E se il riciclo chimico trasformasse radicalmente il modo in cui ricicliamo la plastica? È davvero plausibile poter trasformare la plastica in precedenza non riciclabile di vecchie bottiglie, vestiti e prodotti di uso quotidiano in nuove bottiglie di plastica? Questa è la domanda che abbiamo rivolto a Maria Luisa Polli, Direttore tecnico di Coca-Cola Central & Eastern Europe, che di recente ha lavorato a stretto contatto con DEMETO e ha favorito l’ingresso di TCCC nell’Industrial Advisory Board dello stesso consorzio. (DEMETO è un consorzio europeo impegnato a sviluppare una tecnologia per il riciclo chimico del PET). 

Che cosa si intende per “riciclo chimico” e perché suscita tanto entusiasmo?

Marisa Luisa Polli
Maria Luisa Polli, Direttore tecnico di Coca-Cola Central & Eastern Europe 
 Si tratta di un processo chimico in grado di trasformare la plastica (PET) che fino a questo momento non era riciclabile (tessuti, tappeti, bottiglie colorate) in bottiglie nuove, capi di abbigliamento e prodotti di uso comune. Oggi, il PET è riciclato meccanicamente, e ciò comporta l’utilizzo di apparecchiature che differenziano, sminuzzano e risciacquano la plastica. Questa operazione funziona bene, ma per riciclare la plastica PET e farne nuovi packaging per alimenti e bevande – il cosiddetto “PET per alimenti” – si può utilizzare soltanto la plastica per uso alimentare. Uno dei problemi più importanti legati al riciclo della plastica PET è proprio la scarsa disponibilità sul mercato di PET per alimenti di buona qualità. Ciò la rende, alla fine del processo di riciclo, più costosa della PET nuova, mentre allo stesso tempo circola moltissima plastica che non può essere riciclata e che troppo spesso finisce in discarica, negli inceneritori o come rifiuto nei nostri corsi d’acqua e nei mari.

Infatti, al momento si ricicla soltanto il 20 per cento di tutta la plastica, e ciò dimostra quanta plastica non riesca a rientrare mai nella catena del valore. L’aspetto più entusiasmante del riciclo chimico è che qualsiasi forma di PET può essere utilizzato per produrre PET per uso alimentare, perciò, non solo le bottiglie usate di plastica, ma anche tutti i rifiuti di plastica recuperati dagli oceani e quelli prodotti da altre fonti, per esempio dai tessuti in poliestere. Insomma: se tutta la plastica (PET) potesse essere davvero riciclata, allora i rifiuti plastici diventerebbero una cosa del passato una volta per tutte.

Che cos'è il consorzio DEMETO?

DEMETO è un consorzio di partner impegnati a far sì che il riciclo chimico della plastica PET diventi un processo sostenibile, redditizio e scalabile. Finanziato dall’Unione Europea, DEMETO è impegnato a perfezionare una tecnologia rivoluzionaria inventata da una startup con sede in Svizzera, gr3n. Questa tecnologia è in grado di scindere la plastica PET nei suoi elementi costitutivi di base – glicole etilenico e acido tereftalico – utilizzando le microonde per accelerare l’intero processo. Il nome DEMETO deriva proprio da questa lavorazione: “DEpolymerization by MicrowavE TechnolOgy” (depolimerizzazione con tecnologia microonde). La “depolimerizzazione” sembra un processo altamente complesso: volendo semplificare all’estremo, basta pensare alla vostra casa ridotta a granelli di sabbia e poi ricostruita da capo a partire da questi.

Uno degli aspetti più interessanti della tecnologia di gr3n è che può essere applicata a tante tipologie di materiali plastici, dai tappeti ai tessuti, e questo consente un riciclo e un riutilizzo di varie forme di plastica PET che fino a oggi non si potevano riciclare.

Qual è il ruolo di The Coca-Cola Company?

