Un’azienda che ispira fiducia, i cui dipendenti sono soddisfatti, che offra buoni percorsi di formazione, che ha prospettive di crescita, che esprime chiaramente missione e valori e opera su scala globale: più o meno è questo l’identikit del datore di lavoro ideale indicato dalla ricerca “Le dinamiche di selezione, valutazione, scelta degli studenti universitari verso potenziali employer” promossa da Fondazione Coca-Cola HBC Italia e realizzata da LUISS Business School. Al suo direttore, Paolo Boccardelli, abbiamo chiesto di commentare i risultati dell'indagine, che ha visto la partecipazione di oltre 900 studenti di un’età compresa tra i 18 e i 29 anni.

Trova giuste le indicazioni degli studenti o c’è qualcosa che secondo lei stona e indica una scarsa conoscenza del mondo delle imprese?

I risultati rispecchiano il confronto che quotidianamente abbiamo con i ragazzi di oggi. Sono giovani che cercano employer con una visione ben definita, capaci di esprimere la loro visione in modo chiaro e di comunicare un percorso di crescita interessante, ricco di innovazione. Oggi tanti ragazzi ancora vogliono lavorare per le grandi società di consulenza ma è altrettanto vero che molti vorrebbero lavorare per Google o per Amazon, aziende che fanno dell’innovazione uno dei loro punti di forza.

I settori preferiti però sono ancora consulenza e banche, un settore che sa di vecchio. Non le sembra una scelta strana?

La consulenza resta ai primi posti perché le società del settore sono capaci di offrire percorsi di carriera stimolanti, con contenuti legati anche alle nuove tecnologie. E l'interesse per le banche deriva dall'orientamento della LUISS che ha profonde radici e contatti con il mondo della finanza. Ma non dobbiamo pensare che i ragazzi aspirino alla figura del bancario classico: guardano piuttosto alla consulenza finanziaria di ultima generazione e ai profondi cambiamenti, anche qui tecnologici, che stanno investendo il settore bancario.

Secondo lei, nella individuazione delle aziende più attraenti i Millennials sono diversi dai giovani del passato?

Sì: sono più flessibili, hanno viaggiato di più, conoscono almeno tre lingue e si muovono con disinvoltura nel mondo digitale. Cercano progetti di sviluppo per la loro carriera e guardano alla prima assunzione come a uno step importante che contribuisca alla propria crescita professionale.

Che cosa dovrebbe fare uno studente per capire se il potenziale employer è davvero affidabile, è in grado di mantenere le promesse? Basta il passaparola, che dalla ricerca emerge come prima fonte di informazione sull’azienda?

Il passaparola è importante: l'uomo in fondo è un animale sociale. Il problema è che il passaparola da parte di una persona che ha avuto un'esperienza negativa in un'azienda continuerà a condizionare le scelte nel proprio ambiente, anche se l'impresa è cambiata in meglio. Per questo è importante per le aziende farsi conoscere attraverso gli incontri nelle università e nelle business school. Devono venire a casa degli studenti e raccontarsi.

Ritiene che questo tipo di attenzione delle grandi aziende verso le attese dei potenziali dipendenti sia ancora troppo limitato?

No, le multinazionali ora sono molto attive nel farsi conoscere presso gli studenti e anche le aziende italiane lo sono sempre di più: Sa perché? Perché oggi è molto difficile attirare i talenti nella propria impresa.

In che modo le università possono supportare le aziende nello scouting delle loro risorse e nella ricerca dei talenti?

Le università devono favorire gli incontri periodici con gli studenti. Non solo: devono anche seguire con attenzione i propri studenti, creando un profilo per ognuno e accompagnare i ragazzi verso la scelta più corretta nel mondo del lavoro.

Pensando agli studenti: molti ragazzi si apprestano ad affrontare l’esame di maturità e la scelta sul proprio percorso di studi successivo, oppure il percorso di specializzazione post laurea. Quale suggerimento si sente di dargli per effettuare una scelta spendibile nel mercato del lavoro di oggi?

È quasi impossibile dire ora come sarà il mercato del lavoro tra 5 anni, quali saranno le professioni più richieste. Il mio primo consiglio da dare a un ragazzo che esce dal liceo è di seguire le proprie inclinazioni e le proprie passioni. Dovrà però incamminarsi lungo un percorso di studi che gli deve dare tre skills: capacità di risolvere i problemi; creatività; pensiero critico. E dovrà anche prepararsi a studiare “long and large”, ovvero a lungo e tanto.

Come è nata la collaborazione tra Fondazione Coca-Cola HBC Italia e LUISS Business School?

La Business School e la Fondazione Coca-Cola HBC Italia collaborano da tempo nel campo della responsabilità sociale d’impresa. Ora appassiona entrambi scoprire che cosa pensano i giovani, capire in che direzione stanno andando, in considerazione dell’attualità del tema, dal momento che il nostro paese accusa un alto tasso di disoccupazione giovanile.

GuidoFontanelliJourney.jpg
Guido Fontanelli  Giornalista economico, ha lavorato al Sole 24 Ore, Fortune Italia, Il Giornale, Panorama di cui è collaboratore fisso.