Conciliare la vita privata con la carriera professionale, è possibile, anche se si è donna e con dei figli. Ed è possibile farlo anche in ambiti considerati prettamente maschili.

Non solo imprenditrici, come Mariacristina Gribaudi, Amministratore di Keyline Spa, ed Enrica ArenaChief Marketing Officer della Start-up siciliana Orange Fiber, ma anche donne che hanno saputo mettersi in gioco in ambiti considerati prettamente maschili, come Lucia Castellano, già direttore del carcere di Bollate e oggi consigliere regionale in Lombardia, Federica Argentati, Presidente del Distretto Agrumi di Sicilia e Claudia Parzani, Presidente di Valore D e Partner di Linklaters, si sono confrontate su alcuni temi che impattano positivamente e negativamente le carriere e i percorsi professionali delle donne durante l’evento “Imprenditoria al femminile: storie e esperienze di sviluppo sostenibile tra tradizione e innovazione”.


A fotografare lo stato dell’arte dello scenario dell’imprenditoria femminile in Italia ci ha pensato Annachiara Annino di Eumetra, istituto con pluriennale competenza nella ricerca e analisi di scenario.
Quello che emerge dall’analisi di Eumetra, è un’Italia caratterizzata da più di un milione di imprese con alla guida una donna, ovvero circa il 22,5% del totale delle imprese italiane (dato 2014). Si tratta di 35-40enni, con un titolo di studio elevato e residente al Centro-Sud.


Startup e CSR sono rosa

Se i settori con la maggior presenza femminile si confermano essere quelli dei servizi alla persona (49,8%), sanità e assistenza sociale (38,3%) e istruzione (29,5%), sono più di 400 le start up innovative guidate da donne, metà delle quali impegnate nel mercato della produzione di software, nella ricerca e sviluppo e nei servizi IT; ed è rosa anche il settore della sostenibilità, con il 62,5% dei collaboratori donna e 34,4% con un’eta compresa tra i 31 e i 40 anni (indagine Altis e Isv).


Le porte di accesso

Nonostante le politiche volte a tutelare ed emancipare il ruolo della donna nel mercato del lavoro, la strada è ancora lunga: le porte di accesso al credito per loro faticano a spalancarsi (solo il 20,2% delle imprenditrici ha accesso al credito) e si evidenzia ancora un forte squilibrio retributivo tra uomini e donne, pari al 6,7%.

Ma quello che contraddistingue ancora l’imprenditoria femminile è la fatica a ottenere credibilità presso il management aziendale, il sacrificio della carriera per la vita privata e la competizione con i colleghi uomini.


Un approccio condiviso

Madri, mogli e manager: donne con diversi profili professionali e storie personali, ma accumunate dalla voglia di essere parte attiva di un cambiamento culturale all’interno del mondo del lavoro. Un’evoluzione che può e deve nascere soprattutto dalle donne che hanno fatto tesoro della propria diversità trasformandola in un valore aggiunto per la loro carriera e per gli ambiti lavorativi in cui operano.