Nel luglio 1958, una giovane di nome Carol Parks si sedette al frequentatissimo bancone del Dockum Drugstore di Wichita, in Kansas, ordinò una Coca-Cola e fu prontamente servita dalla cameriera. Ma quando entrarono altri clienti e si sedettero accanto a Carol Parks, la stessa cameriera si rifiutò di servirli.
Perché? Perché questi clienti erano neri. E come succedeva in innumerevoli altri locali degli Stati Uniti al tempo, al bancone vigeva il segregazionismo, che impediva ai cittadini di colore di essere serviti. L’unico motivo per cui Carol Parks era stata trattata diversamente era che la cameriera non si era accorta che anche lei fosse afroamericana, perché aveva una pelle olivastra.
Questo fu lo scenario del primo sit-in di protesta di cui si abbia notizia, una manifestazione non violenta contro le leggi sulla segregazione razziale in cui i neri (spesso studenti) entravano e chiedevano di essere serviti negli esercizi pubblici che avevano adottato una politica discriminatoria.
Martin Luther King dedicò gran parte della propria vita alle campagne per i diritti civili. Come afro-americano, molte delle sue conquiste hanno fatto la differenza per me. Come storico del settore delle bevande, sono colpito dal numero di sit-in pacifici, alcuni ispirati proprio da King, che si sono tenuti davanti ai banconi e ai distributori di soft drink.
Si potrebbe quasi affermare che la via verso i diritti civili negli USA sia passata per questi banconi. E, in effetti, la prima notte che Martin Luther King passò in prigione fu dopo un sit-in di disobbedienza civile nell’ottobre 1960, insieme a decine di studenti dell’Atlanta University Center che si erano visti rifiutare la consumazione al bancone di chioschi e ristoranti di Atlanta.
Lasciatemi soffermare sulle ragioni di questa scelta.

Il mitico erogatore di bevande alla spina

Donne al bancone
Due donne durante un sit-in di protesta contro la segregazione a Nashville, Tennessee, il 26 marzo 1960.

© Bettmann/CORBIS


La distribuzione di bevande alla spina fece la sua comparsa negli Stati Uniti nell’Ottocento e raggiunse la massima popolarità fra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso. La sua diffusione fu costante in tutto il Paese, insieme con quella di farmacie e spacci, e toccò l’apice con la ristorazione veloce.
Banconi e chioschi delle bevande erano luoghi di ritrovo, dove si andava per socializzare o per un pasto veloce, come nei moderni bar.
Coca-Cola fu servita per la prima volta in questa modalità in una farmacia di Atlanta nel 1886, in Georgia, mentre fu solo nel 1928 che le vendite annue di Coca-Cola in bottiglia superarono quelle al bicchiere. Come archivista presso The Coca-Cola Company, ho sentito raccontare molte storie accadute davanti ai distributori di bibite della metà del XX secolo. E mi emoziono quando penso a Martin Luther King, Carol Parks, ai miei genitori e a mia nonna, che lavorava proprio a un bancone dove non avrebbe potuto ordinare nulla come cliente.
E penso: e io? Avrei potuto pranzare al bancone, come faccio oggi?
Nei locali delle comunità nere si è sempre servita Coca-Cola, per cui l’azienda rivolse campagne di marketing ai consumatori afro-americani già negli anni ’50. In alcune aree del Paese tuttavia, soprattutto al Sud, le leggi americane sulla segregazione negavano il diritto di comprarsi o di consumare una Coca-Cola.

Poi qualcosa di grande ebbe inizio…

Il 1° febbraio 1960, quattro matricole dell’Università di Agraria e Agrotecnica della Carolina del Nord presero posto davanti al bancone delle devande di Woolworth a Greensboro in quello che sarebbe diventato il più famoso sit-in della storia degli Stati Uniti, che viene considerato la scintilla di molte altre dimostrazioni in tutto il Paese.
A distanza di molti mesi, il 19 ottobre 1960, Martin Luther King partecipò a un altro famoso sit-in al ristorante Magnolia Tea Room dei grandi magazzini Rich’s di Atlanta, dove fu arrestato. Gli stessi magazzini erano di per sé progressisti, perché permettevano alle famiglie di neri di acquistare merce a credito come a quelle bianche, ma non nei bar e ristoranti, dove vigeva la segregazione. Tanto che Martin Luther King raccontò che, nel 1959, la sua famiglia aveva speso ben 4.500 dollari ai magazzini Rich’s, ma che “Siamo bene accetti a tutti i banconi, tranne quelli del ristorante”.

I distributori di bevande come motori del cambiamento

Perché Martin Luther King e il movimento per i diritti civili si erano concentrati sui distributori di bevande? Sia perché erano ormai diventati importanti istituzioni comunitarie, sia per motivazioni economiche: l’Atlanta Journal racconta infatti che, non appena i dimostranti si misero in coda e occuparono i posti al bancone, “il servizio si interruppe, le luci si spensero e comparvero catene, lucchetti e insegne con la scritta ‘Chiuso’”.
In un video girato subito dopo l’arresto, Martin Luther King spiega come i sit-in fossero lo strumento per far emergere la questione della segregazione razziale e stimolare il progresso. Il fattore economico ha sicuramente attirato l’attenzione sul tema, costringendo la gente ad affrontarlo. Come il boicottaggio di Montgomery nel 1955 portò la Corte Suprema a dichiarare illegale la segregazione sugli autobus dell’Alabama, così i sit-in ai banconi delle bevande furono motore del cambiamento: nel 1961, un anno dopo le manifestazioni pacifiche, la segregazione ebbe fine nei bar della città di Atlanta.

Cambiare l’America in meglio

Quando Martin Luther King vinse il Premio Nobel per la Pace nel 1964, si comprese che i suoi sforzi per affrontare le ingiustizie locali avevano ispirato il pubblico internazionale. Il presidente di Coca-Cola, Robert W. Woodruff, organizzò una cena locale di festeggiamento in onore di King. All’inizio nessuno dei grandi imprenditori della città accettò l’invito, ma Woodruff raccomandò fortemente che lo facessero. Alla fine, più di 100 importanti uomini d’affari parteciparono all’evento.
Quello stesso anno, il Congresso approvò lo storico Civil Rights Act, mettendo fine alla segregazione razziale legalizzata e dichiarando fuori legge le discriminazioni verso i neri e altre minoranze nei luoghi pubblici.
Jamal Booker è archivista presso l’Ufficio Coca-Cola Heritage Communications.