Alla 12° edizione dell’International Journalism Festival di Perugia non si è parlato solo di fake news ma anche di Brand Journalism. Sempre più spesso sentiamo queste due parole, ma sappiamo davvero cosa significano? Il Brand Journalism, come riporta Data Media Hub, è un “tipo di giornalismo che si occupa della comunicazione e di tutto ciò che ruota attorno a un brand, con lo scopo di informare i lettori sulla storia dell’azienda attraverso strumenti e regole proprie del professionista che opera nei mass media”.

È un nuovo modo di fare comunicazione che risponde alle stesse regole del giornalismo tradizionale e che ha come presupposto la corretta informazione, senza fare solo l’interesse delle aziende. Da un po’ di tempo a questa parte il Brand Journalism si sta diffondendo a macchia d’olio nel mondo della comunicazione perché, sempre più spesso, si sente la necessità di aprire una finestra di dialogo con i propri consumatori. Questo è utilizzato dalle aziende per raccontarsi e raccontare il mondo attraverso lo storytelling, bypassando i media tradizionali. Ce ne ha parlato Diomira Cennamo, direttore scientifico dell’Osservatorio Brand Reporter Lab: “Lo storytelling non è la semplice invenzione di storie ma è un modo di estrarre i valori chiave della vicenda e mettere in atto le tecniche narrative per produrre un racconto efficace”.

Il lato positivo di avere un proprio brand magazine sta nella possibilità di mostrare il lato umano dell’azienda ai lettori e interagire con loro in maniera diretta. Insomma, la mission è quella di informare e poco importa se il lettore è un consumatore o no, bisogna fornirgli elementi utili di lettura scrivendoli in maniera corretta.

Durante il panel dedicato al Brand Journalism, nel corso del festival è emerso che le aziende che si stanno avvicinando a questo mondo sono in crescita e si fa sempre più fatica a trovare le differenze tra giornalismo tradizionale e media aziendali: ad affermarlo è Carlo Fornaro, CEO di Osservatorio Brand Reporter Lab. Uno scoglio da superare, tuttavia, è la credibilità. Quest’ultima è legata in maniera indissolubile all’autorevolezza del marchio. Più è autorevole il brand più il lettore darà un peso rilevante a quello che sta leggendo.

Chi fa Brand Journalism, dunque, deve essere in grado di trasformarsi, in altre parole, in un brand advocate, ma deve farlo nel modo più spontaneo possibile e senza perdere di vista il fatto che i veri protagonisti sono il consumatore e le sue necessità. Bisogna creare un rapporto di fiducia con il consumatore e il modo migliore per farlo è fornire dei contenuti di qualità credibili e non di parte. Ma come si fa? “Etica e verità. Risponde così Fornaro, affermando che se crediamo nella professione del giornalista in toto, che basa il suo lavoro su punti di riferimento etici e morali, mettendo la verità alla base del proprio mestiere, allora sia il giornalista tradizionale che quello di azienda svolgono entrambi un ottimo servizio. È necessario raccontare la verità alla community cui ci si rivolge.

 

 

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Federico Rivi è un giornalista del Master in Giornalismo IULM. Si è laureato in Comunicazione, media e pubblicità e ha lavorato per Sportitalia. Dopo essersi appassionato al giornalismo televisivo ha sperimentato il mondo Mediaset nella redazione di Tgcom24. Emiliano d’origine e milanese d’adozione, ama il cibo tradizionale e il basket. Il suo motto è “Fall, fight, feel”.

 

 

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Nausica Samela è una giornalista del Master in Giornalismo IULM. Laureata in Lettere e specializzata in Editoria e Giornalismo, è appassionata di cronaca nera. Il suo sogno fin da bambina è quello di diventare giornalista televisiva. Trapiantata dalla Basilicata a Milano, ama viaggiare in solitaria alla scoperta dei Paesi dell’est Europa e sorseggiare del buon vino. Si definisce fashion addicted per passione.