Gli EKOCENTER sono ormai una realtà in funzione in vari paesi, con cui Coca-Cola garantisce alle comunità che ne hanno bisogno elettricità, acqua pulita, accesso a internet e altri servizi – tutti raggiungibili in un unico chiosco, alimentato a energia solare e che funge anche da piccola rivendita. In genere sono imprenditrici locali a dirigere gli EKOCENTER  e questo mira a incentivare lo sviluppo economico e sociale nelle comunità prive di servizi, in ogni angolo del pianeta.

L’obiettivo è riuscire ad avere entro la fine del 2015 150 EKOCENTER in funzione in Africa e nel sudest asiatico. Per perseguire questo obiettivo, Coca-Cola ha messo insieme un gruppo di partner, tra i quali Ericsson, Pentair, GWC, IBM, SolarKiosk, la Banca per lo Sviluppo Interamericano e McCann Health.

Derk Hendriksen, Direttore Generare dell’iniziativa EKOCENTER, ce ne illustra i dettagli.

Che cosa è un EKOCENTER?

Derk Hendriksen:EKOCENTER è un piccolo negozio a forma di container che offre alle comunità bisognose alcuni servizi essenziali alla vita di tutti i giorni, come l’acqua e l’accesso all’energia elettrica, ma anche diversi servizi e prodotti. Il nostro approccio consiste nel fare tutto questo tramite un modello di impresa sociale che conferisca maggior potere alle donne imprenditrici, dando loro gli strumenti necessari a mandare avanti un’attività di successo tramite EKOCENTER, e assicurando al contempo alle loro comunità un punto privilegiato per vedere soddisfatte le loro esigenze di base”.

Da che cosa è composto il sistema?

DH:Al primo livello ci sono i servizi, di fatto i più essenziali. C’è la fornitura di acqua potabile, corrente elettrica e accesso a internet senza bisogno di collegarsi alle reti locali. Il nostro obiettivo infatti è quello di fornire questi tre servizi alle comunità che al momento ne sono sprovviste o che vi hanno accesso soltanto a macchia di leopardo e a prezzi elevati. Una volta che presso l’EKOCENTER questi servizi saranno accessibili a chiunque, potremo iniziare a pensare al secondo livello di servizi che vorremmo assicurare a queste comunità svantaggiate. Potremmo quindi prevedere la semplice ricarica dei telefoni cellulari, copisteria, raffreddamento di bibite, per poi orientarci gradualmente all’offerta di istruzione, assistenza sanitaria, servizi bancari e intrattenimento. Tutto questo potrà diventare realtà solo dopo che saremo riusciti a garantire accesso ai tre servizi iniziali di base.

Il terzo livello è quello dei prodotti. C’è infatti l’opportunità di offrire a queste comunità prodotti e beni che si desiderano o ai quali si vuole avere accesso, per esempio farina, zucchero, oggetti per l’igiene personale, lampade a energia solare, ma anche cibo e bevande come Coca-Cola e il nostro assortimento di prodotti. Ci potrebbero anche essere, ovviamente, prodotti ancora più importanti, come quelli sanitari necessari per le vaccinazioni o anche farmaci da banco. Insomma, dietro un unico bancone potrebbe spalancarsi un vero e proprio mercato”.

Come è fatto un EKOCENTER?

DH:Si tratta di un chiosco modulare di circa quattro metri e mezzo di lunghezza al quale è possibile fissare una tettoia per procurare ombra a un’area attrezzata con sedie e tavolini, oppure per collegarlo a un altro chiosco, raddoppiandone così la superficie effettiva. Sul tetto del chiosco sono sistemati pannelli solari che assicurano corrente ed energia elettrica. Per quanto concerne l’acqua, le cose sono un po’ più complicate: il nostro obiettivo è di installare un sistema di purificazione dell’acqua all’interno dell’EKOCENTER, oppure di mettere a disposizione un sistema di purificazione dell’acqua accanto al chiosco per assicurare agli abitanti del posto acqua potabile. Infine, vogliamo che gli EKOCENTER siano collegati a internet con una molteplicità di tecnologie, a seconda della situazione contingente”.

Quando dice che gli EKOCENTER sono un’impresa sociale, che cosa intende di preciso?

DH:Quando parliamo di impresa sociale intendiamo dire che non si tratta né di un progetto filantropico (sociale) né di un progetto finalizzato unicamente agli affari (business), bensì di qualcosa che prende il meglio di entrambi. Sia il «sociale» che l’«impresa» sono elementi importanti dell’equazione. Ripeto sempre che è indispensabile tenere presente il fattore “impresa” nell’impresa sociale, perché in caso contrario si corre il rischio di creare qualcosa per altruismo o per beneficienza che sul lungo periodo, però, non è sostenibile.

EKOCENTER deve essere in grado di generare introiti sufficienti a coprire i propri costi operativi, tra i quali quelli di prodotti, manutenzione, interventi, retribuzione degli imprenditori, più una piccola cifra per l’affitto. Si tratta di una vera e propria azienda da questo punto di vista, il che significa che per noi è indispensabile trovare la persona giusta per mandarla avanti e dirigerla lavorando con la comunità locale. Una volta scelta, questa persona riceverà la formazione e la supervisione necessarie a gestire un’impresa di successo nel tempo.

