Alla presentazione di Ekocenter al Padiglione Coca-Cola in Expo 2015, Derk Hendriksen, General Manager Ekocenter, e la community dei Global Shapers - giovani under 30 di tutto il mondo che dedicano tempo e competenze a iniziative con un forte impatto sociale - hanno raccontato cosa significa oggi dare vita a progetti di impresa sociale.

Cosa accomuna il progetto Ekocenter di Coca-Cola e i Global Shapers? La convinzione che l’impresa sociale sia “l’unico vero modello di business possibile nel XXI secolo”. Selezionati dal World Economic Forum, i Global Shapers sono circa 3mila giovani, organizzati in hub nelle maggiori città del mondo. Volontari e autogestiti, fanno rete a livello internazionale e investono energia, tempo ed esperienza in progetti “imprenditoriali” con un forte impatto sociale.

Alla presentazione di Ekocenter al Padiglione Coca-Cola in Expo hanno raccontato come sono nati e come crescono alcuni di questi progetti fra i quali c’è "Powering Education", premiato nel 2014 nell’ambito del “Shaping a Better Future Grant Challenge” di Coca-Cola. Powering Education punta a favorire l’accesso all’istruzione nelle comunità rurali del Kenya come volano per un autentico sviluppo, anche economico.

In una tavola rotonda a più voci Derk Hendriksen, vice presidente Business Integration & General Manager Ekocenter, ha sottolineato l’affinità di fondo fra i progetti seguiti dai Global Shapers ed Ekocenter, che rappresenta una scommessa importante proprio perché ambisce alla stretta integrazione tra business e attività filantropica.

Ekocenter è un’impresa sociale economicamente autosostenibile, un modello di mercato modulare, esportabile e adattabile a Paesi differenti, che fornisce beni e servizi sociali alle comunità bisognose.

Si tratta di chioschi che forniscono acqua potabile e sicura, energia solare, servizi internet, oltre a vendere prodotti di prima necessità e bevande.

Ma, soprattutto, generano piccole imprese femminili, a beneficio di un’intera comunità locale. La gestione dei chioschi Ekocenter è, infatti, affidata a donne e ogni profitto è reinvestito per sostenerne i costi e aprirne altri.


Attualmente ne esistono 25 in 5 Paesi africani (Ghana, Ruanda, Tanzania, Kenya, Etiopia, Sud Africa) e uno in Vietnam.

L’obiettivo per il 2015 è di installarne altri 150 in questi stessi Paesi e per il 2016 anche in Asia e America Latina. Il progetto è, infatti, perfettamente in linea con l’idea di impresa sociale di Coca-Cola e con il suo modello di sostenibilità centrato su tre priorità, le tre W: Water (l’Acqua), Well being (salute e benessere psico-fisico), Women (donne). 

Ekocenter è promosso da Coca-Cola, con il supporto di partner privati, organizzazioni non governative e i governi in cui è presente “perché è impossibile operare da soli e perché Coca-Cola con Ekocenter si sente un leader “al servizio” delle comunità”, ha sottolineato Derk Hendriksen.

E sul sostegno alle comunità locali più bisognose puntano tutto anche i Global Shapers che in Italia fanno riferimento a cinque hub: a Milano, Torino, Roma, Genova e Venezia.

"Powering Education", premiato da Coca-Cola e seguito dall'hub di Roma e da quello di Nairobi, ha portato, come illustrato da Paola Sturla, alla diffusione di 300 lampade solari a studenti di 13 scuole in comunità rurali non raggiunte dalla rete elettrica dell'Amboseli, in Kenya. Le lampade a energia rinnovabile hanno sostituito quelle a kerosene, altamente inquinanti, facilitando l'accesso all'istruzione per centinaia di ragazzi attualmente costretti a chiudere i libri al tramonto. Si è creato così un circolo virtuoso che parte dall'istruzione primaria e fa da catalizzatore allo sviluppo d’intere regioni oggi “al buio”. I risultati emersi hanno, infatti, dimostrato uno stretto legame tra la diffusione di tecnologie sostenibili e l’accesso all’educazione, con un incremento del 17% delle ore di studio a casa, ed effetti benefici anche sull’economia domestica (un risparmio da parte delle famiglie del 10-15%).

Diva Tommei, membro del board dei Global Shapers, e Simone Surdi (Hub di Roma) hanno inoltre presentato il Foldscope (lett. microscopio piegabile), un innovativo esempio di “frugal science”, la ricerca scientifica che ripropone tecnologie già in uso a un basso costo di produzione, senza alterarne le caratteristiche salienti. Il Foldscope è un microscopio fatto di cartone, componibile come un origami, messo a punto dal Prof. Manu Prakash dell’Università di Stanford, del costo di 50 centesimi di euro. Utilizza l’elasticità della carta, microlenti sferiche e una batteria per luce LED a consumo ridotto come sorgente luminosa e permette ingrandimenti di oltre 2000x (subcellulari) e l’individuazione di batteri e quindi malattie infettive molto diffuse, come la malaria. Un’invenzione con un impatto molto significativo sia sulle economie emergenti (in tema di diagnosi e prevenzione) sia su quelle sviluppate (in tema di didattica nelle scuole).

I Global Shapers dell’hub di Torino hanno, infine, raccontato di Guardo oltre, un progetto per facilitare l’integrazione in Italia dei giovani migranti (minorenni o 20-24enni), per lo più provenienti dall’Africa del nord, offrendo loro l’opportunità di ambire alla professione che desiderano. Non solo cuochi, muratori, idraulici, professioni dignitosissime ma non sempre corrispondenti agli obiettivi dei giovani migranti. Attualmente avviato in due aree: in Sicilia - in un Centro di prima accoglienza a Priolo Gargallo - e in provincia di Torino - in un Centro di seconda accoglienza a Settimo - si propone di fornire una “formazione smart” che consenta l’inserimento professionale, a beneficio dell’individuo e delle comunità che lo accolgono.

Ai Global Shapers e a Ekocenter non si può che augurare di continuare a crescere e soprattutto generare piccole e grandi imprese sociali che portino a uno sviluppo autentico, economico e sociale!