Durante la puntata di Report andata in questa sera, vi sarete chiesti perchè investiamo così tanti soldi in Sicilia. Perchè supportiamo il Distretto degli Agrumi e che cosa c’è dietro?

Proviamo a svelarvelo. Non sarà così sensazionalistico come il servizio di Report, ma vi potrà spiegare forse in maniera più razionale il perchè crediamo sia la cosa giusta.

Ci rende molto orgogliosi poter dire che il succo d’arancia di Fanta Aranciata è di origine 100% italiana. E lo siamo perchè, ogni stagione, la nostra azienda avvia contratti di acquisto di succo con i fornitori italiani, investendo nel nostro Paese.

Se guardiamo i numeri, la Sicilia è la prima regione italiana interessata all’agrumicoltura, con una produzione di circa 19 milioni di quintali, di cui 13 milioni di arance. Negli anni passati, il nostro succo di arancia è stato acquistato sia da fornitori con impianti in Sicilia e Calabria, anche se la maggior parte del succo è sempre stata acquistata in Sicilia, con un volume annuo minimo dalla Calabria.  

Dal 2014 la The Coca-Cola Foundation, lo strumento principale attraverso cui l’azienda opera in ambito filantropico, ha deciso di supportare la filiera agrumicola siciliana per valorizzare ancora di più il “frutto d’oro”, un vero simbolo delle eccellenze agricole dell’isola.

Innovazione e formazione: sono queste le parole chiave dei diversi progetti che hanno ricevuto in questi anni un finanziamento del valore totale di 722mila euro.

Quindi, perchè la The Coca-Cola Foundation ha scelto questi progetti?

Perchè vogliamo continuare ad aquistare il succo di arancia in Sicilia e fare in modo che le persone e le aziende che lavorano con e per noi abbiano un business sostenibile e continuativo nel tempo.

Energia sostenibile dal pastazzo: da problema a risorsa

Il pastazzo è quel residuo umido che resta al termine della produzione industriale di succo di agrumi e che rappresenta circa il 60% del peso della frutta processata. Ogni anno, le aziende siciliane che si occupano delle trasformazione delle arance in succo, devono smaltire 340 mila tonnellate di scarti.

Un rifiuto “ingombrante” che da sempre rappresenta un grosso problema per l’intera filiera agrumicola a causa dei suoi elevati ed imprevedibili costi di smaltimento. Quando il pastazzo non trova usi alternativi diventa un rifiuto e gli attuali alti costi di smaltimento ricadono sia sulle industrie di trasformazione sia, di riflesso, sui produttori.

Negli anni passati, si è è cercato di riutilizzarlo come fertilizzante in agricoltura e come mangime per animali, additivo per alimentazione umana o compost. Nessuna di queste soluzioni tuttavia è in grado di assorbire l’ingente quantitativo prodotto in Sicilia.

Da questo problema, il progetto “Energia dagli agrumi”, che vuole valorizzare dei prodotti ottenibili dal pastazzo e della sua utilizzazione a fini energetici, anche attraverso la costruzione di un impianto pilota, con ricadute positive a favore della filiera agrumicola siciliana. Il pastazzo è stato individuato come componente nella produzione di biogas, dando vita ad un circolo virtuoso di recupero degli scarti che, oltre a generare un ritorno economico, contribuisce a generare energia elettrica e termica rinnovabile.

Il progetto, guidato dal Distretto degli Agrumi di Sicilia in collaborazione con l’Università di Catania (Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agroalimentari e Ambientali, Di.Ge.Sa.) e la Cooperativa Empedocle, società specializzata nella produzione di energie alternative, ha ricevuto un finanziamento non condizionato della The Coca-Cola Foundation per un ammontare totale di 447mila euro.

Formazione: per dare valore all’imprenditoria siciliana

Sappiamo che l’innovazione da sola non basta.

Secondo i dati Diste - Dipartimento Studi Territoriali, fino al 2004 l’agricoltura siciliana costitutiva il settore trainante dell’economia regionale, con un contributo alla formazione del PIL regionale del 6,3%. Il comparto agrumicolo incide in modo significativo sulla produzione agricola regionale e, anche livello nazionale, la Sicilia continua a detenere più della metà della produzione agrumicola (51%).

Da questi dati, la necessità di creare professionalità e nuova imprenditoria per la filiera, che spazia dalla coltivazione alla trasformazione degli agrumi sino al turismo relazionale. E il progetto “Social Farming, agricoltura sociale per la filiera agrumicola siciliana”, promosso da promosso dal Distretto Agrumi di Sicilia e dall’Alta Scuola ARCES, ha puntato tutto sulla formazione.

Più di 240 ore di lezione, teoriche e pratiche per confermare che si può creare impresa e manodopera specializzata coinvolgendo anche le fasce sociali convenzionalmente definite “deboli”: 150 tra donne, giovani e soggetti svantaggiati, compresi i migranti hanno partecipato ai corsi.

Soggetti che attraverso un’adeguata formazione possono avere la loro opportunità: trovare occupazione, diventare piccoli imprenditori ed essere un elemento di stimolo alla crescita dell’intero comparto.

Uno dei risultati di cui siamo più orgogliosi è la creazione “Agrorà”, la piattaforma informatica dedicata a favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro nel settore agrumicolo.

Crediamo nella Sicilia e nelle persone che lavorano nel comparto agrumicolo siciliano. Supportandolo, sappiamo che anche il nostro business potrà essere sostenibile nel tempo.