Intervista al protagonista di #ilgustoatavola, la nuova web serie di Coca-Cola, in 6 puntate, online dal 12 maggio sul canale YouTube di Coca-Cola 

l mestiere dell’attore è una chiamata: si sogna da bambini, si coltiva studiando, si conquista con lo stress delle audizioni e, se si ottiene, solitamente si tiene stretto a qualsiasi costo. Per questo fa una certa impressione sentire un attore confessare che la sua carriera quarantennale è frutto di una casualità.

“Ho cominciato a crederci solo dopo vent’anni che recitavo e ancora oggi non mi reputo un vero attore”, dice Riccardo Rossi, comico, autore televisivo e veterano del palcoscenico.

Vista la propensione del suo autore alla battuta, la frase può suonare paradossale. Invece è solo il frutto di un racconto onesto della realtà. Rossi ha incontrato mille ostacoli sulla sua strada e nessun mentore. Viene da una normale famiglia romana la cui priorità era vederlo sistemato e indipendente. Nonostante i primi successi – sul grande schermo con il film College e sul piccolo nei panni di Mazzocchi, il cattivo del telefilm I Ragazzi della terza C – ha lavorato come fattorino e addetto stampa.

Questo l’ha fatto vacillare più volte, obbligandolo a deviazioni improbabili.

“Spesso sul set passavo più tempo con i tecnici che con gli altri attori”.

Ma gli ha anche consentito di avere una visione più ampia della professione, slegandolo dai confini classici e permettendogli di vestire nel tempo i panni di attore, regista, autore. E di apparire a teatro, ma anche in radio, in libreria, al cinema e in televisione. Rossi ha condotto il programma Nessundorma e i collegamenti esterni di Quelli che il calcio. Ha girato numerose pubblicità (“Ma mai quella della Coca-Cola, cosa che mi ha fatto rosicare parecchio perché ero un avido collezionista: ho ancora l’edizione speciale della bottiglietta uscita per il cinquantennale del 1977”). È stato autore di Fiorello e ha scritto varie commedie teatrali tra cui l’ultima intitolata “That’s Life”, spettacolo comico sulle goffaggini della vita che sta portando in giro per l’Italia in questi giorni.

“Mi definirei un anfitrione, un professionista dello spettacolo. Ma conosco i miei limiti: per questo nel mio primo film da regista mi sono contornato di attori veri”.

Rossi si riferisce a “La prima volta di mia figlia”, pellicola dell’anno scorso che ha diretto, oltre che scritto e interpretato. Un film che denota un’ottima capacità di osservazione dell’autore 52enne, scapolo e senza figli, che racconta la storia di un padre costretto a fare i conti con l’idea che la figlia adolescente stia per perdere la verginità.

“Ho molti amici con figli e la mia posizione esterna mi ha dato un certo vantaggio: riesco a capire il punto di vista dei genitori, perché siamo coetanei. Ma anche quello dei loro figli, visto che anch’io sono ancora solo un figlio”.

Pur rappresentando una parte marginale della sua carriera, la sua figura resta molto legata all’esperienza ne I ragazzi della terza C. Ai tempi, Rossi non si aspettava che il telefilm avrebbe avuto un successo così duraturo. “Ero solo contento di lavorare”. Col senno di poi, però, ne intuisce il motivo. “Gli anni della scuola sono un marchio che ci portiamo dentro tutti e questo rende l’esperienza universale”.

L’ironia resta la sua cifra distintiva. L’ha ereditata dal padre, unico in famiglia capace di tenergli testa insieme alla nonna, che Rossi ricorda come il vero vulcano di casa.

È lei che mi ha iniziato alla cucina. Sono sempre stato una buona forchetta e osservandola ho imparato molto. Ma all’inizio mangiavo di tutto, senza badare tanto alla qualità”.

La prima passione sono i piatti della tradizione romana come la pasta all’amatriciana, fatta con guanciale e pomodori freschi, “ma rigorosamente senza aglio, olio né cipolla”. Poi negli anni ha ampliato le sue preferenze.

“La svolta è arrivata quando un’amica mi ha portato una scatola di crumiri originali di Casal Monferrato. Ho cominciato a cogliere l’importanza di conoscere la storia dietro i prodotti. E a capire, ad esempio, la differenza fra Prosecco e Franciacorta”.

Questa conoscenza, unita alla spontaneità e alla simpatia, l’ha reso un giudice molto amato del programma di cucina Cuochi e Fiamme, a cui ha partecipato per quattro stagioni. Ma l’ha anche trasformato in un tiranno coi bottegai intorno a casa.

“Ormai obbligo il mio macellaio Annibale a comprare solo guanciale di Amatrice”, confessa ridendo. “E il salumiere a procurarmi il vero pecorino della Ciociaria, non quello romano ma fatto altrove che compravo prima…”