Lo sport ha aperto a Carlos una finestra sul mondo, e in questo Special Olympics ha avuto un ruolo fondamentale”: Alexandra Tiboldo Mura è la mamma di Carlos Gianesini, un ragazzo autistico di 25 anni che attraverso lo sport è cresciuto, si è aperto e ha trovato fiducia in se stesso.

Prima di appassionarsi al nuoto e all’equitazione grazie ai programmi promossi da Special Olympics, Carlos aveva provato a frequentare un corso di minibasket, ma l’enfasi sulla competitività si era rivelata inadatta alla sua indole sensibile. L’autismo è una sindrome che implica disabilità intellettive che si manifestano con difficoltà di comunicazione e interazione. Durante una lezione di minibasket, l’insegnate gli aveva chiesto di fare canestro segnando i punti su una lavagna. Ma Carlos non aveva neanche voluto provare e, guardando la palla di traverso, aveva scarabocchiato qualcosa sulla lavagna e se n’era andato di corsa.

In quel momento ho capito che si trattava di un agonismo troppo competitivo che non era adatto a lui”, ricorda Alexandra. “Carlos aveva bisogno di puntare a risultati più graduali che sarebbero arrivati attraverso una crescita formativa-sportiva”.

Quando ha scoperto Special Olympics, Carlos ha trovato un ambiente che non gli chiedeva di dimostrare nulla e gli offriva semplicemente l’opportunità di esprimersi attraverso il gesto sportivo. Per Carlos, i Giochi di Special Olympics sono un’occasione per stare insieme e partecipare. 


Ogni atleta vive le gare con gioia, determinazione e il desiderio di salire sul podio più alto, ma al di là delle medaglie conquistate, per ognuno, gareggiare significa in primo luogo mettersi alla prova con se stessi. Perchè  vincere, in senso più ampio, significa impegnarsi sapendo di aver dato il meglio di sé; il riconoscimento di un percorso personale di crescita che va oltre.

Oggi poi, col diffondersi dello Sport Unificato, attraverso gare che mettono insieme atleti con disabilità intellettiva e non, il senso di apertura verso la diversità di questi programmi è ancora più evidente. Vissuto in questo modo, lo sport diventa davvero un’occasione di creare comunione e abbattere quelle barriere sociali che spesso si creano intorno alle disabilità. Per questo Coca-Cola è orgogliosa di aver sostenuto fin dall’inizio, a livello globale e italiano, questo movimento che quest’anno arriva a spegnere cinquanta candeline.

Era il 1968, infatti, quando per la prima volta si accese a Chicago la fiaccola olimpica per i primi Giochi Internazionali di Special Olympics, segnando l'inizio di un movimento che da mezzo secolo si batte per affermare il valore dello sport come veicolo di socialità e inclusione per tutte le persone  con disabilità intellettiva. E già allora Coca-Cola era al fianco dei suoi fondatori, per promuovere un atteggiamento aperto nei confronti di tutte le diversità. Negli anni, Special Olympics è cresciuto fino a diventare un movimento che, solo in Italia, coinvolge oltre 17.000 atleti, 7000 volontari e 3000 familiari.

Per festeggiare l’importante anniversario, quest’anno si terranno diversi eventi in tutto il mondo: dai giochi nazionali invernali di Bardonecchia appena conclusi, a quelli estivi di Montecatini (4-10 giugno), che coinvolgeranno oltre 3000 atleti in 20 discipline; fino alla prima Coppa Unificata, che si svolgerà a Chicago fra il 17 e il 20 luglio, un torneo di calcio per 24 squadre maschili e femminili,  dove atleti con e senza disabilità intellettiva , provenienti da ogni parte del pianeta, giocheranno insieme.


In passato Carlos ha già partecipato a numerosi programmi di equitazione organizzati da Special Olympics, vincendo premi nel dressage. Al di là delle medaglie, però, il vero successo per lui è stato riuscire a inserirsi in un gruppo e sviluppare relazioni sociali, sentendosi incluso nella squadra di equitazione come fosse in famiglia. La prima volta che è entrato in maneggio non è neanche voluto salire a cavallo. Poi gradualmente ha preso confidenza e non è più voluto scendere.

Lo sport mi fa sentire più sicuro e il contatto con il cavallo mi dà grande felicità”, conferma Carlos.

Oltre a contribuire alla sua crescita, lo sport gli è servito per proiettarsi con entusiasmo nel futuro e aprirsi a nuovi interessi, come quello per la fotografia. Carlos, che negli scorsi anni è stato seguito da diversi fotografi professionisti, ha già organizzato tre mostre con i suoi scatti.