Per notare tutti i dettagli bisogna guardarli attentamente, un po’ come quei disegni enigmistici in cui devi scoprire le forme nascoste una dentro l’altra.

“Nello spazio di pochi centimetri sono riuscito a condensare molte informazioni”.

Noma Bar è orgoglioso della nuova collezione Face of the City che ha disegnato per Coca-Cola: una tiratura limitata di bottiglie che rende omaggio a sei città italiane, riassumendone i tratti più iconici che compongono i volti di sei personaggi.

Il famoso designer e illustratore israeliano va fiero del progetto che ha per protagoniste Milano, Bari, Venezia, Roma, Venezia e Napoli. Il suo obiettivo era raccontare il Paese attraverso un condensato di simboli e riferimenti storici creando, con lo humor che lo distingue, una sorta di mappa culturale, miniaturizzata sui pochi centimetri a disposizione.

“La scoperta è spesso alla base dei miei lavori, per questo uso la tecnica dello spazio negativo”, dice il designer riferendosi alla sua capacità di giocare con vuoti e pieni per creare diversi piani di lettura nella stessa immagine. Lo spiega mentre passeggia sotto le querce secolari di Highgate Wood, il bosco affacciato sul suo studio londinese dove si rifugia quotidianamente per trovare ispirazione. “È un’oasi di pace e gli alberi sono talmente grandi che difficilmente mi bagno anche nelle giornate piovose”.

Questa tecnica, oggi diventata la sua cifra insieme all’ironia sottile e alla passione per ritrarre i visi, è quella che dà alle sue immagini lo stile e l’incisività che l’hanno reso uno dei principali protagonisti del revival che nell’ultimo decennio ha riportato le illustrazioni al centro della scena della comunicazione. Bar ha firmato centinaia di copertine per le più importanti testate mondiali: dall’Economist al New Yorker, dal Guardian al New York Times. In Italia collabora spesso con Internazionale e con la casa editrice Einaudi, per cui ha illustrato tutti i libri dello scrittore Haruki Murakami.

Da dove viene l’ispirazione per Face of The City?

“Sono parte di un progetto globale che sto sviluppando per Coca-Cola in tutti i paesi del mondo. Ma l’Italia è un paese che conosco bene: questo forse mi ha reso il lavoro più facile. Sono partito da elementi caratterizzanti come il cibo, l’architettura, la musica, il paesaggio per comporre i visi dei personaggi. E poi ho cercato di mescolarli con l’icona della bottiglia Coca-Cola, che gli sguardi più attenti potranno scovare in tanti particolari: le tegole dei trulli, la bocca di una donna, la prua della gondola.”

Come hai selezionato gli elementi che compongono le diverse figure?

“Sono quelli più universali e riconosciuti. Oltre che sulle bottiglie, il progetto vivrà anche online e spero che possa raccontare qualcosa di questo Paese, soprattutto a chi non conosce l’Italia”.

Da dove viene l’attrazione per disegnare visi di persone?

“Il fatto che gli stessi elementi – un naso, una bocca, due occhi – possano generare un’infinità d’identità diverse mi ha sempre affascinato. Ho iniziato da bambino disegnando le caricature dei miei vicini di casa in Israele. Quando ho cominciato a padroneggiare la matita, ho sostituito alcuni elementi con metafore. Il primo esperimento veramente riuscito, divenuto poi famoso, è stato il viso di Saddam Hussein, fatto partendo dalle forme del simbolo della radioattività. L’ho disegnato a 17 anni, mentre ero nascosto in un rifugio antimissilistico durante la prima guerra del Golfo”.

E la tecnica dello spazio negativo, così comune nelle tue illustrazioni?

“Quella viene dalla scuola. Ho studiato tipografia ebraica ed è lì che ho imparato a considerare lo spazio dentro alle lettere, quello che solitamente tendiamo a ignorare. Ma credo sia collegata anche con il contesto in cui sono cresciuto. Israele è una terra dalle tante sfaccettature: il bianco e il nero, il vicino e il nemico. La realtà può essere sempre guardata da due lati opposti che hanno significati diversi, e lo spazio negativo credo sia un’espressione anche di questo”.

A cosa attribuisci il ritorno dell’illustrazione?

“Credo sia un concorso di ragioni: un risveglio dell’interesse per l’artigianalità, la possibilità di arricchire le immagini con il ragionamento e il movimento, che consente una maggiore personalizzazione. Ma anche la saturazione di fotografie spinta dalla diffusione dei cellulari, che ha portato molte pubblicazioni a cercare alternative. Di fatto, al momento c’è una vera celebrazione dell’illustrazione”.

 

Photo Credit: Chris Brock