Tra le ultime novità introdotte da Instagram, quella più dirompente sono senz’altro le Stories, (giusto qualche settimana fa sono state implementate anche le DIRETTE!) una funzionalità che io trovo innovativa e molto utile ma va compresa e usata con parsimonia e strategia.

Le Instagram Stories sono dei post composti di immagini e video che durano massimo 15 secondi e tutti insieme formano una “storia” che rimane live per 24 ore e poi si cancella per sempre, senza lasciare tracce. Si possono inserire nel post scritte, emoticon e fare dei “disegni” colorati rendendo il video o la foto condivisa più giocosa e divertente e anche più chiara. Inoltre, grazie al tag o alla mention a un canale, capiamo di che cosa l’utente ci vuole raccontare.

Con l’arrivo delle “Stories", si sono creati due flussi narrativi e due stream diffferenti: quello delle “Stories", visualizzabile in alto e che scorre in orizzontale, e quello delle foto, cioè il normale feed Instagram che scorre in verticale. Io mi fermo spesso a vedere le Stories, ne guardo tante al giorno, ma non mi soffermo mai troppo su una sola persona, preferisco vedere più persone e meno Stories di una sola persona.

Le storie sono una novità di questa estate e da subito hanno canalizzato l’attenzione degli utenti, anche se nel tempo è fisiologicamente scesa. I dati che conosciamo oggi dopo due mesi rivelano 100 milioni di utilizzatori al giorno, 1/5 dell’utenza attiva/mese. Snapchat - il grande rivale di Instagram Stories - ne ha raggiunti 150milioni, ma in due anni.

Tornando all’utilizzo e alle funzionalità di Stories, evidenzio un particolare: la prima storia che condividete ha sempre tantissime visualizzazioni che scemano moltissimo se condividete tanti altri mini video. In pratica più storie live caricate, ravvicinate nel tempo, meno visibilità avrete per ciascun video. E’ per questo che sostengo che le Stories vadano usate con parsimonia e solo con contenuti esclusivi, per esempio preview di foto o backstage o che rinviano alla foto condivisa su Instagram, vanno bene anche dei “live” di experience ma che siano rilevanti e comunque mai troppi.

Le Stories che si visualizzano in alto sono di utenti diversi da quelli che visualizzo nel mio normale feed di foto, questo significa che foto e Stories hanno visibilità diverse e pubblici e che dovremmo sfruttare le Stories per rendere più visibili le nostre foto.

Una delle caratteristiche di Instagram è il continuo e repentino cambio di algoritmo, quel meccanismo che regola la visibilità dei contenuti e che incide sull’engagement medio di ogni post. L’unico modo di bypassare l’algoritmo è passare svariate ore al giorno sul social commentando e mettendo like ad altri utenti, fidelizzandoli, e infine usare tanti hashtag non inflazionati (tipo #photography) ma inerenti allo scatto.

Come buona case history per l’utilizzo di instagram Stories segnalo il mio amico instagramer tedesco Max, che gira il mondo con lo zaino in spalla e racconta i suoi viaggi in maniera divertente e avventurosa su Stories tanto che mi sembra di essere lì con lui e il suo team!

Ricapitolando, per utilizzare al meglio le Stories ritengo si debbano avere contenuti originali, pochi e pubblicati nei tempi e nei modi giusti per la propria audience, usando un solo tag e una sola mention per non rovinare l’immagine stessa. Sarebbe bene poi limitare l’uso dei video in modalità “boomerang” che alla lunga risultano fastidiosi anche da vedere e concentrarsi su pochi e selezionati contenuti ingaggianti e non improvvisati.

Voi che ne pensate? Vi piacciono le “Stories”?

Classe 1983, made in Marche. Laureata in marketing e pubbliche relazioni. Una forte passione per la fotografia e il racconto del territorio la portano a sostenere e creare progetti di marketing territoriale social e a viaggiare molto in Italia e all’estero. Fonda nel 2011 la prima community Instagram italiana, oggi associazione senza scopo di lucro, di cui è presidente. Igersitalia è la community più attiva e strutturata a mondo. Su Instagram @ilarysgrill