DEMETO e The Coca-Cola Company condividono un unico interesse: chiudere il cerchio dell’economia circolare in fatto di materiale plastico. In qualità di membro dell’Industrial Advisory Board di DEMETO, posso dirle che collaboreremo con un comitato di stakeholder esterni che appoggeranno i partner del consorzio, fornendo il supporto necessario a individuare la direzione giusta. In qualità di sostenitrice da lungo tempo del riciclo del PET, posso dirle, invece, che abbiamo un know-how enorme da mettere in comune, e molti esperti tra le fila dei nostri uffici tecnici e di ingegneria in grado di contribuire a questa impresa. Vogliamo essere all’avanguardia nelle tecnologie innovative come questa, perché sono proprio queste tecnologie a permetterci di realizzare la nostra vision World Without Waste:  ci siamo posti l’obiettivo di far sì che entro il 2030 tutte le nostre bottiglie di plastica contengano almeno il 50 per cento di materiale riciclato. E, naturalmente, stiamo studiamo tutti i modi che ci consentano di arrivare a quel risultato anche prima, se possibile. Questa tecnologia di sicuro ci offre la possibilità di riuscirci.

Chi altri siede con lei nell’ Industrial Advisory Board di DEMETO?                                

Nel Board siedono con noi altri 16 importanti attori del settore, compresi i top brand di tessili per la casa, abbigliamento sportivo, moda, casa, assistenza alla persona e altre aziende alimentari e del beverage. Sono coinvolte anche varie aziende leader nella filiera della produzione, conversione e riciclo della plastica. Questo progetto è estremamente importante per molti settori industriali diversi e ha letteralmente catturato l’immaginazione degli attori della catena del valore del PET e del poliestere. Nel nostro caso si parla, ovviamente, di bottiglie da trasformare in altre bottiglie. Per altri, di tessuti da trasformare in altri tessuti. Per tutti, questo è un esempio perfetto di economia circolare, in virtù del quale si potranno recuperare e rigenerare prodotti e materiali giunti al termine del loro ciclo vitale, così da poterlo ricominciare da capo più e più volte.

Quanto tempo occorrerà prima che il riciclo chimico raggiunga una produzione su larga scala?

Siamo consapevoli che questa tecnologia deve essere validata, rifinita ed espansa, ma ci sta portando nella direzione giusta. DEMETO si propone di convalidare la sua tecnologia nei prossimi anni e avere entro il 2021 un reattore operativo su scala industriale. Penso che occorreranno quanto meno cinque anni prima che ciò accada e che le tecnologie di riciclo chimico più competitive siano disponibili per tutti i settori industriali. Ma il sistema Coca-Cola potrebbe iniziare a godere dei suoi benefici già prima. Noi speriamo di poter iniziare entro cinque anni a introdurre questi materiali riciclati nella nostra catena di rifornimento e quindi a compiere un sostanziale passo avanti in direzione del nostro obiettivo di avere il 50 per cento di materiali riciclati nelle nostre bottiglie PET. 

Mentre cerchiamo di concretizzare la nostra vision World Without Waste, possiamo aspettarci più collaborazioni e più notizie come questa da The Coca-Cola Company? 

Sicuramente! I consumatori di tutto il mondo si aspettano che le aziende come la nostra assumano il ruolo di leader e contribuiscano a rendere il mondo più libero dai rifiuti. È questo il motore di fondo della nostra vision World Without Waste: progettare, raccogliere, e stringere alleanze per garantire il riciclo del 100 per cento del packaging che utilizziamo. Da soli, però, non possiamo riuscirci. Vogliamo quindi stringere partnership, far parte di una soluzione a 360 gradi, e garantire il pieno successo di tecnologie come quelle messe a punto da gr3n e da altre aziende. Tutto il settore industriale deve poter disporre di un’ampia gamma di soluzioni che consentano di lavorare con questi obiettivi in mente su scala e in diversi settori. Per quanto ci riguarda, noi lavoreremo sodo per cercare di mettere a punto una molteplicità di soluzioni innovative che sostengano l’economia circolare della plastica PET e rendano il problema del packaging nei rifiuti in tutto il mondo un problema del passato, superato in maniera brillante.