Storie, luoghi e persone – 1° parte: dalla foce polesana a Boretto

Il Po è il fiume più importante d’Italia e fa parte di quell’élite fluviale che si specchia fra le più belle città del mondo. Il suo bacino è un Expo a cielo aperto che produce il 40% del Pil nazionale e molte eccellenze del Made in Italy. Eppure, visto da vicino, il Grande Fiume appare dimenticato e trascurato. Le rive, un tempo pullulanti di vita, sono semi abbandonate e la navigabilità ridotta ai minimi termini. Negli ultimi quarant’anni, il Po è passato di moda e gli italiani gli hanno semplicemente voltato le spalle. A volte succede, però, che l’appartatezza, l’impermeabilità a mode e tecnologie generino miracoli.

Così, oggi, il Po dimenticato diventa il migliore esempio di bellezza non conformista.

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Viaggiando a ritroso dalla foce polesana, nel più piccolo dei rami con cui il Grande Fiume va a terminare in Adriatico – il Po di Maistra – si ritrova la vocazione selvaggia del fiume: l’acqua è giallastra, grassa di vita e la vegetazione che affolla le sponde potrebbe essere quella di una foresta subequatoriale.

Questa è una delle zone più selvagge d’Italia, qui non ci vieni da turista per caso”, dice Gigi Veronese, che organizza gite nel dedalo di canali deltizi con piccole imbarcazioni da diporto.

Ufficialmente fare il bagno resta sconsigliato, ma molti abitanti riconoscono che le acque del Grande Fiume vanno migliorando, un dato confermato dal ritorno del persico reale e dell’alborella, e certificato dalle ultime analisi degli esperti di Arpa dell’Emilia-Romagna, ente regionale che si occupa della qualità ambientale dei fiumi, che ha giudicato la sua acqua “sufficiente”.

Poco lontano dal Po di Maistra, nel delta settentrionale, c’è la valle Bagliona, 600 ettari di palude un tempo adibiti all’allevamento di anguille, orate e branzini, e alla caccia agli uccelli migratori. Oggi i proprietari hanno riconvertito la valle, sostituendo i cacciatori con lo schioppo con quelli armati di binocolo. E hanno aperto la valle agli amanti del birdwatching, trasformandola in una base per il turismo naturalistico: qui si può prendere una bici e pedalare in quello che i locali definiscono “l’aeroporto internazionale degli uccelli”, un hub per oltre 150 specie, fra cui fenicotteri rosa, chiurli, e aironi.

Anche fra le idrovore che hanno tenuto all’asciutto queste terre sprofondate sotto il livello del mare incontriamo trasformazioni inaspettate. Agli inizi del Novecento, Ca’ Vendramin era l’idrovora più potente d’Europa, pompava fino a 11mila litri al secondo. Oggi è stata dismessa e la sala macchine, col soffitto a cassettoni in stile liberty, ospita mostre d’arte ed eventi culturali, esempio di archeologia industriale riconvertita con successo.

Risalendo lungo il Po si arriva a Ferrara, città della bicicletta per antonomasia, come Modena lo è della Ferrari e Siena del Palio.

Più a monte, a Boretto, in provincia di Reggio Emilia è ormeggiata la Stradivari, motonave di 62 metri, 500 tonnellate di stazza, in grado di ospitare fino a 400 passeggeri. Fu costruita 40 anni fa a Cremona con soldi pubblici per percorrere la tratta Cremona-Ferrara-Venezia; è rimasta per lo più all’àncora prima di finire nelle mani del comandante Giuliano Landini, uno dei più ostinati figli del Po e campione di motonautica.

Penso che questo fiume per l’Italia sia un padiglione permanente a cielo aperto. È il terzo fiume europeo per portata media, 1500 m/cubi al secondo. Ma è il primo per letteratura, pittura, architettura, musica. Eppure è abbandonato”.

Sul lungofiume di Boretto c’è una cattedrale fatta con i legni che s’accumulano sotto il ponte di Viadana: un’installazione incastonata tra i pioppi grigi e i salici selvatici che, a seconda della prospettiva, diventa una nave arenata oppure riparo per ragazzini che d’estate si tuffano nel Po. Si potrebbe chiamarla opera d’arte, e in effetti ricorda la Big Bambù dei fratelli Stern, ma è molto di più, è un castello costruito a mano dal cosiddetto Re del Fiume, al secolo Alberto Manotti, fiumarolo d.o.c. che raccoglie tronchi e rami portati dalla corrente per riciclarli nella sua reggia.