La nostra chiaccherata con Francesco Pintus, coordinatore del Milano Pride. A giugno centinaia di città in tutto il mondo si tingono di arcobaleno per commemorare i moti dello Stonewall Inn di New York, che segnano la nascita del movimento contro la discriminazione e per i diritti delle persone LGBTI. Quest’onda multicolore attraversa anche l’Italia con ben 27 città che quest’anno partecipano all’iniziativa organizzando Pride locali per celebrare il rispetto delle diversità e delle minoranze sotto il segno della bandiera arcobaleno, affinché ciascuno possa vivere apertamente le proprie scelte.

Da anni si è deciso di abbandonare l’idea di un unico Pride nazionale favorendo la nascita di tante manifestazioni cittadine per avere una presenza più capillare nella società”, sottolinea Pintus. “Qui a Milano ci aspettiamo una partecipazione di circa 200mila persone, ma non esistono gerarchie fra Pride grandi e piccoli, anzi. A volte quelli minori possono avere un significato più profondo, proprio perché avvengono in situazioni provinciali, meno aperte nei confronti della diversità”.

Al di là della sfilata principale, che a Milano si svolgerà il 30 giugno partendo dalla Stazione Centrale, ciò che rende più fieri gli organizzatori meneghini della manifestazione dell’orgoglio LGBTI è il moltiplicarsi degli eventi che si svolgono durante la Pride Week.

Dal 22 giugno al 1 luglio, nel capoluogo lombardo saranno oltre 60 gli appuntamenti che celebrano i valori di libertà e convivenza civile riaffermati una sera d’estate di 49 anni fa in un bar gay del Greenwich Village di Manhattan: il 28 giugno, giorno dei moti di Stonewall che coinvolsero l’intero quartiere newyorkese, è stata scelta come data della "giornata mondiale dell'orgoglio LGBT" o "Gay pride", momento simbolo di una presa di coscienza collettiva sfociata nella nascita di una campagna internazionale per i diritti delle persone LGBTI.

Un movimento che si è poi allargato a favore di tutte le minoranze e per la valorizzazione della diversità, come sottolinea la varietà di eventi del Pride di Milano: dibattiti, presentazioni di libri, mostre, rassegne cinematografiche, aperitivi, serate danzanti, eventi sportivi. A riprova che ormai questa manifestazione ha trasceso i confini della comunità LGBTI e si è aperta a chiunque sia interessato a promuovere una società più aperta e inclusiva.

Nei giorni centrali della kermesse – dal 28 al 30 giugno – in Porta Venezia sarà istituita una piazza diffusa con tre cuori pulsanti (L.go Bellintani, P.le Lavater e la scalinata di via Vittorio Veneto) che ospiteranno i protagonisti della manifestazione, diventando luoghi d’incontro e confronto fra singoli cittadini, ma anche fra rappresentanti delle istituzioni e delle aziende. Per trasformarsi in vere occasioni di rinnovamento dei modelli culturali, infatti, valori come la diversità e il pluralismo devono essere condivisi da tutte le componenti del tessuto sociale.

La partecipazione al Pride di aziende grandi e piccole è importante perché trasmette un segnale forte”, dice Pintus. “E’ un appello delle realtà produttive del paese per una società più inclusiva, ma è anche un messaggio a tutti gli impiegati affinché si sentano accettati sui luoghi di lavoro”.



A questo proposito, tornano in mente certe leggi discriminatorie in vigore ai tempi dei moti dello Stonewall Inn, che imponevano di indossare indumenti consoni al proprio genere in pubblico e vietavano di baciare persone dello stesso sesso. Nell’America anni Sessanta si rischiava la galera per come si era vestiti o per chi si amava.

Fortunatamente oggi c’è più consapevolezza che esistono tanti tipi d’amore”, fa notare Pintus, prima di lanciare un augurio: “La strada è ancora lunga, ma sarebbe bello vivere in una società dove nessun amore è discriminato e non esiste una gerarchia fra quelli considerati di serie A e di serie B”.