"Per diventare un Globetrotter servono tre cose: essere un grande giocatore, essere un grande giocoliere, essere un grande intrattenitore".

 

Donte Harrison
Quando ti trovi davanti a Donte Harrison, capisci subito di essere di fronte alla persona giusta: un armadio di 205 centimetri di muscoli curati in ogni minimo dettaglio che sembra ancora più imponente con  la sua pettinatura afro. Il viso è squadrato, i lineamenti ben marcati, lo sguardo forte e fiero di un ragazzo che sembra aver vissuto vent'anni di esperienze in più rispetto alla sua reale età anagrafica, ma pronto ad aprirsi in un sorriso buono e sincero, e a parlare con la naturalezza e la spigliatezza di chi ha fatto dello stare in mezzo alla gente la sua ragione di vita.

"Alla fine, noi portiamo un sorriso. Giriamo il mondo tutto l'anno (da qui il nome Globetrotters, ndr), attraversiamo e visitiamo Paesi lontani di cui non conosciamo lingue e costumi, ma il sorriso non ha bisogno di parole. Il linguaggio del sorriso è universale" ci racconta Donte.

Gli Harlem Globetrotters: la storia

Gli Harlem Globetrotters, letteralmente ‘I Giramondo di Harlem’ sono una squadra di pallacanestro che combina grande atletismo e comicità offrendo sui campi di basket di tutto il mondo uno spettacolo unico, nato per le strade di Harlem, il quartiere afro-americano di Manhattan, New York.

Lo show, che parla un linguaggio universale di gioia e divertimento, ha toccato anche il PalaDesio, dove gli Harlem Globetrotters si sono esibiti portando nella cittadina brianzola una ventata dell'America nera e pura.

Novant'anni di storia, cominciata nel lontanissimo 1926, quando un certo Abe Saperstein, ebreo di Chicago, decise di introdurre un nuovo spettacolo per intrattenere il pubblico durante le pause dei grandi concerti nelle sale da ballo americane: una sera, montò un paio di canestri alla Savoy Hall di Chicago e improvvisò una partita tra i suoi Five Savoy, giganti neri, e cinque spettatori, per una scommessa di 100 dollari. Fu un successo straordinario e immediato.

I Five Savoy divennero presto gli Harlem Globetrotters, in omaggio al famosissimo quartiere della città di New York e alla loro vocazione per un basket aperto e senza frontiere, che potesse abbattere le barriere istituzionali e culturali che, negli anni '20 e '30, impedivano ai neri americani di praticare il basket e gli altri sport in maniera professionistica.

Gli Harlem Globetrotters: oggi

ACE
Novant'anni dopo gli Harlem Globetrotters continuano a girare attorno al globo, portando la loro simpatia, le loro acrobazie, la loro capacità innata di fari sorridere e divertire e soprattutto un messaggio positivo e di inclusione. Gli Harlem hanno portato la pallacanestro ovunque, come ambasciatori universali del gioco ancor prima dei grandi della NBA di oggi, e hanno continuato la loro missione che vede lo sport, prima che una competizione, un mezzo per unire e abbattere barriere culturali. Lo hanno fatto anche al loro stesso interno, aprendosi a giocatori di altre etnie: nella rosa di oggi, che conta ben 30 elementi, ci sono anche due ragazze – Ace e TNT – e un portoricano, che si esibisce con il nome di battaglia di El Gato.

Non vi meravigliate di fronte a questi strani nomignoli: anche Donte Harrison con cui abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere si fa chiamare "Hammer" – Martello -  e bastano solamente un paio di azioni per capire il perché: quando salta, ha letteralmente le molle sotto i piedi, ed è in grado di schiacciare "martellando" il canestro come pochi.

"Ho giocato per due anni al college, ad Hampton, e alla fine della seconda stagione ho ricevuto la chiamata degli Harlem: un loro scout mi aveva notato, aveva visto che, oltre a essere un grande atleta, avevo anche una spiccata capacità di far divertire il pubblico. Non ci ho pensato due volte, e ho subito accettato l'offerta. Per me, lo sport è sempre stato così: qualcosa per divertire, per far stare insieme le persone".

Attenzione, però, a non commettere l'errore di considerare gli Harlem alla stregua di giullari o comici acrobati. Essere un Globetrotter è forse ancora più difficile che essere un cestista professionista, perché, oltre a essere grandi giocatori, bisogna anche essere estremamente aperti e simpatici, qualità innate e non certo universali.

Nel roster di oggi, ci sono giocatori che hanno avuto carriere importanti a livello di college e che hanno anche giocato a livello professionistico. In passato, hanno vestito la maglia degli Harlem Globetrotters leggende come Wilt Chamberlain ed Earvin "Magic" Johnson. Siete troppo giovani per ricordarvi chi sono? Beh, Chamberlain è stato il più grande realizzatore della storia del gioco (suo il record di 100 punti segnati in una singola partita, che resiste dall'ormai lontano 1962), mentre Johnson, o più semplicemente "Magic", è stata una grandissima superstar dei Los Angeles Lakers degli anni '80, capace di vincere un titolo giocando in tutti e 5 i ruoli, dal playmaker al centro.

"Ci alleniamo tantissimo, almeno un paio d'ore al giorno, anche quando siamo in tour e prima degli spettacoli. E poi c'è tutta la parte creativa, di invenzione delle gag e dei nuovi numeri da provare, i cosiddetti "tricks": sono sempre stato molto creativo, con una grande immaginazione, e questa è la parte che mi piace di più" dice Hammer.

Non chiedete l'età, non ve la diranno. "Sono in servizio da 7 anni – conclude Donte “Hammer” Harrison -  ma mi diverto ancora come fosse il primo giorno. Girare il mondo e portare un sorriso sulla bocca di tanti bambini è una sensazione fantastica, la più bella in assoluto che si possa provare. L'affetto che riceviamo dai nostri fan è straordinario, anche qui in Italia: è bellissimo rendere felici le persone ed essere ricambiati in questa maniera".