Secondo uno studio di Forrester Research, un video di un minuto ha la stessa efficacia comunicativa di circa 1,8 milioni di parole. Cisco stima che entro il 2019 la rete sarà attraversata da circa un milione di minuti di contenuti video al secondo, il 79% del traffico dati globale. E non è un caso che già oggi i contenuti più condivisi sui social media siano proprio quelli multimediali, video e fotografici.

Inizia con questi numeri la nostra settimana al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, l’evento che da 10 anni riunisce a Perugia giornalisti ed esperti di comunicazione da tutto il mondo per fare il punto sulla professione, indagare nuove opportunità e sfide, incontrare esperti del settore e scambiarsi interessanti spunti sul ruolo dei media nel raccontare il mondo.

Parlare di giornalismo al Festival di Perugia significa parlare di nuove forme di racconto, di linguaggi e tecnologie diverse. E significa parlare di storytelling, una delle più antiche arti di comunicazione.

Storytelling che permea tutte le modalità del racconto, da quello scritto a quello visivo, la nuova frontiera da presidiare. Da trenta secondi a pochi minuti, l’utilizzo delle immagini e dei video sta catturando l’interesse dei grandi network mondiali, che si stanno adattando a questo nuovo linguaggio e sfuttano immagini, gif, infografiche per raccontare cosa succede nel mondo.

Poche (ma buone) le indicazioni degli esperti per creare delle storie interessanti. Vediamone alcune:

Prima del “telling” il “listening”
Per poter raccontare una buona storia, bisogna ascoltare.  Per questo abbiamo sentito parlare di “storylistening” ancora prima di storytelling. Due parole apparentemente in antitesi, ma che in realtà sono le facce di una stessa medaglia: la parola “storytelling” è incentrata su chi racconta, mentre la parola “storylistening” è listener-centric, orientata cioè su chi ascolta. Parafrasando: nessuna storia esiste se qualcuno non vuole ascoltarla

IJF storylistening

Parlare delle persone, con le persone

Una storia di successo nasce dalle persone, per le persone. Un personaggio con cui identificarsi è ciò che serve all’ascoltatore per comprendere meglio la storia e connettersi con essa. Lo storyteller non è una figura neutrale, ma un attore stesso della storia, che si immerge in essa e ne racconta i dettagli con una visione a 360°, ricca di dettagli. I migliori narratori cercano nei loro ricordi ed esperienze di vita un modo per raccontare il loro messaggio.

Contenuti lunghi o brevi?

Non c’è una risposta giusta (sospiro di sollievo!). Alle storie che hanno bisogno di tempo, bisogna lasciare il giusto tempo (e spazio). Le discriminanti del successo in questo caso sono il destinatario e il mezzo che viene utilizzato: un video di due minuti può essere più efficace di un video di 10 se i contenuti sono veicolati nel modo adatto al mezzo e al destinatario.


Multipiattaforma

Le storie oltre a raccontare, devono “mostrare”. Chi legge una storia dovrebbe vedere immagini, sentirne il conflitto, essere coinvolto nella storia e non meramente esposto ad una serie di fatti. Raccontare infatti, non è più abbastanza: foto, illustrazioni, disegni, Gif e video devono essere parte integrante del racconto e aiutare lo sviluppo della storia. Ci hanno insegnato che ogni piattaforma social è nata con una sua peculiarità: c’è quello specializzato in immagini, quello che utilizza (poche) parole, e quello che si occupa di video. Ma quello che abbiamo imparato è che nella realtà c’è una forte necessità di far parlare queste piattaforme tra loro. E anche nella misurazione dei risultati dovremmo tenere in considerazione questo approccio multi-piattaforma.

IJF foto video gif

Pensa smart (phone)

Come abbiamo visto al World Mobile Congress, le risorse (sia hardware che software) per creare contenuti ed esperienze da mobile per i circa 4,7 miliardi di esseri umani che hanno accesso a una connessione telefonica mobile, sono diventate ancora più accessibili. Lo smartphone è la nostra cassetta degli attrezzi: con un telefono ci colleghiamo agli altri, troviamo i contenuti che ci interessano e li condividiamo sui nostri profili social. Pensare a delle storie che non possano essere raccontate e a disposizione di tutti, nel momento in cui ne hai bisogno, sarebbe follia pura. Per non parlare di Realtà Virtuale e Realtà Aumentata, strumenti indossabili e mobili, con SIM e connessi al cloud.

IJF toolbox

Ecco le nostre 5 "regole d’oro" per raccontare una storia:

  • La verità prima di tutto – partire dai fatti
  • Raccontate i dettagli
  • Coinvolgete la vostra audience
  • Segmentate la narrazione (ogni buona storia ha un inizio, uno svolgimento e una fine)
  • Colpite la testa, il cuore e la pancia 

IJF cuore testa pancia

Quali sono le vostre?

Nel prossimo articolo vi racconteremo dell'importanza dello storytelling nel mondo della comunicazione 3.0 e vi consiglieremo come scegliere e raccontare storie che interessino davvero il pubblico. 

 

Qui le altre puntate:

Si fa presto a dire storytelling. Come scegliere e raccontare storie che interessano davvero il nostro pubblico.

La centralità delle community. Come riconoscerle, come gestirle, come coinvolgerle.

"Twitter deve diventare più Twitter". La piattaforma di microblogging compie 10 anni e si racconta al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

Idee in movimento: comunicare lo sport tra saper fare, saper dire e saper scrivere.

Millennials e giornalismo: costruire la nuova generazione online.