Cosa succede quando lettori attenti a un argomento trovano uno spazio dove poter condividere le loro idee, fotografie e video con persone che la pensano come loro? Si crea una Community virtuale, quello che gli esperti al Festival Internazionale del Giornalismo definiscono come il sacro Graal dell’interattività e strumento più potente per amplificare i contenuti.

La base di partenza è riconoscere i diversi tipi di community:

  • Quelle che condividono le circostanze (come dire...oggi siamo al Festival Internazionale del Giornalismo e, in soldoni, siamo noi stessi una community!)
  • Quelle che condividono gli stessi interessi (giornalismo, comunicazione, informazione e storytelling, per cominciare)
  • Quelle che condividono gli stessi bisogni (aggiornamento professionale, informazione e – soprattutto - relazione)

Ogni community è caratterizzata da quattro tipologie di persone:

  1. Quelle che sono alla ricerca di informazioni
  2. Quelle che vogliono saperne di più su come funziona una determinata cosa
  3. Quelle che vogliono fare parte di un movimento
  4. E...i troll!

Ogni Community è infatti caratterizzata da interventi più e meno buoni, con singole persone che hanno interessi specifici più o meno manifesti. 

I più grandi editori del mondo, da The Washington Post a The Guardian, passando per Fortune Magazine, si stanno interrogando su come gestire le community e come misurare il loro impatto. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Dichiarazione di intenti

Ovvero: è il modo in cui le gestisci che identifica la tue community. Gli editori devono essere trasparenti e indicare esattamente cosa si aspettano dalle loro community, devono essere fermi nel promuovere i commenti costruttivi e a scoraggiare gli atteggiamenti provocatori. Si è a lungo discusso anche delle sfide e le opportunità dell’anonimato. L’approccio identificato come il migliore è quello di non escludere in partenza l’anonimato poichè ci sono alcuni argomenti che, senza anonimato, non verrebbero trattati.

Moderazione, o meglio: interazione

Ovvero: non fare i burattinai. Entrare nelle conversazioni, far vedere che si è presenti, che ci si interessa a quello che interessa ai nostri follower, è il primo passo per cambiare l’approccio: gli editori devono essere parte delle conversazioni, devono adattarsi alle diverse dinamiche delle rispettive community e creare un valore aggiunto per la  conversazione.

IJF - burattini

Engagement

Ovvero: le pageviews non sono una metrica sufficiente. Il vecchio paradigma di affidarsi al numero di visualizzazioni di una pagina per decretare il successo di un contenuto, non è più valido. La metrica da monitorare è l’engagement e le community sicuramente sono preziose in questo senso: non solo chi commenta è un lettore più fedele, ma chi legge e commenta i commenti lo è ancora di più.

A domani con una nuova puntata dal Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

Qui le altre puntate:

Storytelling al Festival del Giornalismo di Perugia: dai contenuti alla redazione

Si fa presto a dire storytelling. Come scegliere e raccontare storie che interessano davvero il nostro pubblico.

"Twitter deve diventare più Twitter". La piattaforma di microblogging compie 10 anni e si racconta al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

Idee in movimento: comunicare lo sport tra saper fare, saper dire e saper scrivere.

Millennials e giornalismo: costruire la nuova generazione online.