Più che un difensore, un vero regista arretrato. Leonardo Bonucci, 29 anni appena compiuti, è uno dei pilastri della retroguardia Nazionale. Coca-Cola, Official Partner di UEFA EURO 2016TM, lo ha scelto come Ambassador d’eccezione per la campagna #tifiamoinsieme.

Fisico imponente, carattere grintoso e piedi precisi fanno del giocatore juventino uno dei difensori più forti d’Europa e una pedina fondamentale del mosaico azzurro come di quello bianconero, dove milita dal 2010. Tanto da meritare i complimenti di una star della panchina come Pep Guardiola, l’allenatore del Bayern Monaco che l’ha recentemente definito uno dei miei giocatori preferiti da sempre”. Complimenti ancor più meritati, vista la recente vittoria del quinto scudetto di seguito con la maglia della  Juventus. Un trionfo arrivato sull’onda di un record eccezionale di reti non subite, a cui Bonucci ha dato un contributo fondamentale.

È stato lo stesso Gigi (Buffon, ndr) a riconoscere un merito a ogni compagno di squadra”, fa notare Bonucci prima di correggerci quando proviamo a stuzzicare il suo orgoglio citando il ruolo primario della difesa nella conquista del campionato.

Credo che le vittorie della Juventus si fondino essenzialmente sull’organizzazione della squadra e non solo sulla difesa”, risponde con un distacco tutto sabaudo. “Poi è vero che in Italia vince chi subisce meno, ma la fase difensiva di una squadra si fa in 11 con l’attaccante che diventa il primo difensore. Così come la fase offensiva in cui sono determinanti e protagonisti anche i difensori”.

Indipendentemente dal merito dei singoli, al quinto scudetto di fila, è quasi lecito pensare che la vittoria sia diventata quasi un esercizio di routine per i suoi protagonisti. Non per Bonucci, però, che definisce l’ultima coppa come il “momento più alto della mia carriera” concedendoci un attimo di emotività e orgoglio.

“La consegna del trofeo e il suo sollevamento al cielo regalano sempre emozioni indescrivibili. E questa volta abbiamo vinto senza lasciare alibi ai nostri avversari. Ciò che ha compiuto il nostro gruppo è davvero qualcosa di straordinario. Recuperare 11 punti di distanza dalla vetta alla decima giornata di campionato e centrare 24 vittorie e un pareggio su 26 partite credo dissipino, ammesso che ce ne siano, qualunque dubbio sulla solidità di questo gruppo”.

Viene soprannominato  Beckenbonnie, grazie alla sua abilità di impostare il gioco e caricarsi di responsabilità da centrocampista, proprio come il mitico difensore tedesco “Kaiserfranz” Beckenbauer.

Questa sua capacità di trascinare la squadra, oltre che far muro contro gli attacchi avversari, deriva in parte da un passato speso a centrocampo. Alla Viterbese, dove si è formato, Bonucci giocava davanti alla difesa. Addirittura anche come prima punta. Poi il mister di allora intuì che per fare il salto di qualità doveva arretrarlo, facendo la sua fortuna.

“Nelle giovanili ho giocato da centrocampista ma la carriera l’ho costruita da difensore. Mi sento difensore, anche se forse un difensore atipico che non fonda tutto sulla fisicità, ma è dotato di piedi discreti e buona visione di gioco”.

Sul campo Bonucci è conosciuto per essere un atleta sempre pronto a battersi duramente contro gli avversari e a protestare per difendere la sua squadra. Ma fuori dal campo, il difensore viterbese è un uomo affabile che ama stare con i figli piccoli, la moglie Martina e gli amici di sempre.

Sono una persona normalissima, un papà che dedica molto tempo alla famiglia e che vive la dimensione domestica come un elemento rilassante in cui ritrovare le energie più profonde”.

Anche le radici hanno una grande importanza per il giocatore cresciuto nel centro storico di Viterbo, con i poster di Del Piero alle pareti. A ogni occasione buona torna dai genitori, che vivono ancora nella cittadina laziale. Ma nonostante questo legame affettivo, oggi non scambierebbe Torino con nessun altro posto. Secondo Bonucci, l’ex capitale sabauda è una città “a misura d’uomo, ideale per giocare a calcio” grazie alla presenza di una tifoseria appassionata quanto educata. Cosa che ben si adatta a una persona come lui che, alla ribalta dei media e della celebrità fuori dal campo, preferisce di gran lunga il contatto diretto con i tifosi, oggi facilitato dalla tecnologia e dai canali social, di cui è grande fruitore.

“Poter dialogare con i fan – sottolinea Bonucci – è una cosa magnifica. Ho un rapporto diretto con le persone che mi seguono e la gestione dei social in questo senso è fondamentale. A volte – conclude sorridendo – in quei contesti si riesce persino a esulare dalle solite domande sul calcio…”.