Uno dei temi centrali di questa 12° edizione dell’International Journalism Festival è stato quello delle fake news: bufale riprese dai social, dai blog e dai media tradizionali. Purtroppo non è sempre facile accorgersi della natura fake di una notizia: talvolta sono così ben scritte da trarre in inganno anche l'utente esperto, giornalisti compresi. Spesso sono utilizzate per avvicinare e spingere gli utenti della rete a entrare in un sito, in modo da aumentarne i click e di conseguenza il ricavo economico; infatti, il traffico di rete generato dalle bufale crea un vero e proprio mercato che permette di guadagnare online.

Ma qual è questo mercato che alimenta le notizie fake? Lo abbiamo chiesto a Salvatore Aranzulla, fondatore di Aranzulla.it.

“Le fake news vivono perché generano dei ricavi pubblicitari: i click degli utenti e i loro accessi generano monetizzazione. Oggi le principali piattaforme come Google, per esempio, stanno limitando le possibilità di guadagno dei siti che producono fake news chiudendo gli account. Non è più possibile monetizzare con quegli account attraverso la pubblicità.”

Quali sono gli strumenti che possono evitare la diffusione delle bufale in rete?

“Gli strumenti che possono evitare la diffusione delle fake news sono quelli integrati nei social network. Oggi Facebook, per esempio, sta introducendo degli algoritmi che mirano a oscurare le fake news. Si tratta, tuttavia, di algoritmi, ovvero sistemi che per loro natura non sono perfetti, possono sbagliare. L’unica soluzione sta in mano alle persone: prima di condividere una notizia bisognerebbe pensarci due volte.”

Ad Alessio Viola, giornalista di Skytg24, abbiamo chiesto come riconoscere una bufala:

“Qui a Perugia non si parla d’altro che di fake news. È il fenomeno dell’anno. Se sei un lettore di articoli “true”, se sei un frequentatore di sana informazione, le riconosci perché hanno una loro confezione. Le fake news guardano al destinatario, sanno esattamente dove andare a colpire.”

C’è un universo di fake news che circola per il mondo. Con il successo dei social quest’ultime sono diventate sempre più precise e si fa presto a cadere in trappola. Il vero problema è la mancata verifica delle fonti, problema che è emerso anche durante l’International Journalism Festival.

Sono sempre in aumento il numero di bufale che ogni giorno rimbalzano sui vari media e creano un vero e proprio mercato pubblicitario, arricchendo le tasche di chi le ha create. Quando leggiamo una notizia, come dice Salvatore Aranzulla, ricordiamoci di “accendere il cervello”.

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 Federico Rivi è un giornalista del Master in Giornalismo IULM. Si è laureato in Comunicazione, media e pubblicità e ha lavorato per Sportitalia. Dopo essersi appassionato al giornalismo televisivo ha sperimentato il mondo Mediaset nella redazione di Tgcom24. Emiliano d’origine e milanese d’adozione, ama il cibo tradizionale e il basket. Il suo motto è “Fall, fight, feel”.

 

 

 

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 Nausica Samela è una giornalista del Master in Giornalismo IULM. Laureata in Lettere e specializzata in Editoria e Giornalismo, è appassionata di cronaca nera. Il suo sogno fin da bambina è quello di diventare giornalista televisiva. Trapiantata dalla Basilicata a Milano, ama viaggiare in solitaria alla scoperta dei Paesi dell’est Europa e sorseggiare del buon vino. Si definisce fashion addicted per passione.