C’è stato un tempo in cui Amore era un capriccioso bambino alato, con il potere di “ammalare” donne e uomini malcapitati, che si trovavano inconsapevoli nel raggio d’azione delle sue frecce scoccate senza pensare mai alle conseguenze.

C’è stato un tempo in cui l’Amore era pervasivo di tutte le virtù, ed era forte tanto quanto platonico, immaginato, angelico.

C’è stato un tempo in cui il sentimento, la pulsione, lo struggimento, le gioia fuori controllo, il dolore per la lontananza vivevano esiliati al di fuori delle mura delle costruzioni sociali. Erranti e vagabondi senza fissa dimora, cercavano riparo nei cuori, nelle teste e nei corpi di tutti coloro che non riuscivano a impedir loro di abitarli, nonostante ciò costasse vergogna.

Perché in quel tempo, fidanzamenti, matrimoni, famiglie, venivano progettati, generati e tenuti in piedi da interessi che non riguardavano l’amarsi. Erano tempi difficili, pericolosi, instabili. Ed era già tanto restare vivi, e quindi di tempo e modo di scegliere non ce n’era granché.

Attraverso epoche, costruendo e distruggendo, unendo e disfando, l’essere umano si è però anche interrogato, si è guardato dentro, si è confrontato, ha fatto memoria, cercando di volta in volta di farsi una via, di aprire una strada, in cui tutti potessero camminare e procedere verso un destino comune, fatto di pace, di benessere, e di felicità.

Sono stati necessari molti passaggi, affinché si potesse, almeno da qualche parte su questa terra, non mettere più in discussione alcuni valori condivisi, senza i quali non è possibile immaginare nessuna possibilità di vaga realizzazione.

Il problema della storia umana, come di tutto ciò che appartiene alla realtà, è che è sempre molto complessa, variegata, frammentaria. Questa complessità il nostro cervello non riesce ad accettarla, e davanti al suo non capire cerca di rimuoverla. In questa vastità disomogenea che è la nostra vicenda evolutiva, ci sono stati tempi e luoghi in cui si è riconosciuto il diritto alla vita, il diritto a essere trattati con dignità sul lavoro, a essere uguali davanti alla legge, a studiare.

Ecco, questa evoluzione civile non è una linea dritta tirata su un foglio, perché anche di cose dritte, nella realtà, ce ne sono poche.

Quello che è stato necessario fare alle donne e agli uomini, una volta capito come farsi strada verso la felicità, è stato condividere questa via, moltiplicarla, espanderla il più possibile in diverse latitudini e longitudini, attraversando mari, muri, e confini. E allora si è scoperto che nulla in natura è nemico della felicita dell’essere umano come la volontà di un altro essere umano che glielo vuole impedire. Soprattutto in temi di uguaglianza, di diritto ad amare, e di autodeterminarsi per quello che si è. Perché l’esistenza stessa dipende esclusivamente dal concetto di diversità. A partire dalla biodiversità, senza la quale non sarei qui a scrivere, e nessuno potrebbe mai leggermi.

Oggi sappiamo che esistono molte forme di intelligenza: logico-matematica, affettiva, spaziale, musicale… Ma sbaglieremmo a pensare all’intelligenza solo come una facoltà individuale. La natura stessa ci insegna che la forza imbattibile della vita, in tutte le sue forme, è la capacità di cooperare, unirsi, sostenersi, ed accogliere ciò che ci è diverso. Insomma, l’elasticità del cuore.

Ecco a cosa serve l’amore. Ecco la via per la propria felicità.

Il problema è che la sensibilità, la consapevolezza e la duttilità sono conquiste evolutive non ancora così presenti nei nostri marcatori genetici, per cui tocca ancora instillarli attraverso l’esempio, l’insegnamento, il dialogo.

Ma se vogliamo continuare a esistere e soprattutto a evolverci è impensabile che qualunque nostro simile non arrivi a possederne almeno i rudimenti, altrimenti rischia di far rallentare tutti gli altri miliardi di umani nella corsa al futuro.

Ecco perché ognuno di noi deve fare la sua parte. Ecco perché è importante scendere in piazza ed esserci. Per testimoniare, raccontare e rivendicare l’amore come forza che unisce, che fa superare le barriere, che esalta le diversità tenendole tutte assieme soprattutto nei confronti di chi, consapevole o ignaro, pratica l’ormai superata discriminazione, l’odio verso l’altro, il bullismo, l’omofobia.

È importante che tutti ci mettano la faccia, così come è importante che le aziende ci mettano la loro, di faccia, che poi è il loro brand. Perché dai tempi in cui stavamo sugli alberi, siamo esseri che imparano per imitazione. E si avvicinano nuovi tempi, in cui questa inclusività non sarà più solo declinata per una categoria umana.

Perché, non lo scordiamo, ci sono ancora paesi in cui le donne si vergognano di desiderare di lavorare e realizzarsi; ci sono paesi in cui anche solo il dichiararsi gay corrisponde ad essere condannati a morte, e ci sono paesi in cui se anche la legge prevede uguaglianza, matrimoni, adozioni, per strada puoi ancora venire insultato o aggredito se ti baci con un umano del tuo stesso sesso.

È importante che la parola “orgoglio” sia associata alla fierezza di essere quello che si è, nella propria specifica unicità, che è il seme che se sotterrato, innaffiato e protetto, darà i suoi frutti. La nostra specifica unicità è il punto di partenza di ciascuno per svilupparsi, espandersi, sbocciare in quello specialissimo frutto senza il quale il giardino in cui viviamo sarebbe incompleto.

È importante scendere in piazza perché ognuno si senta non soltanto libero, ma tutelato e soprattutto incoraggiato a crescere e portare molto frutto.

E questo lo sapevano benissimo già gli antichi. D’altra parte l’antichissima parola paradiso deriva dal persiano pardes, che significa “frutteto”.

Buon Pride a tutte e tutti.

 

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Diego Passoni

Inizia la sua carriera approdando a Gay.tv. Nel 2001 avviene il suo incontro con La Pina che darà il via al loro storico sodalizio che li porterà dal 2004 alla conduzione del programma Pinocchio su Radio Deejay. Ha partecipato e condotto diversi programmi tv e ha appena scritto il suo primo libro. Per Coca-Cola sarà uno degli ambassador del Milano Pride 2019.