Così come tutti noi ci annoieremmo di un piatto fatto con un unico ingrediente, le aziende in cui lavorano solo persone simili tra di loro rischiano di esaurire più in fretta la loro spinta propositiva e innovativa.

Che la diversificazione in senso lato – dal punto di vista di età, genere, condizione socio-economica, etnia, orientamento sessuale – sia un ingrediente importante per assicurare la crescita sostenibile delle aziende è un concetto noto. Ma il processo affinché questa idea metta radici nella cultura aziendale italiana è ancora lungo. Per questo Valore D, la prima associazione di imprese creata in Italia per sostenere la leadership femminile in azienda, ha deciso di sostenere il Diversity Brand Summit, evento che inquadra il ruolo della diversità nel business e premia le aziende più attente a questo tema.

Sandra Mori
Sandra Mori, General Counsel Europe di Coca-Cola 

Conquistare con i nostri marchi una base di consumatori sempre più diversificata, richiede sia la presenza di donne di talento a tutti i livelli dell'organizzazione, sia un piano per far sviluppare e far crescere questo talento in modo da assicure a queste donne l’accesso ai livelli manageriali più alti”, dice Sandra Mori, presidente di Valore D e General Counsel Europe di Coca-Cola, responsabile per gli affari legali dell’azienda in tutti i paesi dell'Unione Europea. 

La valorizzazione del ruolo delle donne all’interno nel mondo del business e l’armonizzazione degli impegni personali con quelli professionali è uno dei temi più attuali del percorso di cambiamento per rendere inclusivi i luoghi di lavoro. Lo sa bene l'Avv. Mori, che gestisce un team di 45 persone sparse in tutta Europa, di cui il 60% donne, oltre a una famiglia di quattro persone e parecchi animali domestici in Italia.

L'Avv. Mori ha sperimentato personalmente gli effetti positivi del lavorare per un’azienda attenta alle esigenze dei suoi dipendenti: quando una quindicina d’anni fa è diventata responsabile legale per “mergers and acquisitions” di Coca-Cola per Europa, Eurasia e Medio Oriente, la posizione era teoricamente basata a Londra. Lei però aveva avuto da poco una seconda figlia e le era quindi difficile in quel momento traslocare oltremanica. Ma l’azienda, riconoscendo il suo talento, non ha avuto problemi a organizzarsi per offrirle l’opportunità di ricoprire il nuovo ruolo dall’Italia.

L’attenzione alle tematiche personali è una delle caratteristiche che ha contribuito a farmi rimanere qui a lavorare per tanti anni”, ammette l'Avv. Mori.

Questo genere di atteggiamento richiede flessibilità e apertura da parte dell’azienda, oltre che disponibilità a riconoscere l’importanza del ruolo femminile nel lavoro. E in questo senso, l’Italia è ancora indietro: oggi meno di una donna su due ha un impiego e la differenza salariale media tra uomini e donne nelle aziende private italiane è circa del 20%, a parità di posizione. Solo un manager su tre è una donna, rapporto che si abbassa addirittura fino a uno a cinque se si analizzano le aziende con i fatturati più importanti.

L'Avv. Mori è tutt’altro che sorpresa da questi dati.

"Coincide con quello che vedo praticamente tutti i giorni. La parità è un obiettivo difficile da raggiungere. Per secoli gli uomini sono stati stimolati a coltivare l’ambizione, le donne a reprimerla. Ma adesso le cose stanno cambiando. Rispetto agli uomini, le donne corrono ancora con il freno a mano tirato, ma stiamo recuperando".

Coca-Cola Italia, ad esempio, ha messo la valorizzazione femminile in cima alle proprie priorità sottoscrivendo il manifesto promosso da Valore D. L’idea è di favorire il raggiungimento dell'obiettivo fissato dall'Ue di arrivare al 70% di occupazione femminile entro il 2020 e ridurre il gap uomo-donna sui luoghi di lavoro.

E l’impegno dell’azienda per dare seguito all’adesione al manifesto è concreto: fin dalla selezione per entrare in azienda, il programma operativo pone l’attenzione su selezione di curricula, maternità e supporto genitoriale. Coca-Cola Italia è inoltre attivamente impegnata sia a colmare il divario retributivo, sia a favorire la crescita professionale delle donne verso posizioni apicali.

L’anno scorso, su un totale di 79 dipendenti, Coca-Cola Italia poteva già vantare 14 dirigenti donne contro 13 uomini. E ogni lavoratore aveva diritto a lavorare da casa almeno un giorno a settimana, al fine di creare ambienti di lavoro flessibili e attenti ai bisogni delle persone. Di questa flessibilità beneficia anche l'Avv. Mori che riesce così a conciliare gli impegni di lavoro con la Presidenza di ValoreD, cosa che le sarebbe altrimenti impossibile. 

Varie statistiche hanno dimostrato che luoghi di lavoro diversificati e inclusivi ottengono prestazioni economiche migliori.

Ma in che modo una presenza femminile più equilibrata aiuta un’azienda ad andare meglio? Alcuni studi sostengono che le donne hanno competenze specifiche e tendono ad assumere più frequentemente degli uomini comportamenti associati a una leadership efficace nei processi decisionali più partecipativi, nell’ascolto empatico, nel rivestire ruoli di esempio e d’ispirazione, nella gestione delle aspettative e delle gratificazioni dei colleghi. Al di là dei singoli comportamenti, però, sappiamo che le donne rappresentano in assoluto la metà dei talenti e dei cervelli disponibili sul pianeta. Questo dovrebbe quindi bastare per assegnare loro un ruolo quantomeno paritario a quello degli uomini anche nella vita economica. Non per una questione di giustizia astratta, ma in base al ragionamento più utilitaristico che, per massimizzare il successo economico, occorre sfruttare al meglio tutte le potenzialità disponibili, non solo una parte.

La diversità è ricchezza”, conferma l'Avv. Mori. “Migliora il clima in azienda, consente l’accesso a nuovi segmenti di mercato e incrementa la produttività".