Un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato: una percentuale davvero esorbitante, che stride ancora di più se si considera che milioni di persone – 795milioni nel corso del 2015 – non hanno a disposizione alimenti sufficienti per la propria nutrizione (dati FAO).

In Italia Banco Alimentare è impegnato dal 1989 per abbassare questi numeri: l’associazione si impegna a recuperare il cibo commestibile ma non più commercializzabile da tutta la filiera (aziende produttrici, rivenditori, ristoranti, catering) per selezionarlo e redistribuirlo alle persone in difficoltà tramite strutture convenzionate su tutto il territorio nazionale. La battaglia contro lo spreco alimentare si lega così a quella contro la povertà.

Nel 2016 – spiega il presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus Andrea Giussani – abbiamo distribuito oltre 66.000 tonnellate e un milione e 600mila pasti”. Numeri importanti, per una realtà che è riuscita a fare molti passi avanti dal giorno della sua fondazione.

All’inizio, nel 1989, esisteva soltanto un piccolo magazzino a Meda, in provincia di Monza Brianza, con pochi volontari e una manciata di strutture convenzionate. Oggi siamo presenti in tutta Italia con 21 associazioni locali e oltre 8.000 strutture caritative convenzionate che distribuiscono i pasti raccolti dal Banco Alimentare”.

Questo sviluppo riflette purtroppo la crescita del bisogno che si è verificata nel tempo: “Oggi sono 4 milioni e 700mila le persone senza la garanzia di una sussistenza minima, in parte bambini”. Con un numero di famiglie indigenti pressoché stabile, sono proprio i più piccoli a pagare il prezzo più alto.

Proprio per questo la principale sfida per Banco Alimentare è quella di raccogliere il più possibile alimenti dall’alto valore nutritivo.

Le ragioni che rendono il cibo non più commercializzabile possono essere molte, non soltanto l’avvicinarsi della data di scadenza: “Basta pensare a tutte le eccedenze che non possono più stare sugli scaffali: ad esempio, per una questione di stagionalità (pensiamo, ad esempio, ai panettoni dopo Natale), oppure per cambi di packaging o la fine di promozioni specifiche. Oppure, per eventuali danneggiamenti delle confezioni: i consumatori preferiscono non acquistare alimenti con la confezione graffiata, deformata, imperfetta, anche se perfettamente integra”.

Così, da ormai quasi trent’anni, Banco Alimentare si impegna ad abbattere lo spreco alimentare cercando al contempo di offrire ai destinatari delle risorse recuperate un mix alimentare il più possibile volto a sostenere una corretta nutrizione, fornendo alle strutture materia prima da cucinare o, quando possibile, cibo già pronto da distribuire.

Nel medio termine puntiamo a una maggiore sensibilizzazione delle aziende: su questo fronte abbiamo già ottenuto molto negli anni, ma molto ancora si può fare. A volte sono le aziende stesse a fare da intermediarie per metterci in contatto con altri produttori. Restano, però, ancora molte le aziende che hanno quasi timore a contattarci, perché credono che la raccolta sia difficoltosa oppure che ammettere di avere eccedenze li possa mettere in cattiva luce. Nessuna di queste due cose però è vera: anzi, le eccedenze sono perfettamente fisiologiche e, in molti ambiti, inevitabili. È importante poterle recuperare e non disperderne il valore”.

Contrariamente a quanto si possa pensare, però, la lotta allo spreco alimentare non è una questione esclusivamente aziendale: uno studio recente condotto dal Politecnico di Milano in collaborazione con Banco Alimentare ha rivelato che quasi la metà dello spreco alimentare si genera in famiglia.

È importante educare e sensibilizzare i consumatori a una spesa oculata e a un menu pianificato, che eviti il deperimento dei cibi in casa, incentivare al recupero con ricette antispreco, educare al riconoscimento del cibo potenzialmente pericoloso e di quello commestibile. Non tutti, ad esempio, conoscono la differenza tra la dicitura “Data di scadenza” e “Consumare preferibilmente entro...”. Nel secondo caso, il cibo è ancora perfettamente commestibile a lungo dopo la data indicata, l’unico inconveniente potrebbe essere la perdita di qualche proprietà organolettica e nutrizionale”.

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Insieme a Banco Alimentare, quest’anno Coca-Cola donerà 3 milioni di pasti attraverso le strutture caritative convenzionate: in occasione del Natale Coca-Cola invita tutti a riscoprire l’importanza della condivisione, rivolgendo un grazie a coloro che sono solidali e attenti ai bisogni degli altri, e dà concretezza a questo messaggio attraverso la collaborazione con Banco Alimentare, che potrà recuperare oltre 1.500 tonnellate di alimenti e distribuire così 3 milioni di pasti alle persone in difficoltà.