Storytelling è la parola più inflazionata negli ultimi anni. Per alcuni tanto da essere un’arma di propaganda, per altri una tecnica neutra per migliorare l'efficacia della comunicazione e per altri ancora un espediente moderno per raccontare una “cosa che non c’è”.

La cosa di cui siamo certi è che storytelling è sulla bocca di tutti, tanto che anche durante la seconda giornata del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia non si parla d’altro.

Se ieri abbiamo visto quali sono le nuove forme di racconto, i linguaggi e tecnologie che stanno prendendo piede nel mondo della narrazione – aziendale e giornalistica – oggi facciamo un salto avanti e raccogliamo alcuni stimoli su come rendere un contenuto sorprendente/anticonvenzionale e in che modo utilizzarlo per ingaggiare le community.

Un taglio al passato

Nel costruire una storia, ci sono un paio di domande che ogni storyteller si deve fare:

·         Qual è l’obiettivo della mia storia?

·         Quale problema voglio aiutare a risolvere?

·         Chi è la mia audience?

·         Chi mi può aiutare ad arrivare alla mia audience?

·         Ho tutti gli strumenti di cui ho bisogno?

·         La mia audience ha tutto quello di cui ha bisogno per entrare nella mia storia?

IJF - Guida

Una volta chiariti questi punti, possiamo definire un flusso che, come visto ieri, deve parlare delle persone e parlare con le persone: più una storia ci tocca, più possibilità ci sono che ce la ricordiamo anche nei giorni successivi. E fare in modo che una storia resti nella testa (nel cuore e nella pancia) dei lettori, è oggigiorno la principale sfida delle aziende e degli editori. Quotidianamente siamo infatti esposti ad una miriade di contenuti, che consumiamo tramite smartphone, tablet, computer o carta stampata. Li consumiamo appena svegli controllando il thread delle notizie su Twitter, lo facciamo guardando cosa condividono i nostri amici su Facebook e colleghi su LinkedIn e, ancora prima di aver consumato il primo pasto della giornata, siamo già stati esposti a più di 50 contenuti diversi: quanti di questi ci restano in mente? Quanti ci torneranno utili?

I media (digitali in particolare) lavorano da sempre nella produzione di contenuti che siano “notiziabili” ed interessanti per il proprio pubblico, ma oggi il dictat è riuscire ad estendere la loro notiziabilità, scoprendo tutti i possibili e diversi storyangles, facendo rimbalzare la notizia tra i diversi canali e i diversi interlocutori coinvolti.

Distruptive story-sourcing

Per far sì che un contenuto sia notiziabile, non deve essere solo anticonvenzionale, ma deve anche attingere a fonti anticonvenzionali.

Il 10% delle storie che vengono raccontate proviene da informazioni presenti nel surface web, quelle indicizzate dai motori di ricerca più comuni e che diventano mainstream, alla portata di tutti gli utilizzatori del web. Se ci limitassimo a considerare queste pagine, ci limiteremmo a considerarne soltanto una parte, quella più visibile.

La realtà è che possiamo immaginare il web come costituito da diversi strati. Se il surface web è quello che sta sulla superficie, è evidente che quello che c’è sotto è anche più vasto.

È questo il deep web, ossia tutto ciò che i motori di ricerca non riescono a raggiungere: tutto ciò che si trova dietro a un firewall – le reti interne delle aziende, i siti protetti da password, i social network e via di seguito. Si stima che questa parte rappresenti circa l’80% dell’intero web. Sebbene spesso all'espressione deep web si associ la sensazione che si stia parlando di qualcosa di illegale, ciò non è vero: semplicemente, è qualcosa che resta nascosto alla prima occhiata.

IJF - deepweb

Una cosa diversa è il dark web, quell’ultimo 10% di siti non indicizzati dai normali motori di ricerca, ospitati su server anonimi e accessibili soltanto tramite mezzi che permettano di nascondere la propria identità. 

Il suggerimento degli esperti presenti al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia è uno: non fermarsi al surface web ed indagare nuove fonti informative per sviluppare diversi storyangles.

Qui le altre puntate:

Storytelling al Festival del Giornalismo di Perugia: dai contenuti alla redazione

La centralità delle community. Come riconoscerle, come gestirle, come coinvolgerle.

"Twitter deve diventare più Twitter". La piattaforma di microblogging compie 10 anni e si racconta al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

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