È un italiano il più grande collezionista di lattine Coca-Cola al mondo

Se fossero allineate tutte insieme, formerebbero una parete alta 3 metri e lunga 30. Per questo non sorprende che il giudice del Guinness dei Primati abbia impiegato due giorni interi per catalogare le 10.558 lattine raccolte da Davide Andreani e assegnargli il titolo di detentore della più grande collezione al mondo di “soft drink cans”.
“È stata una bella soddisfazione, ma non ci si può mai fermare”, dice Andreani dalla sua casa di Pesaro.
Ogni giorno questo quarantenne esperto d’informatica dedica un paio d’ore alla sua passione per le lattine di Coca-Cola: scambia informazioni, si aggiorna sulle nuove uscite e programma compravendite. È diventato ormai un esperto e riceve decine di richieste la settimana. Le lattine più rare possono costare anche 1.000 euro, come ad esempio le “diamonds giapponesi”, con il famoso logo rosso stampato dentro un rombo bianco simile a quello del seme di quadri delle carte, che in inglese si dice, appunto, diamonds. Ma Davide riesce ormai a spendere poco, gestendo abilmente la sua collezione e compensando gli acquisti di pezzi nuovi con la vendita di altri acquisiti in passato. Ha cominciato a collezionare lattine di Coca-Cola quando aveva 13 anni. Fu il padre a ispirarlo, portandogli dall’estero alcune lattine particolari della bevanda di Atlanta.
“Coca Cola è un’icona talmente globale”, spiega Davide. “E poi c’è quell’alone di mistero sulla sua creazione, con la ricetta tenuta segreta ancora oggi. Ero già affascinato, ma è stato grazie a mio padre che ho cominciato a collezionare lattine”.
All’inizio questo significa fare ricerche in negozi e supermercati del pesarese, andare per mercatini dell’usato o scrivere lettere e aspettare settimane per avere una risposta. Poi arriva internet e le opportunità si moltiplicano. Oggi Davide ha un giro di contatti di oltre 1.000 appassionati sparsi per il mondo e riesce a recuperare pezzi una volta introvabili. Nonostante questo, esistono ancora lattine che gli sfuggono, come quella messicana dei Mondiali del ’82.
“Mi è capitato anche di sognarla la notte”, confessa. “Sono stato sul punto di comprarla più volte, ma mi è sempre sfuggita”.
A volte occorre fare attenzione. Perché c’è anche chi tenta di sfruttare l’entusiasmo dei collezionisti producendo falsi, con lattine mai realmente esistite spacciate per pezzi rari. Recentemente c’è stato il caso di un argentino che ha ingannato diverse persone vendendo un’edizione di Coca-Cola con i personaggi dei Simpson.
“Bisogna conoscere il mercato e sapere cosa si sta comprando e da chi”, avverte Andreani.
La sua collezione cresce al ritmo di 500 pezzi l’anno. Dall’assegnazione del Guinness, ha avuto un’ulteriore impennata e, poco più di un anno dopo, vanta oltre 12.000 esemplari.
Allo stesso tempo, però, questo sta diventando anche un limite. Una stanza del suo appartamento – soprannominata Coca-Colandia – è già completamente rivestita di lattine dal pavimento al soffitto, con teche e scaffali fatti su misura. Ma non è abbastanza. Oltre metà della collezione è stipata in un garage, perfettamente ordinata in scatoloni.
Un tempo le lattine erano create solo in alcuni Stati e poi esportate nel resto del mondo. Oggi sono sempre di più i paesi che vantano una propria linea di produzione e continuano a uscire edizioni nuove di lattine. Per celebrare un’occasione, lanciare una campagna o commemorare un avvenimento. Una delle lattine più rare della collezione di Andreani è stata prodotta nel 1996 in pochi esemplari per festeggiare l’apertura di un impianto d’imbottigliamento in Sudafrica. Un’altra è stata creata per il matrimonio di un tailandese innamorato della Coca-Cola e usata come bomboniera, con l’effige degli sposi stampata sull’alluminio.
La forza della collezione di Andreani non sta solo nella quantità, ma anche nella qualità. Le lattine sono raccolte sempre vuote, per una questione di praticità, ma quelle più preziose sono svuotate praticando due buchi sul fondo, evitando di aprire la linguetta superiore per non rovinare l’estetica. Davide possiede esemplari rari come le primissime lattine prodotte negli Stati Uniti negli anni Cinquanta, lattine in plastica fabbricate negli anni Ottanta e persino prototipi di bottiglie fatte in alluminio, mai andate in produzione. Oggi, però, è difficile stare dietro a tutti i mercati contemporaneamente. Al punto che il recordman sta valutando se abbandonare la collezione di lattine nuove per concentrarsi su quelle del passato.
“Acquistare pezzi vecchi dà più soddisfazione. Per scovarli occorre ricercare e confrontarsi con altri esperti. E quando parlo di Coca-Cola sono felice”.