Irama, Emis Killa, Annalisa e Charlie Charles raccontano il loro percorso di crescita all’avvio del contest musicale di Coca-Cola.

Il bello di affidare ad artisti di successo il compito di coltivare le prossime leggende della musica è che le loro dritte sono basate su esperienze reali, provate da chi la musica la vive quotidianamente. Per questo Coca-Cola ha scelto hitmaker come Irama (per la categoria pop), Emis Killa (rap), Annalisa (soul) e Charlie Charles (trap) come coach per Future Legend, la prima Music Battle in lattina, con cui Coca-Cola cerca giovani talenti destinati a diventare le leggende della musica di domani. Con stili e suoni molto diversi, sono tutti abituati a riempire l’etere e le sale concerti. E, pur parlando ognuno la propria lingua, concordano sullo stesso messaggio: per sfondare bisogna dimostrare una grinta e una passione fuori dal comune.

“Il talento da solo non basta”, sottolinea Irama, che nel suo palmares di cantautore annovera anche la vittoria a un talent nel 2018. “La differenza scatta nel momento in cui decidi di andare oltre, perché questo costa fatica. Una volta, in gara mi chiesero di preparare una cover della Lega Calcistica di De Gregori. Restai in piedi tutta la notte e il mattino, oltre alla cover presentai un pezzo recitato da eseguire all’interno del brano. Feci un figurone coi giudici”.

Prima di affermarsi come colui che ha reso famosa la trap in Italia, il beatmaker Charlie Charles lavorava come barista. Era diventato maggiorenne da poco e, dopo aver pubblicato i primi singoli di successo, cominciava a ipotizzare di guadagnare abbastanza per vivere con la musica. Allora aveva confidato al suo datore di lavoro l’intenzione di lasciare il bar per concentrarsi sui dischi. Ma al posto di incoraggiarlo, questo aveva risposto sminuendo i suoi sogni.
“Mi disse che dovevo rimanere dietro il bancone perché ero solo buono a far caffè e cappuccini. Da lì ho capito che per vincere bisogna crederci tantissimo, buttarsi e rischiare. Altrimenti si finisce col rimanere bloccati”.

Per questo avere un mentore navigato con cui confrontarsi può rivelarsi una risorsa importante. Lo sa bene Irama, cresciuto nell’hinterland milanese senza figure di riferimento.
“Sono tanti i momenti in cui avrei voluto avere accanto qualcuno d’esperienza”, ammette il cantautore, che quest'anno ha debuttato fra i big di Sanremo. “Non tanto per la parte musicale, quella è difficile spiegarla, devi “sbatterci la faccia” per imparare. Parlo più della parte contrattuale o delle decisioni discografiche”.

Anche Charlie è un autodidatta, ma da sempre riconosce il valore del lavoro di gruppo.
“Per me migliora senza togliere. Dovendo spartire la torta, teoricamente le fette diventano più piccole. Ma in gruppo la musica può crescere talmente tanto da rendere sufficiente anche una fetta sola”.

Da battitore libero cresciuto in strada, dove si impara a conquistare il microfono da soli e a tenerlo stretto, Emis Killa ha compreso tardi il valore dei consigli esterni. Ma oggi concorda con Irama e Charlie.
“Un tempo tendevo a non considerare le opinioni degli altri. Poi mi sono reso conto che vedere le cose da più prospettive aiuta a crescere. Ho dovuto incontrare Big Fish, ad esempio, per capire che rappare con rabbia non era sempre la soluzione migliore. Mi fece notare che cantavo un pezzo d’amore con la foga di uno che dichiara guerra. A me sembrava necessario per dare flow. Invece, sotto suo consiglio, ascoltai un pezzo di Lil Wayne che parte morbido: capii che essere bravo significa saper usare più registri”.

Annalisa partiva da una posizione diametralmente opposta. Da scienziata con una laurea in fisica, era abituata a mettere sempre in discussione le proprie idee, a cercare il confronto con gli altri.
“C’è un lato nerd del mio carattere, che nasce dalla curiosità, dalla voglia di approfondire e diventare esperta” – spiega la cantautrice ligure. “Questo si riflette nel mio modo di vivere la musica e tende a mandarmi in crisi quando non so tutto alla perfezione. All’inizio ascoltavo troppo gli altri e bastava poco per far crollare le mie certezze. Col tempo ho imparato a mediare, a fregarmene di più delle aspettative altrui e delle etichette che ti incollano addosso”.

Al contrario, uno che del nuotare controcorrente ha fatto sempre la sua cifra è Emis. Ai tempi in cui i rapper italiani vestivano solo tute larghe e bandana, lui si presentava ai contest di freestyle con la felpa a stelline. E siccome per mantenersi lavorava nei parchi divertimento, tanti lo soprannominavano “lo zarretto delle giostre”.
“Ricordo ancora la soddisfazione di sentir dire: ‘oh, è arrivato questo vestito come un giostraio e ci ha mandato tutti a casa’. Seguire le mode non paga. Meglio essere se stessi. Altrimenti si rischia di diventare la brutta copia degli altri”.

E se a un certo punto si ha la fortuna di avere successo? Emis invita a stare attenti a non perdere la testa perché “è un po’ come alzare il gomito senza rendersi conto di ubriacarsi: avviene per gradi, poi un giorno vai in spiaggia, ti accorgi che non riesci più a prendere il sole perché tutti ti chiedono di fare una foto e realizzi che la tua vita è cambiata”.

Ancora più scioccante è stato per Annalisa che conclude con un messaggio personale diretto ai futuri vincitori di questa competizione musicale. “La fama dopo un talent è istantanea, ma è anche molto legata al talent”, avverte la cantautrice. “Appena finito la gente mi riconosceva per strada e mi fermava. All’inizio è bello, poi ti rendi conto dei limiti. Nascondersi non serve. Basta restare coi piedi per terra e coscienti della propria condizione: il successo è reale, ma non è completamente tuo. Dopo devi dimostrare di saper volare da solo”.

Future Legend è la prima Music Battle in lattina con cui Coca-Cola invita i giovani a sognare, offrendo un’opportunità unica per farsi strada e dando la possibilità ai loro coetanei di scegliere le prossime leggende della musica. Il format, sviluppato in fasi diverse che copriranno tutto il 2019, verrà documentato con i commenti esclusivi degli artisti e dei ragazzi che ne prenderanno parte su Journey.