Sentir parlare di riciclo dell’alluminio fa subito pensare al semplice gesto di gettare le lattine delle bevande vuote all’interno dell’apposito bidone della raccolta differenziata. In realtà, il riciclo dell’alluminio è un universo molto più vasto nel quale l’Italia può essere considerata un esempio virtuoso.

Lungi dall’essere confinato soltanto nell’ambito della produzione di imballaggi di tipo alimentare, l’alluminio ci accompagna praticamente ovunque: è nell’orologio che ci fa da sveglia, nelle finestre che apriamo al mattino, nelle caffettiere e nei tegami che utilizziamo per preparare la colazione.

La maggior parte dei contenitori dei prodotti cosmetici che utilizziamo tutti i giorni sono custoditi nell’alluminio, materiale che ritroviamo anche nelle auto, nelle biciclette e nei treni con i quali andiamo a lavoro e nei computer che utilizziamo in ufficio.

Riciclare l’alluminio permette di ottenere la materia prima necessaria a realizzare prodotti di piccole dimensioni, ma anche opere ben più grandi, come elementi di design e d’arredo per interni ed esterni, fino a realizzazioni edili.

L'impatto economico del riciclo

Proprio grazie alla versatilità dell'alluminio, il riciclo di questo materiale, ha un impatto economico notevole: il cosiddetto alluminio riciclato, o alluminio secondario, abbatte i costi energetici del 95% rispetto alla produzione di alluminio ex novo, con un potenziale di risparmio ambientale in continuo rinnovamento.

La maggiore particolarità di questo materiale, infatti, è che può essere riciclato al 100% e per un numero infinito di volte, garantendo ogni volta un nuovo risparmio di acqua, energia e della bauxite, roccia sedimentaria che costituisce l’ingrediente primo per la fabbricazione dell’alluminio. Produrre alluminio da zero ha un costo energetico pari a 13 kWh/kg: se si moltiplica il tutto per i 103 milioni di tonnellate totali prodotte nel mondo ogni anno, 50 milioni di tonnellate di alluminio primario e 53 di alluminio secondario, emerge chiaramente l’importanza del riciclo.

Il riciclo dell'alluminio in Italia

Secondo i più recenti dati presentati dal CiAl, il Consorzio Imballaggi in Alluminio, nel nostro Paese tutto l’alluminio prodotto viene realizzato a partire da materiale riciclato.

Nel 2016 in Italia, riferisce il Consorzio, sono state recuperate 48.700 tonnellate di imballaggi in alluminio, pari al 73,2% dell’intero mercato, per un risparmio globale di energia pari a 159mila tonnellate equivalenti di petrolio e a un taglio delle emissioni di CO2 di 369mila tonnellate.

Un risultato corale, ottenuto grazie all’impegno di 6.741 comuni e 53,4 milioni di cittadini coinvolti nella raccolta differenziata dell’alluminio, mentre 166 piattaforme e 12 fonderie garantiscono la raccolta, il trattamento, il riciclo e il recupero dell’alluminio su tutto il territorio nazionale.

In piccola parte, l’alluminio fa da traino per altri comportamenti virtuosi: tranne in rarissimi casi, infatti, la raccolta dell’alluminio avviene sempre congiuntamente alla raccolta di imballaggi di altri materiali recuperabili.

Le prospettive di miglioramento

Un applauso, dunque, e una meritata stasi? Non proprio: se i risultati dal punto di vista quantitativo sono ottimi, non significa che non esista margine di miglioramento. Proprio per via di tutte le caratteristiche citate, l’alluminio ha tutte le carte in regola per diventare un materiale protagonista di un modello di economia circolare da diffondere in tutto il Paese.

Il modello virtuoso del riciclo dell’alluminio ha ancora margine di crescita, sviluppo e miglioramento e può diventare modello per le altre filiere, con lo scopo di diffondere la cultura e l’abitudine alle buone pratiche che possono trasformare l’economia circolare in realtà.