Famoso perché ospita la più grande parata di Carnevale del mondo, il Brasile non è di certo l’unico Paese a celebrare questa festa annuale con sfilate in costume, musica e danza. Il Carnevale è molto popolare anche in Italia, soprattutto nelle piccole città in cui le sfilate risalgono all’abitudine delle varie comunità locali di competere tra di loro per dare un tocco personale all’evento.

La capitale indiscussa del Carnevale italiano è Venezia, dove i festeggiamenti sono diventati una vera e propria arte. La città ospita infatti ogni anno migliaia di partecipanti travestiti con costumi eleganti e maschere elaborate, basate su elaborazioni della Bauta, la maschera veneziana che copre metà volto e ha una sorta di becco che permette di mangiare e bere senza toglierla.

Le maschere hanno sempre rivestito un ruolo molto importante nella storia di Venezia, la cui popolazione le indossava per buona parte dell’anno già nel XIII secolo. Oggi chi partecipa al Carnevale le può ancora acquistare in varie botteghe della città, dove si dice che si trovino più negozi di maschere che macellerie.

Per tradizione, il cuore dei festeggiamenti è la storica Piazza San Marco. Ma balli in maschera, concerti, rappresentazioni e altri eventi si svolgono ovunque. A Venezia le maschere più comuni si ispirano a due personaggi della tradizione locale: Pantalone, l’avido uomo d’affari in completo rosso e mantello, e Colombina, astuta cameriera dalla maschera molto decorata sorretta da un bastoncino. 

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Photo credits: Relax foto-de

In Italia c’è grande abbondanza di maschere regionali rappresentanti i personaggi tipici associati al Carnevale, nati dalla Commedia dell’Arte, un tipo di commedia popolare che fece furore nei teatri italiani tra il XVI e il XVII secolo. Ogni città italiana ha la sua maschera tipica, che funge un po’ da mascotte per i festeggiamenti: a Bergamo c’è Arlecchino, buffo servo abbigliato con un vestito di tutti i colori; a Torino c’è Gianduia, che indossa una grande parrucca, un cappello a tre punte e un abito elegante; a Napoli c’è Pulcinella, con la sua maschera di pelle nera e una larga camicia bianca. 

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Photo credits: piola666

Secondo la tradizione italiana, il Carnevale non è soltanto un’occasione mascherarsi. Dal punto di vista storico il Carnevale è considerato un rito di liberazione, un periodo dell’anno nel quale la popolazione poteva sfidare le convenzioni sociali e religiose in previsione del periodo penitenziale della Quaresima. Semel in anno licet insanire (una volta l’anno è consentito impazzire) è l’espressione latina associata al Carnevale. Ancora oggi, a Ivrea i festeggiamenti del Carnevale prendono spunto da questa folle frenesia. La più grande battaglia alimentare d’Italia, infatti, si combatte infatti in questa città del Piemonte, la regione del nord-ovest, a colpi di arance, moltissime arance. Sono proprio questi agrumi le armi profumate scelte per rievocare una battaglia della liberazione della città dalla tirannia in epoca medievale, quando il despota locale fu finalmente cacciato via dalla rivolta dei contadini. In questa stravagante Battaglia delle Arance, la popolazione, oggi rappresentata da individui che lanciano i frutti senza indossare protezioni, colpiscono le guardie del feudatario, interpretate da individui che a loro volta rispondono lanciando arance da carrozze tirate da cavalli e indossando maschere che ricordano elmi medievali. La baruffa degli agrumi è seguita da cortei di carri allegorici e musica.  

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Photo credits: Nico_Campo

Oggi il Carnevale non è più vissuto come un atto di liberazione, ma scherzi di ogni tipo sono tuttora molto comuni, al punto che nelle tradizioni culturali italiani vige ancora il detto “A Carnevale ogni scherzo vale”.

Questo spirito scanzonato è evidente più che altrove al Carnevale di Viareggio, dove le maschere e i carri allegorici di solito sono ispirati ai politici e ai fatti dell’attualità, spesso raffigurati in maniera satirica e con molta irriverenza e provocazione. Qui, Burlamacco, la maschera ufficiale, è un personaggio in completo a scacchi bianchi e rossi che indossa un cappello a tre punte e un mantello nero.

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Photo credits: Chicco dodifc

Come si conviene a tutti i festeggiamenti in Italia, il cibo riveste una parte molto importante e anche il Carnevale non fa eccezione. Le varie cucine regionali hanno diverse ricette tipiche. Le specialità più comuni sono quelle dolci, fritte e ricoperte da zucchero semolato. In questo periodo sono presenti nelle pasticcerie di tutto il paese con nomi e forme diverse: a Milano sono chiamate chiacchiere, a Roma frappe, in Toscana cenci, in Piemonte bugie, a Venezia crostoli. Altri dolci tipici e popolari sono le zeppole, bignè fritti riempiti di crema originari della Sardegna; gli arancini marchigiani, di pasta mescolata a scorza d’arancia e ricoperte di miele; la farinella pugliese, un tipo di pane tradizionale fatto con farina di ceci e orzo. Farinella è anche il nome della maschera tipica del Carnevale di Putignano, piccola cittadina situata nel tacco dello stivale italico. Questo Carnevale, che nel 2017 festeggia la sua 623esima edizione, è considerato l’antesignano di tutti i Carnevali d’Europa: le sue origini risalgono al Medio Evo, come rito propiziatorio per assicurarsi una buona vendemmia. Oggi il Carnevale di Putignano vede sfilare carri allegorici decorati con gigantesche sculture e caricature in carta pesta. 

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Photo credits: Alexmat