Quando Chiara Galiazzo è ispirata, snocciola metafore da far invidia al migliore fra i parolieri. Sarà l’aria festosa che anima in questi giorni il quartiere intorno a Porta Venezia, cuore pulsante della Pride Week milanese, ad averla contagiata.

“Non sapevo fosse diventato un evento diffuso che va oltre la sfilata principale” confessa la cantante padovana mentre passeggia fra stand e bancarelle tinte coi colori dell’arcobaleno.

Forse c’entra il fatto che è uno di quei pomeriggi d’estate in cui Milano dà il meglio di sé, con il sole caldo, l’aria tersa e la luce dorata di fine pomeriggio. O forse è perché si trova in compagnia dell’amico Michele Bravi, con cui ha un’intesa speciale, nonostante la differenza di età. Otto anni, quando lei ha superato i trenta e lui è entrato da poco nei venti, possono creare distanze. Ma i due cantanti hanno condiviso un percorso di esperienze che li ha uniti: la vittoria di X Factor, il debutto a Sanremo, la pressione di essere considerati nuove promesse del pop italiano, il trasferimento a Milano da realtà più piccole.

Sono io che gli ho fatto conoscere il sushi giapponese quando era appena arrivato”, scherza Chiara mentre Michele nega ridendo.

Sarà uno solo di questi fattori o forse la combinazione di tutti. Sta di fatto che Chiara oggi è esplosiva. E siccome è appunto la Pride Week, quando ci sediamo con lei e Michele in un caffè affacciato su una piazza addobbata coi colori arcobaleno, la conversazione fra i due verte subito sull’amore e le sue declinazioni contemporanee.

Se la vita fosse un’azienda, l’amore sarebbe l’avviamento”, dice Chiara ridendo soddisfatta della metafora, che lascia trasparire uno spirito pragmatico legato alle origini venete quanto alla laurea presa in Bocconi. “Per me l’amore è quell’impalpabile valore aggiunto che fa sembrare tutto più bello, quella cosa che non sai cos’è, ma ti risolve le situazioni facendole funzionare”.

Michele è più romantico: “Mio nonno mi diceva che l’amore sai cos’è a 20 anni ma non te ne rendi conto, mentre credi di saperlo quando sei anziano ma non lo sai. È qualcosa di latente, che quando ce l’hai addosso è come portare degli occhiali che rendono tutti i colori più accesi”.

Praticamente stai dicendo che l’amore è un prisma”, sintetizza Chiara snocciolando un’altra figura retorica.

Sì, esatto”, risponde Michele. “L’accezione della parola non è cambiata rispetto al passato, però sono cambiate le forme con cui si manifesta: pensa che i primi amori io li ricollego al trillo di Messenger”.

Coi suoi 23 anni, Michele è vicino alla cosiddetta iGen, cresciuta quando internet e i social media erano già presenze scontate. “Sono nato con il telefono in mano e non ho idea di cosa significhi avere una relazione priva di questo tipo di connettività. Forse anche per questo credo che la sessualità sia meno importante dell’emotività. Se vissuta con intelligenza, la possibilità di connetterti è una piattaforma aggiuntiva che consente di affrontare le cose con più naturalezza. Ma se la sovrastrutturi è una tragedia perché rischia di produrre una recita tridimensionale da cui non esci”.

Chiara, invece, coi suoi 31 anni appartiene alla generazione dei millennials, ma ha fatto in tempo a collezionare ricordi analogici. 

Michele-e-Chiara-Love.png
 “Alle medie ricevevo lettere segrete dai corteggiatori. Adesso mi metterebbero like su Instagram e mi manderebbero i direct. Ma la lettera resta più romantica, è un po’ il vinile dell’amore”, conclude l’artista aggiungendo un’altra metafora. “Però è vero che oggi c’è più consapevolezza sull’amore rispetto al passato. Anche grazie a internet, le persone conoscono di più e tendono quindi a essere più aperte. Spesso la chiusura è figlia dell’ignoranza”.

Le relazioni cambiano”, ribatte Michele. “Per fortuna mi hanno sempre insegnato a vivere l’amore con spontaneità e per me il Pride è, più che altro, una grande festa. Ma mi rendo conto che in alcuni casi c’è ancora la necessità di spiegare che l’amore è naturale in qualsiasi forma. È la prima volta che partecipo attivamente e ho voglia di uscire in strada, abbracciare qualcuno e gridare quanto sto bene con me stesso”.


Ho sempre dato per scontato che sia normale celebrare qualsiasi amore”, gli fa eco Chiara. Ma non mi stancherò mai di ribadirlo”.