L’architetto Giampiero Peia spiega il concept creativo del padiglione Coca-Cola Official Soft Drink Partner di Expo Milano 2015. Parole chiave: Contour, seconda vita e il modello di sostenibilità dell’azienda.
Intervista a Giampiero Peia (Peia Associati), architetto del padiglione Coca-Cola a Expo Milano 2015, che ci svela le fonti di ispirazione del progetto, il tema della celebrazione, “sacralizzazione”, della Contour, i plus di sostenibilità – materiali green, prefabbricazione, tecnica costruttiva a secco, geotermia, tetto verde – quale sarà la sua seconda vita dopo Expo e anticipazioni sull’allestimento interno. 


Quali sono state le fonti d’ispirazione per il progetto del Padiglione Coca-Cola?

Nel 2005 ho curato l’allestimento della grande mostra di Andy Warhol alla Triennale di Milano. L’ironia con cui il maestro della Pop Art giocava con prodotti di largo consumo mi ha portato a lavorare sul mito della Contour, la classica bottiglia di vetro Coca-Cola, perché è un oggetto di “design” fra i più popolari ed eterni. Poi l’immagine dei templi antichi che contenevano, come grandi teche monumentali, oggetti di culto, mi ha fatto immaginare, tra il serio e l’ironico, a una “sacralizzazione” dell’icona pop della Contour, e al padiglione come una grande teca contenente una scultura di luce. All’esterno la bottiglia sarà moltiplicata nelle vele che ne riproducono la silhouette lungo il lato sud; all’interno invece apparirà “sdraiata” (come i budda nei templi buddisti tailandesi) e appesa al soffitto (che sarà a specchio per cui la mezza bottiglia diverrà intera), realizzata utilizzando circa 600 piccole Contour, ciascuna contenente un led. Sarà una scultura luminosa che non si potrà toccare; una “visione”, non un macro oggetto di pop art.

Quale il concept creativo quindi?

Due sono le anime del concept del padiglione Coca-Cola: in primis, appunto, la “sacralizzazione” della Contour, che accompagnerà il visitatore lungo il percorso di visita dal titolo “ogni bottiglia ha una storia”, illustrando il modello di sostenibilità dell’azienda. In secondo luogo, il lotto a disposizione nel sito espositivo è stato ottimizzato al massimo nelle dimensioni: ne è scaturita una “scatola” per la quale ho pensato subito a una seconda vita, rispondendo così a uno dei punti chiave del brief di Coca-Cola. E, poiché le dimensioni erano quelle di un campo da basket regolamentare, il progetto ha seguito questa intuizione: fare del padiglione una struttura con una seconda vita a disposizione di chi vuole fare sport in città.  


Secondo lei quali sono i punti di forza del suo progetto che hanno fatto sì che fosse scelto?

I punti di forza sono appunto la seconda vita come campo da basket, in linea con la promozione da parte di Coca-Cola dell’importanza di uno stile di vita attivo combinato a un’alimentazione equilibrata, e l’apparente semplicità. Dietro c’è, infatti, una forte complessità tecnica ma anche espressiva. Molti padiglioni fatti da archistar in genere urlano la propria eccentricità nelle forme. Ma questo a prezzo di un grande dispendio di spazio, energia, costi e tempi. Il padiglione Coca-Cola è volutamente in controtendenza: semplice, facile da montare, smontare e rimontare. Si tratta di un prisma di vetro, legno e acqua, essenziale nella forma ma con tutti i prospetti differenti. Il lato sud avrà la sequenza monumentale di Contour. Sul lato nord apparirà la gigantografia del logo Coca-Cola. Il prospetto ovest avrà una vetrata sulla quale scorrerà un velo d’acqua, mentre la cascata sul lato est sarà rumorosa generando un sistema d’aria condizionata (come ho visto fare in un viaggio in India, in Rajasthan).  


Quindi, se dovesse dare una descrizione sintetica del padiglione?

Il padiglione Coca-Cola non ha un aspetto scultoreo ed eccentrico, è piuttosto un diagramma di ottimizzazione perfetta anche in termini di volumetria. Si è optato per una struttura dal disegno semplice che sfrutti al meglio lo spazio e abbia una seconda vita. La semplicità geometrica è funzionale alla qualità “sostenibile” dell’edificio, data non solo dai materiali green utilizzati ma anche dall’estrema facilità di montaggio e smontaggio in funzione della seconda vita. Smontabilità, trasportabilità e riutilizzo sono alcune delle qualità sostenibili dell’edificio. Modularità, standardizzazione, scalabilità, prefabbricazione, tecnica a secco sono aspetti chiave per l’architettura sostenibile. Il padiglione Coca-Cola è quindi un “magic” box soprattutto per i suoi plus di sostenibilità e al suo interno racconterà i tanti obiettivi di sostenibilità dell’azienda. 


Quali sono gli aspetti più innovativi in termini di sostenibilità del padiglione Coca-Cola?

Il padiglione Coca-Cola è costruito secondo i parametri LEED: materiali riciclabili, ecocompatibili e utilizzati con pochissimo “sfrido” (scarto); valorizzazione delle risorse naturali; impiantistica a basso consumo energetico; raffrescamento dello spazio espositivo con sistemi naturali (climatizzazione passiva) e impiego della geotermia (acqua di falda) per le poche aree, uffici e sale riunioni, dotate di condizionatori (climatizzazione attiva); tetto verde, un green roof ad alto isolamento termico per un migliore microclima all’esterno e all’interno. 


Cosa racconta del mondo Coca-Cola il suo progetto e in che modo?

Insieme a Coca-Cola e all’agenzia di Brand Experience psLIVE stiamo disegnando anche l’allestimento interno e il percorso di visita per raccontare a tutti il contributo vero dell’azienda in tema di sostenibilità. Localness, il radicamento nei territori in cui opera; Energy Balance, la promozione di nuovi stili di vita attivi; Sustainability, l’innovazione di prodotto e di packaging, sono le tre parole chiave. La spettacolarità sarà poi data da un “effetto sorpresa” continuo: le atmosfere muteranno dinamicamente, dall’alba al tramonto anche l’involucro esterno cambierà notevolmente: di giorno si nutrirà di luce solare, di sera sarà una lanterna luminosa. 


Cos’altro può anticipare di quanto si vedrà all’interno?

Il soffitto e l’interno delle vetrate sul lato sud saranno a specchio moltiplicando illusionisticamente lo spazio, con un effetto da caleidoscopio volutamente disorientante per il visitatore. Un altro elemento importante, oltre alla Contour di luce sul soffitto, sarà la cavea lignea. Si tratterà di una tribuna a gradinate rivolta verso un maxischermo, che ospiterà anche dibattiti. Uno spazio destinato all’intrattenimento e allo spettacolo, ma anche all’approfondimento e al riposo. Dalla tribuna si accederà a uno sky box riservato alla stampa e ai vip, come in un’arena sportiva, con un’allusione alla seconda vita del padiglione. Ma nulla di più posso anticipare ora del “viaggio” che verrà proposto al visitatore. 


Che tipo di reazione le piacerebbe che suscitasse nei visitatori?

L’obiettivo è che sia trasportato come in un’altra dimensione e possa fare un’esperienza coinvolgente e divertente, che faccia pensare oltre i pregiudizi e sensibilizzi su come tutti siamo chiamati a fare la nostra parte per proteggere il pianeta e per consentire uno stile di vita adeguato a tutti suoi abitanti.
Leggi qui la parte dell’intervista a Giampiero Peia in cui l’architetto racconta la sua idea di architettura sostenibile.