Se la Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici del 2015 (Conference of Parties, COP21), conclusasi con la firma del Trattato di Parigi sul clima, ha visto convergere le leadership mondiali verso una consonanza di intenti riguardo le questioni relative al cambiamento del clima del pianeta, la COP22 di Marrakech ha segnato il passaggio alla fase di attuazione concreta delle politiche e delle prassi più idonee a rispettare l’impegno di ridurre le emissioni di anidride carbonica assunto dalle parti.

La conferenza in Marocco si è svolta, tra l’altro, in un momento topico: la riunione di capi di stato, rappresentanti delle Ong, delle Oing e delle imprese ha avuto inizio a pochi giorni di distanza dall’entrata in vigore ufficiale del Trattato di Parigi, avvenuta il 4 novembre scorso. Un mese prima 55 Paesi, responsabili del 55 per cento delle emissioni globali - requisito minimo per far entrare in vigore gli accordi - avevano accettato formalmente le condizioni fondamentali del Trattato di Parigi.

Ad oggi le parti che hanno ratificato il Trattato (assumendosi un impegno vincolante) sono 115, e si tratta di un passo avanti in buona parte non previsto.

 “Con questo successo inatteso abbiamo fatto veramente centro” ha affermato Patricia Espinosa, c-host di COP22 e Segretaria esecutiva della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC). “Tuttavia, adesso a maggior ragione è ancora più impellente mettersi al lavoro e definire gli ultimi dettagli necessari a rendere pienamente operativo il Trattato di Parigi”.

Che cosa significherà questo per le aziende? Se si vuole che gli obiettivi del COP21 siano raggiunti nei tempi ritenuti opportuni, è indispensabile che grandi aziende come The Coca-Cola Company, in grado di esercitare una notevole influenza sulle città di tutto il mondo  – secondo un rapporto delle Nazioni Unite, sono infatti i centri urbani a emettere le maggiori quantità di  CO2 nel pianeta,  circa il 70% delle emissioni totali di gas serra – continuino a compiere passi avanti  negli impegni che si sono assunte allo scopo di incentivare pratiche sostenibili. Aspetto forse ancora più importante è che farebbero bene a unire i loro sforzi verso questo obiettivo.

La comunità delle imprese e dei governi sta collaborando per cercare di compiere progressi significativi” dice April Crow, direttore globale di The Coca-Cola Company per le questioni ambientali e la sostenibilità. “Presi singolarmente, i nostri sforzi non ci porteranno dove vogliamo arrivare. I nostri sforzi collettivi, invece, potranno avere un impatto decisamente maggiore”.

Scopo della Convenzione di Marrakech era discutere in che modo i governi, le organizzazioni e le imprese si stessero preparando a mettere in pratica gli obiettivi stabiliti e concordati l’anno prima a Parigi. Tra questi propositi c’è quello di mantenere l’aumento globale delle temperature ben al di sotto dei 2 gradi centigradi, arrivando al picco massimo delle emissioni di anidride carbonica e raggiungendo la neutralità globale di emissioni entro il 2020, oltre a creare un piano per allocare almeno 100 miliardi di dollari l’anno da destinare a interventi relativi al clima nei paesi in via di sviluppo.

April Crow afferma che all’assemblea predominava “una grande preoccupazione”, dovuta all’insicurezza su come i singoli paesi negli anni a venire dovranno contribuire alla discussione sul clima globale. In ogni caso, sono 193 i membri dell’UNFCCC ad aver già firmato il Trattato di Parigi. Quindi, prosegue Crow, l’attuale atmosfera politica negli Stati Uniti non avrà ripercussioni negative su ciò che The Coca-Cola Company sta facendo per rendere le proprie attività più sostenibili.

Le nostre strategie aziendali non cambieranno in funzione della politica. I nostri investimenti a favore dell’ambiente proseguiranno” dice April Crow.

