Fra le ospiti dell’evento “Imprenditoria al femminile: storie e esperienze di sviluppo sostenibile tra tradizione e innovazione” – tenutosi il 7 luglio a Expo Milano 2015 - c’era anche Federica Argentati, per portare la sua testimonianza nel dibattito sui fattori che condizionano le carriere e i percorsi professionali delle donne.

Federica Argentati è presidente del Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia, sottoscritto dai principali produttori e trasformatori delle eccellenze siciliane. Agronomo di formazione, è una delle pochissime donne che ricoprono un ruolo manageriale nel comparto ortofrutticolo. Da sempre impegnata nel settore agrumicolo, è l’anima del progetto per la trasformazione degli scarti di produzione del succo d’arancia in energia pulita finanziato da The Coca-Cola Foundation.

Com’è nata l’idea di riutilizzare il pastazzo per la produzione di energia?

Dalla richiesta degli industriali della filiera, che più volte avevano evidenziato il problema dello smaltimento del pastazzo. La produzione di succo rappresenta un “polmone” per la filiera. Se non trova altri usi, il pastazzo diventa un rifiuto e va smaltito con costi elevati e imprevedibili: questo rischia di trasformare il “polmone” in “collo di bottiglia”.

Quali sono i vantaggi rispetto al riutilizzo del pastazzo per produrre compost o mangimi?

Nei casi in cui si preveda di utilizzare il pastazzo come additivo alimentare o mangime zootecnico i rifiuti devono essere essiccati, con costi energetici e organizzativi. Questo processo è un vicolo cieco tra area rifiuti e settori di mercato non in grado, peraltro, di assorbire le quantità in gioco.

Qual è il fine di questo progetto pilota di trasformazione degli scarti?

L'obiettivo è individuare processi industriali per l'utilizzo del pastazzo in processi bioenergetici in modo da trasformare un fattore di rischio economico e legale in un’opportunità economica per la filiera. Il progetto, inoltre, mira a dimostrare che è possibile aumentare la percentuale di pastazzo rispetto ad altri componenti, sempre di matrice organica, che comunque sono necessari per la produzione di biogas.

Lei è Presidente del Distretto Agrumi da ormai qualche anno. C’è qualcosa del suo operato che la rende particolarmente fiera?

Il Distretto è certamente il più grande strumento di coesione della filiera mai realizzato in Sicilia. Vedere crescere questo strumento, certamente, mi rende fiera.

Le donne impegnate con ruoli decisionali nella filiera agroalimentare non sono molte. Pregi e difetti di questa sua posizione di nicchia?

Mi confronto, nella maggior parte dei casi, con uomini poco abituati all’idea di lavorare a pari livello con le donne. Figuriamoci a “rispondere” a una donna. Vantaggi nell’essere donna? Purtroppo non ne vedo.