C’è chi i passaggi chiave della vita li affida alle pagine di un diario, chi alle orecchie di un amico e chi invece se li tatua sul corpo, come in una catarsi che rende più trasparenti. Ema Stokholma è una di queste persone: quando ha deciso di abbandonare il mondo delle sfilate per buttarsi nel deejaying si è tatuata una cuffia sul bicipite destro; dopo aver abbandonato la Francia per l’Italia si è marchiata la frase "Ognuno sceglie la propria famiglia” sulla spalla sinistra; e poi, per celebrare le origini d’oltralpe, la tour Eiffel sul braccio destro.

Se, incontrandola vis-a-vis, si evita per un attimo di farsi ammaliare dal look estroso e dal suono ammiccante della erre moscia, sulla sua pelle si può leggere un racconto che ne connota la storia, i sogni e le passioni. Tutte caratterizzate da una gran voglia di sperimentare e superare i propri limiti.È l’istinto che mi spinge a osare, a non fermarmi davanti alle mie ansie e alla mia pigrizia, sottolinea l’ex modella marsigliese, oggi uno dei deejay più famosi d’Italia. “Se penso troppo mi blocco, perché non amo l’adrenalina né andare sull’ottovolante. Ma in realtà la mia vita è tutta un ottovolante”. L’altalena emotiva comincia a 15 anni, quando Ema lascia la famiglia per trasferirsi da sola in Italia. In testa non ha un piano preciso, solo una gran voglia di andarsene da casa e viaggiare. “Salire sul treno Palatino per Roma è stato il primo vero azzardo della mia vita”. All’arrivo nel Belpaese, vive alla giornata lavorando in bar e ristoranti. Alta, magra, sveglia e attraente non ci mette molto a scambiare il bancone del bar per passerelle e set fotografici lavorando per le grandi griffe della moda. Salvo perdere l’interesse per questo mondo dopo qualche anno. "Non mi piaceva l’ambiente, non mi presentavo ai casting, ero sempre in ritardo. Pensavo addirittura di avere un problema di narcolessia, invece era una sorta di rifiuto inconscio”.

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 Quando ha 25 anni fa un viaggio a Ibiza con un’amica. La passione per la musica e il clubbing l’ha sempre avuta, ma sull’isola spagnola nasce l’idea di farne un lavoro. Torna, si tatua la cuffia e decide di cambiare vita un’altra volta.  “L’interesse parte dalle cuffie. Da quando ero piccola le porto sempre in testa per chiudermi nel mio mondo di musica. Ma all’epoca in Italia non c’erano dj donne e nessuno mi prendeva sul serio. Ci ho messo anni a farmi un nome. Dopo i primi set a Riccione andavo a dormire in spiaggia perché non mi pagavano l’albergo e volevo dimostrare a tutti di avere grandi capacità”.

Anche la fortunata collaborazione in radio, dove conduce un programma serale di approfondimento musicale insieme al giornalista Gino Castaldo, nasce dalla voglia di mettersi in gioco e superare i propri limiti. Inclusi quelli più inaspettati. “Per anni ho preferito non rispondere al telefono. Usavo solo i messaggi perché non mi piaceva il suono della mia voce”. Il che sorprende davvero, perché, dal vivo, l’accento francese e il timbro leggermente roco rendono la sua inflessione affascinante. Ma il giudizio sulla propria voce, si sa, è sempre molto personale. 

Appena mi hanno proposto di lavorare in radio ho pianto. Poi mi sono buttata ed è andato tutto per il meglio”.

Selezionare musica e parlare live ai microfoni della radio le trasmettono sensazioni simili a quando si è trovata per la prima volta in consolle a mixare. “Impari sul momento, soprattutto ad accettare le critiche che oggi arrivano in tempo reale, perché la pista si svuota o perché gli ascoltatori le esprimono sui social media. Il segreto è osare al momento giusto e tenere sempre a mente che non stai suonando per te stessa. Devi capire il pubblico e guadagnarne gradualmente la fiducia per prenderlo per mano e farlo divertire. Solo allora puoi sperimentare con pezzi inaspettati e fuori dal coro”.

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È tardi e Ema deve prepararsi per far ballare il pubblico milanese riunito a Villa Necchi per il lancio della nuova gamma di toniche Royal Bliss. Raccoglie le sue cuffie-feticcio nere e ci lascia con un sorriso. Spiace vederla andare, ma siamo contenti di seguirla in pista perché quando è in consolle il divertimento è assicurato: tra movenze, tatuaggi e presenza scenica, lo spettacolo inizia prima ancora che cominci a mixare i dischi. E poi cresce, a ritmo di musica elettronica e sonorità contaminate fra il commerciale e lo sperimentale che fanno apprezzare ancor di più le cuffie che porta tatuate sotto il bicipite.