Dopo questa edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, ci pare ancora più evidente: i millennials, e cioè i ragazzi nati tra il 1980 e il 2000, fruiscono le informazioni in modo diverso rispetto al passato e, attraverso i loro comportamenti, tendono a cambiare quelli degli altri e a ridefinire il panorama del giornalismo così come lo conosciamo.

Tanto che anche le testate e le piattaforme online di notizie stanno cercando sempre più di creare una relazione con il loro pubblico più giovane, trasformando formati, linguaggi, logiche di distribuzione e modelli di business per (in)seguire i loro interessi.

È necessario però allora fermarsi un attimo, per capire quanto queste nuove modalità di creazione e fruizione dell’informazione da parte delle nuove generazioni influiscono e influiranno sempre di più nella produzione dell’informazione stessa, per capire quali saranno le prospettive per il giornalismo nell’era digitale.

Professionisti del settore, player di mercato, analisti e giornalisti si sono incontrati nella splendida cornice del Festival per discutere di tutto questo e farsi alcune domande sul perchè sempre più editori si stiano muovendo verso nuove piattaforme e nuovi linguaggi.

Una generazione di micro-generazioni “impegnate”

Quella dei Millennials è la generazione che più di ogni altra include diverse micro-generazioni: un’etichetta vasta che identifica decine di milioni di persone nel nostro Paese e che al suo interno è composto da diverse tipologie, accomunate da tematiche quali la shared economy, la partecipazione dal basso e la fruizione online.

IJF - Millennials

Ma quello che più contraddistingue questa ampissima generazione è un tema sociale di lungo periodo: l’individualismo. I millennials infatti sono nati e cresciuti in un’epoca storica che ha dato loro maggiore rilevanza, lasciando fuori i condizionamenti provenienti dalla Chiesa, dalle Istituzioni e dalla scuola, consentendogli di creare una sorta di micro-comunità, con delle leggi di comportamento non scritte ma condivise. Una generazione contraddistinta dalle incertezze (nel mondo del lavoro in primis) che è una generazione in costruzione: impegnata a fare, impegnata a scoprire e a costruire.

Talmente impegnata che non ha “tempo” per vedere il quadro completo.

I millennials secondo gli analisti e i media

I Millennials non cercano fonti: semplicemente, le incontrano mentre sono impegnati a fare altro. Prendiamo Twitter per esempio: secondo dati recenti il 70% degli utenti è tra i 15 e i 44. Di più: il 50% è tra i 16 e 34. I principali player del mercato editoriale lo hanno capito e per questo sono interessati a queste nuove piattaforme, per entrare in contatto con loro e per instaurare un dialogo sulle tematiche a loro più care.

IJF - millennials 2

Il fenomeno del second screen si riconferma il paradigma di fruizione dei contenuti televisivi, costringendo anche gli editori del piccolo schermo a fare tesoro del dictact che dice che per entrare nel cervello delle persone, devi prima passare per il loro smartphone. E così, anche i format televisivi più lontani dal mondo dei giovani stanno ragionando per trovare un linguaggio e uno spazio che consenta loro di essere rilevanti per pubblici che altrimenti non riuscirebbero a raggiungere.

Ma se c’è una cosa che i media hanno imparato in questi primi tentativi di approccio al mondo dei millennials, è l’importanza di essere coerenti con se stessi nella produzione dei contenuti da veicolare attraverso le nuove piattaforme, mantenendo in tutte lo stesso stile editoriale. E gli esperti ci lanciano una provocazione, ovvero che forse è proprio la mancanza di coerenza percepita in alcuni media italiani uno dei pezzi del puzzle della crisi di questo mercato.

Da “rete” a “community”

Quando si tratta di realizzare contenuti per parlare con i Millennials, ai media e player del settore dell’editoria è chiaro che è necessario creare delle storie che siano affini al loro modo di essere, che sappiano parlare di loro, facendoli sentire al centro della scena, intercettando i loro reali centri di interesse ma soprattutto favorendo la scoperta e l’aggregazione di contatti, non solo di contenuti.

IJF - rete-community

Il concetto di “rete” infatti sembra non esaurire a pieno il modello sociale di questo momento. Siamo in contatto con tutti, ma non possiamo entrare in relazione con tutti. Per questo è una generazione che vive di Community, necessarie per mettere ordine (e limiti) alle relazioni che si vanno a creare.

A favorire la scoperta e aggregazione dei contenuti ci pensa l’intermediazione dei Digital Creators, figure nate e cresciute nell’etere che si pongono come dei veri e propri influencers in ambito informazione (intesa in senso lato e non convenzionale), musica, lifestyle e sport. Sono loro a ridefinire il centro di gravità attorno al quale i Millennials fanno riferimento e a cui editori, giornalisti e aziende dovranno sempre più tenere in considerazione nell'approccio strategico e nella creazione dei contenuti.

Grazie al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia per tutti questi spunti.

Ci vediamo il prossimo anno!


Qui le altre puntate:

Storytelling al Festival del Giornalismo di Perugia: dai contenuti alla redazione

Si fa presto a dire storytelling. Come scegliere e raccontare storie che interessano davvero il nostro pubblico.

La centralità delle community. Come riconoscerle, come gestirle, come coinvolgerle.

"Twitter deve diventare più Twitter". La piattaforma di microblogging compie 10 anni e si racconta al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

Idee in movimento: comunicare lo sport tra saper fare, saper dire e saper scrivere.