In generale, la Conferenza di Marrakesh non ha attirato la stessa folla di persone presente a Parigi un anno fa e nella migliore delle ipotesi i partecipanti sono stati circa la metà. Tuttavia April Crow, relatrice al Forum sull’Innovazione Sostenibile di COP22, dice che nonostante i partecipanti alle sedute quest’anno siano stati inferiori di numero, non sono mancati dibattiti assai importanti e pieni di significato. Tenuto conto che le cupe ripercussioni del cambiamento del clima lasciano le aziende in uno stato di profonda incertezza in relazione al futuro, molte di loro hanno iniziato a considerare il reciproco impegno a favore di un’economia a bassa emissione di anidride carbonica come l’unica opzione praticabile per continuare ad avere una crescita sostenibile sul lungo periodo. 

We Mean Business, una coalizione di aziende e investitori che nel 2014 si è assunta l’impegno di lavorare in sinergia per pervenire a un’economia a bassa emissione di CO2, costituisce un esempio di sforzo collettivo intrapreso da varie aziende per affrontare e risolvere le sfide determinate dal cambiamento climatico con soluzioni in diverse aree come l’efficienza energetica e il risparmio idrico.

La Coalizione di 492 aziende annovera Apple, Facebook, The Coca-Cola Company, General Mills e Unilever, e si è prefissata una serie di obiettivi

  • Concertare i messaggi che le varie aziende diffondono sulla tematica del cambiamento climatico
  • Migliorare li flusso di informazioni sull’anidride carbonica verso i media
  • Sviluppare criteri comuni in base ai quali mettere a punto politiche migliori.

Crow e altri rappresentanti delle aziende che aderiscono al WMB sono ottimisti a riguardo dello slancio dimostrato dalla Coalizione, tenuto conto che sempre più aziende accettano l’idea che le economie escano rafforzate da un’azione decisiva a favore del clima e che nel frattempo vanno gradualmente riprendendo le iniziative varate in questo senso ma bruscamente interrotte dall’arrivo della Grande Recessione.

Le aziende sono partner indispensabili per i governi di tutto il mondo per dare concretezza alle varie iniziative, visto che fanno tutto ciò che è possibile per raggiungere i loro Contributi definiti a livello nazionale (Nationally Determined Contribution) lungo la strada che conduce alla decarbonizzazione” ha detto alla conferenza Peter Bakker, presidente del Consiglio Mondiale delle Imprese per lo Sviluppo Sostenibile (World Business Council for Sustainable Development, WBCSD). “Le aziende più innovative stanno già mettendo in atto soluzioni in grado di impattare in futuro sulla competitività”.

Bakker ha aggiunto che il WBCSD sta “attingendo a tutto il potere di oltre 150 aziende per aumentare progressivamente le soluzioni innovative che possono contribuire a raggiungere fino al 65 per cento dell’indispensabile riduzione delle emissioni”. Bakker dice, tuttavia, che la Low Carbon Technology Partnership non ha a che vedere soltanto con le emissioni, ma mette in moto anche “migliaia di miliardi di dollari in investimenti e ha la potenzialità di creare posti di lavoro per tutti nel mondo delle basse emissioni di CO2”.

Crow dice che le aziende devono essere più determinate nell’avviare questo tipo di partnership e nel perseguire opportunità di business che vadano di pari passo con esse, invece di limitarsi semplicemente a scongiurare pericoli.

Durante il Forum sull’Innovazione Sostenibile di Marrakesh, Crow ha affermato: “Non si tratta di qualcosa che può fare un’unica azienda, un unico governo o un’unica Ong. Quanto più riusciremo a farle collaborare, tanti più passi avanti faremo”.

Rivolgendosi al Forum sull’Innovazione Sostenibile, Crow ha anche messo in luce la necessità per The Coca-Cola Company e altre aziende di continuare a investire nelle comunità locali che le appoggiano. Per The Coca-Cola Company questi investimenti hanno assunto la forma di ristrutturazioni importanti, accesso sicuro alle risorse idriche e iniziative volte a conferire potere economico alle imprenditrici.

 “Siamo attivi in 900 fabbriche e impianti sparsi in tutto il pianeta” ha detto Crow durante la sessione, “e ciò significa che l’acqua che mettiamo in tavola o qualsiasi altro prodotto di The Coca-Cola Company non deve fare tanta strada per arrivare da chiunque. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, si tratta di un prodotto locale. Questo ci consente di effettuare scelte ben precise riguardo alle bevande che serviamo, i packaging che scegliamo e le modalità con le quali investiamo nelle comunità locali di tutto il mondo”.