Una iniziativa pilota, quella di NCWR, che dura da oltre 10 anni in diverse isole del Mediterraneo e che, in Italia, coinvolge un selezionato gruppo di agricoltori della Piana di Catania per promuovere una cultura di sostenibilità, a partire dall’irrigazione, attraverso tecnologie che rendono facile la verifica e la valutazione del consumo e dell’utilizzo idrico.
Gli agricoltori,  infatti, riceveranno informazioni personalizzate sulle proprie necessità di irrigazione, attraverso una serie di sensori installati nel terreno che raccolgono e veicolano le informazioni ad una piattaforma on line: ascoltando la sete dei propri alberi, potranno migliorare l’uso di acqua, verificare la qualità delle proprie coltivazioni e – non meno importante – ridurre i costi energetici legati all’irrigazione, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza idrica ed energetica fino al 40%.

Accanto a questa iniziativa, gli stessi partner hanno sviluppato un programma a livello urbano, mirando ad accrescere le infrastrutture “verdi-blu”, che incentiva la raccolta e la gestione delle acque piovane realizzando un “tetto verde” negli edifici dell’Ateneo catanese: lo spazio, come già avviene nelle aree interessate da questo genere di progetti, ha l’obiettivo di migliorare l’efficienza energetica del palazzo coinvolto, mitigare il calore che si produce in modo particolare nelle città isolane e migliorare la qualità dell’aria, contribuendo ad una generale trasformazione positiva. Inoltre, il posizionamento all’interno di uno spazio educativo permette una diretta sensibilizzazione degli studenti e specialisti di ingegneria idraulica, che potranno utilizzare lo spazio per approfondimenti e ulteriori progetti didattici.

È proprio la necessità di creare professionalità e nuova imprenditoria per la filiera, che spazia dalla coltivazione alla trasformazione degli agrumi sino al turismo relazionale, ad aver spinto Coca-Cola Italia a puntare sulla formazione e a investire nelle nuove tecnologie. Per migliorare sia il valore produttivo sia quello sociale del comparto, sostenere un’eccellenza italiana come la produzione delle arance e potenziare l’utilizzo delle nuove tecnologie al fine di gestire in maniera sostenibile le risorse del pianeta.