In particolare, vogliamo attingere allo spirito imprenditoriale di chi vive nelle comunità che serviamo. L’abbiamo constatato ovunque: se si offrono alle persone gli strumenti giusti per avere successo, avranno successo”.

Si tratta di un’iniziativa esclusiva di Coca-Cola?

DH: No. Abbiamo detto fin dall’inizio che questo è un progetto che non possiamo portare avanti da soli, quindi stiamo collaborando con alcuni importanti partner del settore privato e alcune ONG. In verità, gli aspetti che mi hanno colpito di più sono la passione, le conoscenze, la competenza dei nostri partner e in che misura condividano la nostra visione. Per esempio, di recente abbiamo iniziato a collaborare con una piccola azienda tedesca, SOLARKIOSK (http://solarkiosk.eu/), che dal 2012 ha un progetto di chioschi innovativi a energia solare in aree remote dell’Etiopia, del Kenya e del Botswana. La loro esperienza nel dimostrare la validità di un nuovo modello imprenditoriale e nell’incentivare l’imprenditoria locale alla base della piramide sociale, si sposa perfettamente con il nostro modello. Siamo molto grati di poter lavorare con partner come loro”.

Lei ha parlato specificatamente di “imprenditrici”. Ci può illustrare questo aspetto del programma?

DH: “Anche questo aspetto è riconducibile ai nostri impegni al riguardo della sostenibilità. Noi di Coca-Cola ci sentiamo impegnati a rivestire un ruolo di leadership per ciò che concerne l’acqua, le questioni femminili e il benessere in generale. E con EKOCENTER facciamo tutte queste tre cose. Come azienda, oltretutto, la nostra missione è quella di riuscire a emancipare economicamente cinque milioni di donne entro il 2020. Con oltre 865mila donne emancipate dal punto di vista economico nell’ambito del nostro programma 5by20, siamo già sulla buona strada. Il nostro programma EKOCENTER contribuirà a perseguire quell’obiettivo dando un lavoro a donne imprenditrici.

Il motivo per il quale ci concentriamo su di loro è che sappiamo che le donne eccellono nell’organizzare e nel mandare avanti con successo gli affari e procurano guadagni alle loro famiglie e alle loro comunità. Lo abbiamo constatato ovunque, sempre, grazie al programma 5by20. E con EKOCENTER vogliamo mettere a frutto quanto abbiamo imparato.

Noi crediamo che sul lungo periodo un’azienda possa essere tanto sostenibile quanto la comunità alla quale appartiene. Pensiamo che lavorando sugli aspetti fisici, sociali, economici e ambientali del benessere delle comunità, le ‘aiutiamo ad aiutarsi’ e a diventare maggiormente sostenibili”.

Uno scettico potrebbe dire: “Beh, Coca-Cola lo fa soltanto per vendere di più”. Come risponde a questa obiezione?

DH: Sul lungo periodo è evidente che c’è anche un interesse commerciale, ma esso ha i suoi presupposti in un dato di fatto reale: una comunità “sana” porta a fare affari in modo “sano”. Per tradizione, siamo sempre stati bravi nella commercializzazione delle nostre bevande, ma siamo sempre stati bravi anche in ciò che concerne opere di solidarietà e beneficienza, settori nei quali abbiamo una lunga storia di eccelsi risultati. 

In mezzo a queste due esiste un’area particolare, detta proprio “social business” o “impresa sociale” o “valore condiviso” o come la si vuole chiamare. Stiamo parlando di un’azienda del XXI secolo intenta a mettere sullo stesso piano benessere sociale e fattibilità economica. È questo ciò che noi ci proponiamo di fare. Tutti i soldi che si guadagneranno con gli EKOCENTER saranno investiti per realizzare altri EKOCENTER: qui non c’è alcuna intenzione di fare profitti altrimenti. In termini di rendere il tutto fattibile dal punto di vista economico, è ovvio che si generano introiti che devono coprire i costi operativi. E alla fine il tutto porterà a risultati molto diversi da quelli del nostro core business e anche dai nostri sforzi filantropici”.

A livello personale, che cosa implica per lei questo progetto?

DH: Quasi certamente, l’ottica personale è anche la più importante. Io credo profondamente che lavoro e vita personale debbano far parte di un tutt’uno. Ho due bambini piccoli e passare da una fase di vita a un’altra – come può essere passare dall’essere una coppia sposata senza figli a diventare una famiglia con bambini – suscita sempre qualche domanda esistenziale. Viviamo una vita privilegiata, sappiamo che ci sono miliardi di persone che indubbiamente conducono una vita meno agiata di noi in Occidente e nei mercati sviluppati.

Quando è capitata l’occasione di dirigere questo progetto, ho sentito che per me si trattava di un’opportunità unica, di una rara possibilità di poter fare qualcosa di davvero significativo e di gratificante a livello professionale. Ho un lavoro che capita una sola volta nella vita. E lo adoro.

A parte i nostri partner esterni, lavoriamo con un team di gente di grande talento e molto motivata. Lavorare con gente molto motivata è un’esperienza magnifica. Alcuni sono entrati a far parte del team vero e proprio, altri mettono a disposizione un po’ del loro tempo per aiutarci ad avere successo nella nostra impresa. Per me è un posto di lavoro meraviglioso, sia a livello razionale, sia a livello emotivo”.