Lorenzo Giaretta era in visita a Parigi con la moglie quando, attraversando un ponte a piedi, ha adocchiato una lattina per la sua collezione di Coca-Cola. Era il barattolo che gli mancava per finire una mini serie cui dava la caccia da anni. Qualcuno l’aveva buttata su un tubo per la manutenzione che sporgeva fuori dal parapetto del ponte.

“Ho chiesto a mia moglie di tenermi la mano e mi sono calato penzoloni sulla Senna per raccoglierlo”, ricorda ridendo. “Un gesto un po’ folle, ma collezionare oggetti Coca-Cola vuol dire anche questo”.

Lorenzo, ha 59 anni e viene da Vicenza. Non è né un funambolo, né un acrobata. È uno dei 60 collezionisti che hanno partecipato al secondo raduno nazionale del Memorabilia Club Italia che si è tenuto alle porte di Milano questo fine settimana. Il Club conta 200 membri e organizza eventi che riuniscono appassionati di oggetti Coca-Cola con lo scopo di favorire i contatti e lo scambio d’idee ed esperienze. Fra i partecipanti di questa edizione c’è gente di tutti i tipi, età e nazionalità, accomunata dalla passione per gli articoli col logo della bevanda di Atlanta. Donne, uomini, giovani e anziani che si sono svegliati alle 6.30 del mattino per montare banchetti che paiono versioni pop delle antiche Wuderkammer, le stanze delle meraviglie dove i collezionisti rinascimentali riunivano ninnoli esotici e particolari. C’è di tutto: bottiglie e lattine ovviamente. Ma anche tostapane, accendini, palloni, telefoni, occhiali, cuscini, figurine. E poi calendari, ombrelli, calze, insegne, ghiacciaie, borse, orologi, vassoi e carte da gioco. Tutto lo scibile del mondo targato Coca-Cola, raccolto da questo gruppo di sognatori e viaggiatori accomunati dal desiderio di ricercare, scovare e scambiare memorabilia legati al brand. Una passione bruciante che, come tale, c’entra poco con la razionalità o la disponibilità del portafoglio.

Raduno Nazionale Memorabilia Club Italia
Monica Muzzioli, milanese, colleziona bottiglie Coca-Cola dal 1991

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Nessuno è qui per far soldi”, dice Monica Muzzioli, che parla 5 lingue e ha girato il mondo con il marito alla ricerca di bottiglie rare. “Ci ritroviamo, scambiamo dritte, facciamo nuove amicizie, condividiamo la nostra passione con i curiosi che si fermano fra le bancarelle. Sono un’ambasciatrice del brand per passione. Mio marito scherzando mi chiama il ministro degli esteri di Coca-Cola”.

Monica ha cominciato a collezionare nel 1991. Il pezzo di cui va più fiera è una bottiglia della seconda guerra mondiale ripescata dal fondo del mare di Bismark, a largo della Papua Nuova Guinea. Probabilmente apparteneva a un soldato americano spedito a combattere nel Pacifico meridionale.

Mi emoziona perché è un pezzo di storia”.

Uno dei tratti più comuni fra i membri del Club radunati, oltre al fatto di essere sempre a corto di spazio per coltivare il loro hobby, è quella di essere viaggiatori curiosi. C’è Volcan, turco di Istanbul che per arricchire la sua collezione ha girato tutta Europa spingendosi anche in Tailandia, Cina e Hong Kong. Bruce, un canadese che vive in Giappone ed è venuto apposta per l’evento. Cesare da Limbiate, che ha un appartamento di 40 metri quadri dedicato unicamente a stivare le rarità raccolte negli anni, e ogni giorno dopo il lavoro gira fra mercatini e rigattieri di mezz’Italia. Marta Bellachioma, che viene da Ascoli Piceno, e con la sua passione ha trasformato la cucina e il salotto: pareti bianche e rosse, mobili, quadri, sgabelli, posate, bicchieri tutti a tema Coca-Cola.

È un marchio che mi affascina per la sua riconoscibilità e universalità”.

La bancarella più fornita, con centinaia di pezzi ben disposti e organizzati, è quella di Antonio Martinez Andreu, detto Antoni. Uno spagnolo di 70 anni che nel 2007 ha fondato addirittura un museo a Barcellona dove espone 16 mila pezzi raccolti in 35 anni.

L’ho costruito con i miei soldi, ma è aperto al pubblico e gratuito. Lo faccio perché m’interessa la storia dietro il prodotto, è un’icona del nostro tempo che ci accompagna dalla fine dell’Ottocento”.

Antoni è un pozzo di conoscenza: sa tutto sull’evoluzione dei loghi e delle pubblicità, mi mostra l’unica immagine vagamente osé realizzata dall’azienda di Atlanta negli anni Venti. E mi spiega che la bevanda è nata inizialmente per un pubblico prevalentemente femminile che si riuniva in farmacia, uno dei pochi luoghi accessibili alle donne nell’America di fine Ottocento, quando entrare in un bar era considerato sconveniente per una signora.

I primi otto anni la Coca-Cola fu servita direttamente nei bicchieri, con la formula segreta diluita con la soda. Poi nel 1894 arriva la bottiglia Hutchinson con la biglia che permette conservare il gusto frizzante e rinfrescante che da sempre la distingue”.

Ci sono tanti curiosi che si aggirano fra i banchetti, affascinati e meravigliati dell’esistenza di così tanti oggetti diversi, accomunati da un unico marchio. I passanti si mescolano con esperti e collezionisti, che si scambiano racconti e leggende. È una comunità di gente che condivide una passione, senza invidie o gelosie. Ne è la conferma Lorenzo che indica il cappello verde da venditore di Coca-Cola anni Sessanta che ha in testa Antoni.

Vedi quel cappello? È un pezzo raro. Lui ne aveva uno identico ma l’ha perso a una fiera. Quando l’ho saputo gli ho regalato il mio: è il nostro decano ed era giusto lo avesse”.