C’è chi il mondo lo gira per turismo e chi per lavoro. Alberto Moroni lo conosce attraverso le lattine di Coca-Cola. Questo collezionista 38enne ha accumulato abbastanza pezzi da ricoprire le pareti del salotto di casa e riempire altre decine di scatoloni. “Erano 18mila quando le ho catalogate l’ultima volta, ora saranno circa 20mila”, dice Alberto senza mettere particolare enfasi nei numeri, che pur gli assicurano un posto d’onore nel pantheon dei collezionisti Coca-Cola.
Più che appassionarsi alle dimensioni della sua, infatti, Alberto è entusiasta di come questa l’ha portato a viaggiare per il mondo, incontrando gente di tutti i tipi.
Fra raduni pubblici e appuntamenti privati con altri collezionisti, la scusa d’inseguire il barattolo mancante l’ha portato a stringere amicizie dovunque.
In Malesia, un collezionista conosciuto via internet 10 anni prima si è fatto 4 ore di autobus per venirlo a salutare nella capitale, Kuala Lumpur. “Abbiamo chiacchierato di lattine e di tante altre cose. Alla fine mi ha regalato sciarpa e maglietta della squadra di calcio della sua città”.
A Singapore e Hong Kong è andato a cena con altri collezionisti, mentre a Bangkok uno gli ha fatto da guida turistica. “E’ tutta un’altra cosa vedere i posti attraverso gli occhi dei locali. Ho vissuto una città più vera: prendevo i mezzi pubblici al posto dei taxi, mangiavo nei ristoranti giusti e mi sentivo più sicuro”.
Col collezionista tailandese è nata proprio una bella amicizia. “Mentre mi riaccompagnava all’aeroporto, avevo addirittura il magone”.


La ricerca di lattine Coca-Cola l’ha portato negli Emirati Arabi e in giro per l’Europa. A Barcellona, un collezionista gli ha persino aperto le porte di casa, ospitandolo per qualche notte.
Ma non è solo Alberto che gira il mondo inseguendo la sua passione. C’è anche una fetta di mondo che passa da lui per la stessa ragione.
Recentemente si è trovato a Milano, sui Navigli, con un turco conosciuto scambiando lattine di Coca-Cola e ha ospitato un malese nella sua casa di Gropello Cairoli.
C’è stato anche un tedesco, che quest’estate si è fatto un viaggio in macchina di 8000 km attraverso i paesi dell’est europeo a caccia di pezzi rari. E sulla via del ritorno è passato dall’Italia per venirlo a trovare. “Aveva una piccola automobile stracolma di lattine vuote”.
Alberto è un collezionista minuzioso e onnivoro: tutte le lattine di Coca-Cola gli interessano, non importa il tipo o il formato. Vale qualsiasi differenza, anche minima: il barattolo in acciaio o alluminio, quello prodotto dallo stabilimento di Catania o di Nogara, dalla Rexam o dalla Crown. Il pezzo di punta della sua collezione è una serie taiwanese prodotta per le Olimpiadi di Barcellona del ‘92 ma, da buon ingegnere, sogna di possedere la lattina della Coca-Cola russa usata a bordo della stazione spaziale Mir, con il dispenser per bere in assenza di gravità. Vorrebbe anche creare un catalogo online di tutte le lattine della Coca-Cola prodotte nel mondo, una sorta di Bibbia per collezionisti come lui perché, spiega, “una delle cose più difficili è trovare informazioni attendibili”.
Nel frattempo il passaparola e lo scambio diretto restano però gli strumenti migliori. E quando il lavoro non gli permette di viaggiare di persona, c’è sempre internet. Ogni giorno Alberto controlla il tamtam dei social media per aggiornarsi su aste e nuove uscite. Recentemente è entrato in contatto con un ragazzo sudafricano che dovrebbe vendergli la lattina uscita per il 50esimo anniversario dell’indipendenza dello Zambia e con uno del Ghana che gli ha spedito l’edizione locale di una serie.
Questa volta le lattine sono arrivate ammaccate in Italia, ma Alberto non demorde. “Non è facile trovare partner affidabili per fare scambi, ma il mio contatto in Ghana ha riconosciuto l’errore ed è pronto a rispedirle. Potrebbe essere l’inizio di una nuova amicizia”.