Domani gli Stati Uniti avranno nuovo leader, dopo una campagna piena di sorprese che ha tenuto tutto il mondo col fiato sospeso. Perché quando i cittadini americani votano un presidente, non eleggono solo un nuovo capo di Stato. Scelgono anche la persona più influente del Pianeta. Una grande responsabilità, che giustifica la curiosità del pubblico globale.

Simone Crolla.jpg

Simone Crolla - Managing Director della Camera di Commercio Americana

Per cogliere al meglio cosa sta succedendo in queste ultime fasi, un esperto ci ha avvertito che serve masticare un po’ di slang politichese, avere una buona connessione internet e tenere a portata di mano tanto caffè, per battere il fuso orario. E’ utile familiarizzare con parole tipo “big data” e “the cave”. Sapere che i Grandi Elettori non sono cittadini molto alti. E che gli Swing States non sono Stati retrò dove vanno ancora di moda gli anni Quaranta. Ma state tranquilli, se avete visto anche solo una puntata di House of Cards, siete già a buon punto. E se invece aveste bisogno di un piccolo ripasso, abbiamo fatto due chiacchiere con Simone Crolla, managing director della Camera di commercio americana in Italia e fine conoscitore degli Stati Uniti, che ci ha chiarito i concetti più importanti di questo processo politico, svelando meccanismi e curiosità della più grande democrazia del mondo.

Quali sono i modi migliori per informarsi su previsioni e retroscena?

Internet è indispensabile. Giunti a questo punto, meglio leggere le previsioni su base statale ed evitare i retroscena. Consigli per la lettura: FiveThirtyEight di Nate Silver, RealClearPolitics, che raggruppa tutti i sondaggi effettuati. Politico invece aiuta a contestualizzare il clima pre-elettorale. Infine Twitter è uno strumento informativo straordinario, l’account di Political Polls è davvero di grande utilità”.

Come consiglia di seguire lo svolgersi delle votazioni dell’8 novembre?

Per chi fosse a Milano, direi di fare un salto alla nostra Election Night, che inizierà alle 20 presso il Circolo del Commercio in Corso Venezia 51. Sarà una festa di “warm up”, che ci farà vivere live l’attesa dei risultati che inizieranno ad arrivare attorno a mezzanotte, quando chiuderanno i primi seggi in alcuni Stati come Indiana, Kentucky e West Virginia. Sarà solo l’inizio della nottata, che durerà molto a lungo e avrà bisogno di molta caffeina…

AmCham.PNG

Quando saranno disponibili i risultati definitivi?

Credo che conosceremo il nuovo Presidente nella mattinata di mercoledì, visto che la partita si giocherà in alcuni Stati chiave in cui lo spoglio sarà abbastanza lento. In alcuni casi sarà possibile chiedere il riconteggio delle schede, come accadde in Florida nel 2000. Infine, caso rarissimo ma tecnicamente possibile, i due candidati potrebbero essere appaiati a 269 grandi elettori a testa, passando la palla alla Camera dei Rappresentanti (a probabile maggioranza repubblicana) che avrebbe il compito di scegliere il Presidente”.

Si parla tanto delle elezioni presidenziali, ma l’8 novembre gli americani sono chiamati alle urne per esprimere anche altri voti.

Si voterà anche per il rinnovo completo della Camera dei Rappresentanti (435 membri, a rinnovo biennale), per un terzo del Senato (33 seggi), dove la maggioranza repubblicana è in bilico, e per 12 Governatori statali. L’elezione dei senatori è molto importante visto che il Senato può bloccare, ad esempio, la nomina del Presidente rispetto al nuovo Giudice per la Corte Suprema”.

L’attenzione dei media è focalizzata sulla sfida fra il repubblicano Donald Trump e la democratica Hillary Clinton. Sono i soli candidati alla presidenza?

Sebbene i candidati in lizza siano 5, gli unici che hanno possibilità di essere eletti sono Clinton e Trump. La corsa è al momento molto combattuta, sulla base degli ultimi sondaggi e sui trend delle ultime settimane”.

Chi ha scelto il candidato Repubblicano e quella Democratica?

“Entrambi sono stati selezionati con il metodo delle primarie. Iniziate l'1 febbraio in Iowa e concluse il 7 giugno in California. Questo lungo percorso ha condotto alla nomination della Clinton e di Trump, votati dalla maggioranza dei delegati di partito durante le convention tenute in luglio a Cleveland (Repubblicani) e Philadelphia (Democratici)”.

Chi sono i Grandi Elettori?

“L’elezione del Presidente degli Stati Uniti avviene per meccanismo indiretto. Infatti i diversi Stati assegnano un certo numero di Grandi Elettori, che dipendono dalla popolosità dello Stato, per un totale di 538. Chi raggiunge la quota di 270 entra alla Casa Bianca”.

Quando comincerà a lavorare il nuovo Presidente? 

“L’insediamento avverrà il 20 gennaio 2017 nel Campidoglio. Nel periodo che intercorre tra l’elezione e l’insediamento, il neo-eletto deve gestire la transizione, che consiste nel preparare il gabinetto e i primi atti di quando prenderà possesso della Casa Bianca”.

C’è un famoso video sugli ultimi giorni della presidenza di Bill Clinton in cui il leader uscente s’aggira annoiato per una Casa Bianca deserta; risponde al telefono perché anche la centralinista se n’è andata; gioca a battaglia navale nella Situation Room; tiene una conferenza stampa in una sala vuota; e passa il tempo tagliando il prato della Casa Bianca. Perché il presidente uscente è soprannominato “lame duck” (anatra zoppa) nel periodo fra le elezioni e l’insediamento del suo successore?

“Il video è ovviamente una parodia. Di fatto, il Presidente uscente rimane pienamente in carica fino al 20 gennaio, ma la prassi vuole che gestisca solo gli affari correnti, delegando le decisioni importanti al suo successore”.

Come sono cambiate le campagne elettorali negli anni?

“Si basano sempre di più sull’utilizzo dei big data e dei metodi di data mining, fondamentali per mappare in modo granulare l’elettorato e costruire messaggi politici “personalizzati”, così da catturare l’attenzione degli elettori. Queste elezioni hanno, però, vissuto un parziale salto all’indietro visto che i comizi di Trump hanno costituito una parte centrale della sua campagna, meno basata sull’apporto tecnologico e più sul suo carisma e sulla potenza del messaggio”.

Obama resta il mago indiscusso dei social media, anche quando non è in campagna elettorale. Basta vedere il video diffuso qualche giorno fa per invitare gli americani a votare in anticipo. I social hanno avuto un ruolo importante anche per i candidati attuali?

“Ormai sono parte integrante della strategia politica. Ogni tweet è attentamente costruito e pensato per specifici target di elettorato e le reazioni online aiutano a comprendere le esigenze degli elettori. Da questo punto di vista la “Cave”, utilizzata nel 2012 da Barack Obama, è stata uno strumento determinante per raggiungere elettori lontani e mappare in modo quasi individuale le aspettative delle persone. “The Cave” era il soprannome dell’ufficio di Chicago dove, durante la scorsa campagna, lavoravano 300 esperti di tecnologia digitale, data mining e analisi dei big data. La politica si sta sempre più trasformando in una scienza”.

Cosa sono i Swing State e perché sono importanti?

“Sono gli Stati considerati in bilico, quelli che decidono il vincitore. I classici esempi sono la Florida e l’Ohio (dal 1960 chi non vince il cosiddetto Buckeye State non diventa Presidente). Quest’anno però attenzione al Nevada, al New Hampshire, al North Carolina e alla Pennsylvania. Saranno elezioni che contribuiranno a cambiare l’assetto della mappa elettorale americana”.

In Italia il periodo favorito per le elezioni politiche è solitamente la primavera ma non esiste una data fissa sul calendario. Perché invece le elezioni presidenziali si tengono sempre nel martedì successivo al primo lunedì di novembre?

“La scelta di novembre è dovuta alla tradizione rurale americana e al fatto che era il periodo successivo al raccolto autunnale, e appena prima che la neve e il ghiaccio facessero chiudere le strade in molte zone del paese. La scelta del martedì fu di compromesso tra la domenica, indisponibile per i cristiani e il mercoledì, giorno di mercato. Per evitare che ciascuno Stato scegliesse però autonomamente la data delle elezioni, il Congresso stabilì un’unica data nel 1845”.

Washington D.C. è il cuore della politica americana e una città con quasi 700.000 abitanti. Ma non ha diritto di rappresentanza al Congresso. Questo significa che, se risiedi nella capitale, non voti né per la Camera né per il Senato.

“Pensi che fino al 1964 i residenti non avevano neanche diritto di voto alle presidenziali. Oggi, invece, possono eleggere 3 grandi elettori come quelli eletti dallo stato meno popoloso dell’Unione”.

Come si giustifica quest’anomalia?

“Tecnicamente La mancanza di rappresentanza deriva dal fatto che Washington non è uno Stato, infatti non ha un Governatore, ma coincide con un Distretto ed è amministrata da un sindaco, come una normale città. Ma le ragioni, come spesso succede, vanno cercate nella Storia. Washington D.C. nacque come città nel 1800, prendendo il nome del primo Presidente degli Stati Uniti. La scelta deriva dal fatto che nel 1783 il Congresso degli Stati Uniti, riunito a Philadelphia, decise di dare al Paese una capitale permanente destinando una superficie di circa 16 km2 lungo il fiume Potomac, ai confini con gli stati della Virginia e del Maryland, dove effettivamente sorge oggi Washington”.